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Le BiELLE RECENSIONI
La Camera Migliore: "Cari miei"

Scommettiamo sulla Camera Migliore? Scommessa vincente
di Leon Ravasi

E’ uno dei progetti che esce dalla prolifica fucina di Carmen Consoli. E, come quello dei Lautari, è un ottimo progetto. Se in alcuni momenti i confini che i territori della popular music sono molto stretti, complessivamente il disco vola alto sopra le distinzioni di generi e si qualifica come autonomamente valido. La Camera Migliore si forma nella provincia fiorentina con un organico a cinque, caratterizzato dalla presenza alla voce di Georgia Costanzo, personaggio carismatico e ricco di fascino, a cui si associano Francesco Fanciullacci e Marco Balducci, entrambi alla chitarra e voce, Matteo Giannetti al basso e Davide Miano alla batteria.

L’insieme, nonostante l’organico spietatamente rock, produce un pastiche musical-testuale che deve altrettanto ai Matia Bazar’s quanto ai Radiohead, tutto filtrato attraverso una sensibilità morbidamente decadente, dove il richiamo più immediato può portare fino ai confini dei Baustelle, coi quali la Camera migliore condivide sia la regione di partenza, sia il penchant letterario dell’impostazione dei testi, sia un’etica musicale non necessariamente contemporanea, ma proiettata prospetticamente all’indietro.

Georgia Costanzo è indubbiamente il punto in più della band toscana. Voce suggestiva e ammaliante, sensuale ed acerba, assolutamente affascinante è anche autrice di quasi tutti i testi del gruppo. Il suo stile canoro ricorda Margo Timmins dei Cowboy Junkies, che abbia subito l'influenza di Carmen Consoli. Per la "cantantessa" la Camera Migliore ha aperto i concerti del tour estivo 2003, lo stesso anno in cui è uscito il loro disco d’esordio, omonimo, come quasi tutti gli esodi. L’aplomb rock del quintetto fiorentino viene mitigato in “Cari miei” dal mandolino di Puccio Castrogiovanni dei Lautari (altro gruppo delle “scuderie Consoli”) e da un quartetto d’archi presente in tre canzoni, oltre a un solitario clarinetto.

Ne esce comunque una musica morbida e rilassata, su cui bene può appoggiarsi la voce di Georgia che percorre i crinali dei paesaggi musicali con la stessa energia trattenuta della brezza che accarezza le cime degli alberi di un paesaggio di colline toscane. “Il fannullone” è il singolo dichiarato. Brano acchiappascolti, solo all’apparenza facile, sempre che scrivere “canzoni facili” sia un danno e non un pregio. Come tutti gli altri “personaggi” costruiti dalla Camera e dalla penna di Georgia, il fannullone ha una sua esistenza autonoma, lontana anni luce dalla “fannullonaggine” deandreiana. Quello che là era esistenziale (“senza pretesa di voler strafare / io dormo al giorno 14 ore / anche per questo nel mio rione / godo la fama di fannullone / ma non si sdegni la brava gente / se nella vita non riesco a far niente”), diviene qua introversione ai confini dell’autismo. Questo fannullone abiterebbe il girone degli ignavi, non dei depravati come quello di De André, ma in questa inattività sta tutto il personaggio d’oggi: l’Oblomov para-televisivo.

Una delizia è “Bordeaux”, un colore , un vino, una città? Una canzone (ma prestate attenzione all'uso dei colori della Camera Migliore!). Una fiaba con tanto di regina e una bambina che verrà a prendersi la sua felicità. Il re, anzi “Un re” sta nella canzone successiva, seconda tavola di una favola che continua e che percorre stilemi classici da fiaba russa, su una melodia jazzata. “Il condominio” è invece rock, ma è favolisticamente dipinto a sua vol:ta, con un tetto che vola via e un robot da presentare a tutti i vicini. “Franz” è il capitolo successivo: Re e Regina li abbiamo già visti, ora è il turno delle guardie. L’importante è non interrompere la fiaba! Canzone in punta di dita, da sussurrare soltanto. Gentilmente infantile. “Oggi è domenica” è invece una delizia acustica di scuola americana. L’orchestrazione piena e le armonie vocali riportano echi di west coast. E’ domenica e le figurine di carta del circo de La camera migliore si prendono una piccola pausa di dolcezza.

“Mancano i colpi” è invece suadente e pacata. Forse un poco triste. Più che altro pensosa (“Non ho brillanti idee / Idee … brillanti idee”). “La verità che adesso tace” è poco più che un increspatura che appena appena vellica la membrana del woofer: “Prima o poi passa / intanto riposa e non pensare / quel che è a fare va fatto / e quello che è stato è”. Ma il gioiellino ha anche una morale da proporre sottovoce: “prima o poi canta / prima o poi cambia / prima o poi passa”.

Da incorniciare anche “Tito” una delle tre canzoni che si appoggia sul bel gioco del tappeto d’archi, dove il tiranno tratteggiato, immagino sia il padrone del cuore della protagonista che passa il giorno a sperare “nel mattino in cui verrai”. “Testa d’aglio” presenta la voce filtrata di Georgia che dialoga con se stessa. Canzone costruita su più piani, anche musicali, molto “trattata”, con effetti, voci e rumori di sottofondo, ma il fascino si costruisce anche così. E l’attenzione non deflette nemmeno a fine disco. “Le scarpe dell’orco” presenta una variazione notevole: la prima sensazione è che il disco sia finito e il lettore sia passato al cd successivo. Intanto non canta Georgia, ma Marco Balducci che ne è anche l’autore unico. Il clima di fondo i realtà è sempre lo stesso. Passato lo sbalestramento momentaneo, il brano risulta in linea coi precedenti: dopo Re, Regina e Guardie è l’ora dell’Orco.

Siamo all’epilogo con “I cuochi” che peraltro inizia con la frase “e ora, cari miei” che riprende il titolo dell’intero album. Ambizioso e sinfonico finale che rimanda verso atmosfere prog-rock alla Moody Blues, su cui può dilungarsi anche la lunga coda finale che prende nome e struttura di un’altra canzone, la strumentale e rumoristica “Cari miei” con cui si chiude il disco.

Abbiamo lasciato fuori, volontariamente, l’iniziale “Panico”, perché alla prima canzone, in realtà, se ci si pensa, è affidato sempre un compito spropositato. Metti un disco nuovo di un gruppo sconosciuto nel lettore. Se non ti piace il primo brano è facile che non si vada oltre. Quindi “Panico” deve funzionare da rompighiaccio. C’è chi, come Max Manfredi, non accetta questo discorso e riesce ad aprire “L’intagliatore di santi” con la raggelante e meravigliosa “Freddo”, vero invito a spegnere il lettore per gli ascoltatori non avvertiti dell’unicità e della grandezza di Max. La Camera Migliore invece fa cosa buona e giusta ad aprire con “Panico” che, anche se non è il pezzo migliore del disco, contiene tutte le buone qualità che si dispiegheranno da lì in poi. Ottimo biglietto da visita, grande disco, ottima voce e musiche sinuose, storie da ascoltare e personaggi che si formeranno di sicuro. Scommettiamo sulla Camera Migliore?


La Camera Migliore
"Cari miei"

Due Parole / Edel - 2006
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 09-07-2006

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