| Quo
vadis, Grazia?
di
Giorgio
Maimone
E’
difficile non cedere alla tentazione.
Scrivi un libro di successo (“Quo vadis, baby”), inventi
un bel personaggio, il cinema se ne accorge e se ne appropria (e
non con una firma qualunque, ma con quella di un premio Oscar come
Gabriele Salvatores) , Sandrone Dazieri ti apre le porte di un grande
casa editrice e di una collana apposita per i noir (guarda caso,
Colorado Noir, collegata alla Colorado Film di Salvatores, ma di
proprietà del gruppo Mondadori), stanti tutti questi presupposti
come puoi dire di no? Un attimo, non te ne accorgi neanche ... e
il tuo personaggio è diventato seriale. Pronto per una bella
fiction di qualche puntata in televisione (ci scommettiamo?).
Eppure Grazia Verasani è brava, il suo personaggio è
concerto e interessante, le sue capacità potrebbero spingerla
oltre la riproposizione pigra di situazioni, giochi di parole, atteggiamenti
caratteriali già sfruttati. Si può schiacciare l’occhio
al lettore anche in altri modi, quando si è capaci di scrivere.
E Grazia non solo è capace, ma è brava! Però,
come dicevamo prima, la tentazione è troppo forte.
E poi,
quando si è trovato un bel personaggio e il suo gradevole
brodo di coltura, quando lo si è visto crescere fino a diventare
immagine in movimento in un film, quando tramite questo tutti hanno
riconosciuto la tua bravura (che, prima, per anni, è stata
appannaggio di pochi, troppo pochi) insomma a quel personaggio ti
affezioni e tu stessa, scrittrice, hai voglia di sapere che cosa
gli accadrà, a quali avventure o disavventure andrà
incontro, come si comporterà alle prese con i casi della
vita. Le peculiarità di Giorgia Cantini (e di Grazia Verasani.
Credo che i link tra autore e personaggio siano massicci) sono tante:
è un’investigatrice donna, detective privata che lavora
in un’agenzia aperta col padre, si occupa di “piccole
cose”, tradimenti, sparizioni, piccoli spionaggi o intercettazioni,
perché le “grandi cose” sono giù successe
dentro di lei: una madre che è morta, bellissima, lasciandoti
(-vi, vale anche per il padre) sola e piccola, una sorella molto
amata e partita per fare l’attrice a Roma che si è
uccisa.
Non sveliamo niente, tutto questo è la trama di fondo di
“Quo vadis, Baby”, il primo libro con l’investigatrice
Giorgia Cantini. Nel secondo ritroviamo tutto, come è d’obbligo,
compresi piccoli riassunti delle “puntate precedenti”:
gli stessi personaggi secondari che si definiscono meglio, gli stessi
locali, lo stesso appartamento della protagonista, sempre Bologna
come fondale importante della narrazioni. Non manca nulla per cadere
nella retorica e nella serialità, eppure anche questo secondo
libro sta in piedi da solo. Anche senza il primo. Anche senza il
film che ne è stato tratto.
A conferma dei talenti non piccoli di Grazia Verasani che, oltre
che scrittrice, è poetessa, cantautrice di valore (ha vinto
il Premio
Recanati nel ’95), personaggio interessante sotto molti
punti di vista, compreso quello dell’avvenenza estetica che
avrebbe fatto di lei una perfetta Giorgia Cantini cinematografica.
La trama del romanzo è piuttosto semplice, ma non è
nel plot giallo che stanno i principali pregi di “Velocemente
da nessuna parte”. Una donna sparisce, faceva la puttana d’alto
bordo, lascia un bambino, una famiglia d’origine molto complicata
e un’amica in ambasce. Con un lento lavoro di ricostruzione
che passa attraverso la lettura delle poesie della donna sparita,
i suoi gusti musicali (il titolo stesso del libro è la traduzione
di una canzone degli Smiths, “Nowhere fast”) e tanti
incontri con il figlio bambino di 10-11 anni, la mamma e il nonno,
Giorgia riesce a ricostruire la trama.
Ma, come nei migliori racconti di Sandrone
Dazieri, il piacere del libro è altrove: è nell’atmosfera
spessa che si respira attorno ai personaggi, nel caldo della Bologna
estiva, nella scelta di una donna piacente di 40 anni che sceglie
di vivere da sola, nel rimpianto e nella malinconia per gli anni
passati (“formidabili quegli anni”, direbbe Mario Capanna)
e nel non voler cedere a un ritorno nella “normalità”,
all’imborghesimento, perché ci è impedito anche
da tutta la storia pregressa. Sono questi, narrati con voce calma,
lievemente speziata di ironia, gli elementi che ci fanno amare questo
libro amaro eppure caldo, triste ma mai disperato. E nemmeno rassegnato.
Giorgia Cantini sarà forse una “reduce” (da che?
Dal ’77? Dagli anni della “movida” bolognese?
Dai suoi vent’anni? Non si capisce, ma non importa), ma non
è spezzata. E’ una donna “vertical”, con
una sua morale e una sua dignità, che fugge dall’amore
eppure lo cerca eppure lo fugge, in un gioco di elastici incrociati
destinato a non aver fine. “La tossicità dell’amore
comincia sempre così: incontri qualcuno, ci vai a letto,
e in quattro e quattr’otto sei già pronta a chiamare
il sesso in un altro modo. Come se bastasse un organo in un altro
per costruirci sopra un romanzo. Come se non potessimo resistere
alla tentazione di arredare il silenzio con la vacua mobilia delle
parole”. Diventerà forse un personaggio seriale la
nostra detective Cantini, con un occhio a Raymond Chandler e l’altro
al giallo italiano? Pazienza, ce ne faremo una ragione: e sarà
uno dei personaggi seriali dei gialli che ci piacerà di più.
Grazia Verasani
“Velocemente da nessuna parte”
pag.223 - Euro 15,00
Colorado Noir
Finito di stampare nel dicembre 2005
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 02-07-2006
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