| Dieci
canzoni per penetrare nel modo poetico di cinque cantautori
di
Giorgio
Maimone
Coraggio
è quello che ci vuole per fare un libro del genere. Coraggio
e una passione quasi maniacale per le canzoni. Paolo Talanca ha
sia coraggio che passione. E una bella dose di incoscienza. L'approccio
è originale: anziché analizzare il corpus, l'opera
di un autore, si scende (o si sale, questione di prospettiva) a
parlare delle singole canzoni, trattando in questo i cantautori
esattamente come i poeti, ma col rischio implicito, a volte, di
considerarli "solo" poeti e non cantautori.
Ciò detto, il lavoro è fatto con assoluta perizia
e ricchezza di particolari ed esamina, in tappe successive, il lavoro
di Claudio Baglioni (!), Francesco
De Gregori, Roberto Vecchioni, Giorgio Gaber e Francesco
Guccini. Di Baglioni viene esaminato il testo di "Io
dal mare" dall'album "Oltre"
e "Mille giorni di te e di me",
ancora da "Oltre". Per De Gregori sono oggetto di indagine
"Rimmel" dall'album omonimo,
e "La leva calcistica della classe '68"
da "Titanic". Con Vecchioni passiamo
da "Euridice" su "Blumun"
a "La bellezza" da "Lanciatore
di coltelli". Per Giorgio Gaber vengono invece analizzate
nel dettaglio "Far finta di esser sani" da
disco e spettacolo omonimo e "Il dilemma"
da "Pressione bassa". Infine Francesco
Guccini offre il destro alla critica per "Autunno"
da "Stagioni" e "Vedi
cara" da "Due anni dopo"
(ma in realtà di spazia anche altrove).
Le motivazioni delle scelte, assolutamente personali, come tutte
le scelte, sono spiegate dall'autore in una breve introduzione al
volume. DOve viene raccontato che la metrica delle canzoni può
essere interessante, ma lo è meno se non è stata considerata
dall'autore. Ovviamente lo scopo non è quello di essere esaustivo
(si analizzano in fondo solo dieci canzoni e nemmeno delle più
significative né nel panorama cantautorale globale, né
in quello personagli degli artisti considerati. Talanca però
parte da un principio giusto, quello che spesso viene dimenticato
da chi si occupa di canzoni, ossia non fare "gossip" con
questi testi, ma seguire un "filo, spessos troppo sottile,
della ricostruzione tematica della parola cantata ... analizzando
quelle opere che mi consentissero maggiore possibilità di
movimento".
Obiettivo tendenzialmente raggiunto. Il gioco a volte riesce meglio,
a volte no. E, come era facile immaginare, riesce peggio con De
Gregori, autore che, di suo, si ribella a qualsiasi logica classificatoria
o interpretativa, quello che ha addirittura messo in canzone che
"Non c'è niente da capire". Lungo le strade di
Rimmel, ma sopratutto di "La leva calcistica della classe '68"
Paolo Talanca si arrampica con la stessa fatica di Francesco Moser,
quando invece, lanciato sul passo, a cronometro, nel corpo a corpo
con Vecchioni, ad esempio, fa valere al meglio la sua classe e il
suo spunto.
Prendere "Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore"
e basandosi su quel "della classe '68" lanciarsi in un'ardita
metafora su un possibile messaggio generazionale, non convince.
E' qualcosa che potrebbe fare forse Antonello Venditti, banale fino
al didascalico, ma mai un Francesco De Gregori!
Che se anche utilizza la metafora la ammanta di talmente tante sovrastrutture
da renderla irriconoscibile ("Buonanotte fiorellino" è
una candida canzone d'amore o altro?) oppure la svela fino a renderla
del tutto evidente ("La ballata dell'uomo ragno"). E poi,
nel volere sempre ricondurre un autore a un poeta noto si corre
il rischio di "immiserire" il lavoro del cantautore stesso,
in quanto creatore di immagini e di situazioni. E' vero, c'è
un che di Pasoliniano in "La leva calcistica", ma non
è un tributo, è piuttosto consonanza, come "Per
le strade di Roma" può richiamare "Caro Diario"
di Moretti, ma ognuno va per la sua strada.
Si diceva prima che il gioco riesce meglio con quegli autori che,
invece, ai poeti si sono ispirati, dichiaratamente o meno: i due
"professori", Vecchioni e Guccini. Vecchioni in modo assolutamente
palese. "Euridice" è fatta a ricalco sul mito greco
e "La bellezza" si ispira a "Morte a
Venezia" di Thomas Mann (ma
non al film di Luchino Visconti!). Però, anche qui, il passo
più interessante, quello che semina il dubbio, è una
opportuna citazione di Paolo Jachia, inserita nel
saggio: "Il canzoniere vecchioniano nomina ... personaggi
storici e immaginari, scrittori e poeti quali Dante, Saffo, Pessoa,
Penna ecc., senza che la loro presenza possa spostare la nostra
attenzione del solo "vero" personaggio, Vecchioni medesimo,
che resta sempre, oltre che l'artefice, il protagonista della canzone".
Vero, verissimo, troppo vero. Tanto da far sorgere il dubbio, non
so se voluto da Paolo e suggerito tra le righe o solo immaginato
da me. E se lo sposatissimo Vecchioni, in questo modo traslato,
ci facesse partecipe di una sua passione al giovanile? Per una ragazzina,
intendo. Ammantata sotto la forma del mito, la canzone può
passare. E chi ha orecchi per intendere, intenda. D'altra parte
anche "Dolcenera" di De André
solo in superficie parla di un tradimento "non colto",
ma forse solo non "cognito".
Divagavo. E così facendo mangiavo spazio al bel libro di
Paolo. Vero piacere è poi buttarsi a "studiare"
Guccini e scoprire rimandi assolutamente manifesti, anzi citazioni
vere e proprie, ma non segnalate di Montale in
"Van Loon" (ma anche "Canzone quasi d'amore), di
Gozzano (oltre che ne "La collina" anche
in "Autunno" dove compare anche il termine "crepuscolare").
Quasi una serie di "rimandi colti" per amici, come ama
infiorire Eco i suoi racconti, ma come anche ha fatto Benigni ne
"La tigre nella neve".
Ampia e informata l'analisi su Giorgio Gaber, dove
si esce dal discorso sul solo testo per esaminare lo spettacolo
e il rapporto, più che con i poeti, è con gli scritti
di Cooper e Laing sull'antipsichiatria. Da applausi le otto pagine
dedicate alla disamina del "Dilemma".
Non dico nulla invece su Baglioni perché nulla so dei due
brani proposti. In coppa al libro, come prefazione, una paginetta
di Andrea Sanfilippo, cantautore e saggista (suo un libro su Guccini),
da leggersi tenendo il vocabolario a portata di mano. Astruso? Sarebbe
già un complimento ...
Paolo Talanca
"Immagini e poesia nei cantautori contemporanei"
Bastogi - Pag 105 - Euro 10,00
Finito di stampare nel gennaio 2006
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 03-07-2006
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