| Se
si parla di Paolo Conte ... è meglio che lo faccia lui in
prima persona
di
Giorgio
Maimone
E'
difficile essere soddisfatti dei libri della serie "Parole
e canzoni" pubblicati da Einaudi. Al di là del dubbio
grosso che Claudio Baglioni possa stare nella stessa collana di
De Gregori, Jannacci, De André, Guccini, Paolo Conte, Vecchioni,
in questi lavori c'è sempre qualcosa che non funziona, che
non gira per il verso giusto, che stona. Dai testi di Jannacci scritti
da chi non conosce il milanese, al libro su De André miserrimo
di indicazioni e considerazioni su una grande figura della nostra
storia musicale, a quello su De Gregori inconsistente. In questo
caso però, la soddisfazione ci coglie. Il libro è
bello, molto ben documentato e ricco di preziose indicazioni a cura
dello stesso Conte che spiega la genesi e lo scopo delle singole
canzoni e il vhs allegato riporta una lunga intervista del sempre
tappetoso Mollica a un Conte vivace e in forma, oltre a un concerto
dal vivo e una clip di "Happy feet".
Ma qui parliamo solo del libro, che è un libretto snello
di 122 pagine e non propone tutte le canzone di Paolo Conte, ma
solo quelle che lui ha scelto di commentare nel corso di una trasmissione
radiofonica (che malauguramente non ho avuto la fortuna di ascoltare),
ossia "Alle otto della sera", andata in onda su Radio
Due Rai nel 2002. Le canzoni che sono state commentate erano state
scelte dai redattori della trasmissione (e questo spiega i criteri
di esclusione ed inclusione).
Comunque, state tranquilli, cene sono tante e ci sono quasi tutte
quelle note (ovviamente escluso "Elegia" che è
uscito dopo). Volete saperne di più su "Bartali"?
C'è. Su "Boogie"? C'è.Su "Genova per
noi"? C'è anche lei. E ci sono pure Aguaplano, Sotto
le stelle di jazz, Gelato al Limon. Blue Tangos, Hemingway, La topolino
amaranto, Happy feet, Max, Uomo Camion. Messico e nuvole, Via con
me, Come di, Onda su onda e perfino i brani di Razmataz! A naso
l'assenza che più mi dispiace è "Come
mi vuoi" ("Dammi un sandwiche un po' di indecenza
/ e una musica turca anche lei / metti forte che riempia la stanza
/ di incantesimi di spari e petardi / Eh ...Come mi vuoi").
Per il resto, cosa si può volere di meglio? Le canzoni
commentate dall'autore stesso e, una volta tanto, da un autore non
reticente. Paolo Conte parla, racconta, spiega. Niente a che vedere
con l'afasia di De Gregori o con la cattiva volontà di Fabrizio
De André. Si arriva anche al dettaglio di sapere chi era
Max ... "Max è un personaggio che, quando l'ho delineato
con pochi tratti, non sapevo bene chi fosse, se non vagamente: lo
vedevo come un amico che faceva un mestiere pericoloso, poteva essere
un pilota d'aerei o di macchine da corsa, o un domatore. Sapevo
solo nella mia imamginazione che era una bella persona, molto alta,
con le spalle larghe. Con queste sensazioni ho inciso il disco.
Due mesi dopo sono andato in tournée in Canada, dove ho voluto
conoscere i veri abitatori indigeni di quelle terre, cioè
i pellirosse.Sono stato presentato al capo degli Huroni, il quale
era alto due metri, aveva le spalle larghe così e si chiamava
Max".
Per ogni canzone quindi è indicata da dove viene l'ispirazione,
perché sono state scelte quelle parole e non altre, e cosa
si voleva rappresentare. Non credo si possa chiedere di più
a un libro sulle canzoni di un autore. Corredano il tutto la solita
presentazione inutile del Mollicone, due begli intrventi di Andrea
Camilleri e Nicola Piovani, tre poesie non musicata ei Paolo Conte
(mediocri, invero. Conte non è uno scrittore), il discorso
in occasione del conseguimento della laurea honoris causa (la seconda,
quella da avvocato ormai è storica), l'articolo di Cerami
si Razmataz, pubblicato dal Venerdì di Repubblica, il testo
di "Mi piace la moglie di Paolo Conte" di Benigni e una
serie di disegni di disegnatori celebri per Paolo Conte: Staino,
Altan, Hugo Pratt, Guido Crepax e Milo Manara.
Paolo Conte
"Si
sbagliava da professionisti"
Einaudi- Pag 122 - Euro 20,00
Finito di stampare nel novembre 2003
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 16-03-2006
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