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BiELLE LIBRI
"Parole e canzoni" di Paolo Conte

Un concerto, un'intervista e un videoclip. Soddisfatti? Sì
di Giorgio Maimone

E' difficile essere soddisfatti dei libri della serie "Parole e canzoni" pubblicati da Einaudi. Al di là del dubbio grosso che Claudio Baglioni possa stare nella stessa collana di De Gregori, Jannacci, De André, Guccini, Paolo Conte, Vecchioni, in questi lavori c'è sempre qualcosa che non funziona, che non gira per il verso giusto, che stona. Dai testi di Jannacci scritti da chi non conosce il milanese, al libro su De André miserrimo di indicazioni e considerazioni su una grande figura della nostra storia musicale, a quello su De Gregori inconsistente. In questo caso però, la soddisfazione ci coglie. Il libro è bello, molto ben documentato e ricco di preziose indicazioni a cura dello stesso Conte che spiega la genesi e lo scopo delle singole canzoni e il vhs allegato riporta una lunga intervista del sempre tappetoso Mollica a un Conte vivace e in forma, oltre a un concerto dal vivo e una clip di "Happy feet".

Ma qui parliamo solo del vhs, che non è snello, come il libretto, ma bello corposo. Difficile scegliere fiore da fiore. Da un lato saremmo tentati di dare la priorità all'intervista, perché non è facile vedere un Paolo Conte così rilassato, mentre si sottopone a un intervista. Dall'altro lato come non dare la preferenza alle canzoni?

Riflettevo poco tempo fa sul fatto che di Paolo Conte, io che non ne sono un appassionato, ho tutti i dischi dal vivo e solo due dischi di studio (più un best). Perché intimamente sono convinto che il momento vero dove Paolo Conte è più se stesso e dove è più contento di stare è proprio sul palco. Paolo Conte è un musicista, non fa che gridarlo ad ogni piè sospinto, sia nelle interviste (anche in questa) sia in tutta la sua opera. E i suoi ricordi migliori, i più belli, sono legati spesso a concerti a cui ha assistito, ai musicisti sul palco, al loggione, alle quinte teatrali, ai teatri in genere. Paolo Conte è uomo di palco e proprio la passione per il palcoscenico lo ha spinto, di passaggio in passaggio a diventare "l'ingombrante totem" che è adesso. Forse troppo per uno che voleva solo fare il musicista. Forse anche il direttore d'orchestra di una big band alla Duke Ellington, ma non il mito, non il cantautore, non l'esempio da seguire o il poeta dalla cui labbra pendere.

Ecco, credo che uno dei vantaggi di questo Vhs dell'Einaudi sia per l'appunto far vedere proprio questo. La passione di un uomo per la musica, il suo credo musicale. Ci riesce con il connubio, ben miscelato, di intervista e canzoni. Resta un unico "buco nero" in quella che, in fin dei conti è la solita intervista "sdraiata" di Vincenzo Mollica, cheè senz'altro fastidioso nel suo desiderio di compiacere l'artista, ma che in questo caso supera se stesso, tanto è evidente la sottomissione dialettica all'intervistato. Tanto da fargli compitare una delle solite domande leccacule, che presuppongono due elogi ogni segno di interpunzione, che comunque non arriva da nessuna parte, ma di fronte alla faccia interdetta di Paolo Conte che si chiede visibilmente "ma cosa sta dicendo questo?" oppure "che ha fumato questa mattina?" il Mollicone non trova di meglio che chiudere la sua domanda, aggiungere tre puntini di sospensione e chiosare con un ... "forse" che la dice lunga sul cuor di leone instillato nell'uomo.

Ma lasciamo Mollicone alle sue mollezze da mollica di pane e torniamo al Conte che, qui, fa davvero la figura del nobiluomo:la parte musicale consta di un video ispirato a "Happy feet", in una versione gioiosa, dal vivo, ma con un lustracarpe nero che lavora in mezzo all'orchestra, tirando a smalto le singole scarpe, mentre il piedino nervoso del Conte tiene il ritmo sotto il pianoforte. Ricorda il Nanni Moretti di "Bianca". Gustosissima.

Seguono a breve giro e tutte dal vivo:"Gelato al limon", "Sotto le stelle del jazz", "Impermeabili", "Come di", "Diavolo rosso", "Max" e "Via con me" che è l'ideale bis. Una mezzoretta di musica di grande qualità. In mezzo, a fare da intercalare tra l'una e l'altra, alcune perle di contiana saggezza: sul metodo di composizione "rigorosamente prima le musiche. I testi danno suggestioni, immagini, scene di un film", sulla provincia come limite, ma anche vantaggio. Sulla sua generazione, quella del dopoguerra: "ma il protagonista non sono mai io. Mi presto in quanto interprete. Io parlo dell'uomo del dopoguerrae lo vedo immerso in un mare di tabù. Eroe solitario, se mai eroe sia stato". Del rapporto con le donne: "uomo e donna due universi separati. La donna la si desiderava, ma come immagine, come idea".

Poi sul desiderio di fuga: "Si scappava. Era una generazione che andava, scappava. Aiutata in questo dal mocassino! Il mocassino ha fatto tantissimo per la mobilità della mia generazione! Il mocassino e la fantasia". "Le mie sono storie piccole da cui, con un termine liceale, dirò che si può sussumere l'universo. Dal particolare all'universale". "Le mie parole stimolano la capacità di immaginare degli altri. Per questo non raccontano mai storie precise, ma forniscono solo suggestioni". "Devo ringraziare Renzo Fantini, per avermi lasciato fare quello che volevo".

"Io ho il gusto di scrivere fuori moda, retrò. Sono un "vecchio e cocciuto" dilettante astigiano che si è potuto permettere di scegliere i musicisti e insegnare loro un modo di fare musica inattuale, alla ricerca di quel qualcosa che è poetico nella musica". "Più invecchio e più prendo il gusto dello strumento, della sua fisicità". "Penso però che avrei potuto fare di più, soprattutto sotto il piano dell'astrazione ... ma c'è ancora tempo!". "Non ho nessuna voglia di ritirarmi. Più passa il tempo e meno ne ho voglia. Mentre quando ero giovane un concerto era fatto dal "prima" e dal "dopo", oggi è il "durante" che mi interessa, né il prima né il dopo".

E alla fine mi è chiaro un concetto. Paolo Conte è molto meglio dei "contiani", adulatori incontinenti e incompetenti, forse anche ignari del genio al quale il lume della loro adorazione arde. Diffidare dai piccoli (e dai grassi) fans! Sempre!

Paolo Conte: "Si sbagliava da professionisti"
Libro Einaudi - Confanetto indivisibile


Paolo Conte
"Si sbagliava da professionisti"
Einaudi- Pag 122 - Euro 20,00
Finito di stampare nel novembre 2003


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Ultimo aggiornamento il 19-03-2006

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