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BiELLE LIBRI
"io"
di Gianna Nannini

Un delirio! A fine di bene?
di Giorgio Maimone

"Signora, sua figlia sta male! Signora, dopo aver letto il libro mi viene in mente che neanche lei, ma neanche tutta la sua famiglia stia poi così bene! Eh sì, perché vede, "io" è la storia di un delirio. O meglio, è un delirio esso stesso. Si parla di una persona che sta male, che ha problemi di relazione con la vita e, forse, anche con le altre persone. Per questo sceglie di amarle tutte ... almeno fino al momento di non poterne più. E' un libro di continui arrivi e ripartenze, che gira, gira intorno, ma non si capisce bene dove giri e dove voglia portare. Esigenza di esprimersi? Beh, ma si potrebbe dipingere! Oppure fare canzoni! Perché sua figlia non ha fatto canzoni? Le sarebbero venute bene. Mi sembra che lo stile ci sia ... un certo cincopato, un esprimersi più per immagini che per fatti, un sorvolare gli approfondimenti che potrebbero magari far male ...

Già, ma Gianna Nannini la cantante l'ha fatta. E' che dopo, ricca e famosa e sulla soglia dei 50 anni ha deciso di scrivere anche un libro. Non ha fatto tutto da sola. Ha preso un ghost-writer, neanche dei più prestigiosi, Pino Casamassima (ne abbiamo spesso parlato in tono in elogiativi su queste pagine) e gli ha "dettato" il diario di un delirio. Il problema è che il delirio arriva dall'altra parte delle pagine. Con molti cieli corruschi e pochissimo sole. E anche quel poco destinato a offuscarsi.

Nel corso di "io" la nostra protagonista tenta almeno due se non tre suicidi, prova ad annientarsi preda di una grave crisi depressiva, forse accentuata dall'uso di acidi e comunque sia si ferisce o si fa male a pagine alterne: una sì e una no. Nelle pagine dove non si fa male, si innamora. Di uomini, di donne, di persone, di idee, di musiche, di sensazioni. Il libro arriva, ma alla fine resta la sensazione di troppe cose su cui si è sorvolato, di una vita troppo breve se raccontata in meno di 180 pagine (e scritte a carattere medio-grosso). Viene voglia di dire: sì, va bene, ma adesso mi prendo un libro sulla Nannini che ne racconti nel dettaglio la biografia e vedo di capire cosa in realtà di ha raccontato qua dentro!

E' un po' quello il problema! A volo d'uccello anche alcuni personaggi toccati e citati, magari solo di nome, sfumano in una nebbia non meglio precisata. Viste le allusioni e i molti non detti che precorrono le agili e nervose pagine del libro, ad esempio, Jovanotti potrebbe essere stata una storia di amicizia di Gianna Nannini, ma anche una storia. Altri personaggi si ha la percezione di intuirli, ma poi, rapidamente sfilano via senza lasciarci niente. Ma oltre a loro, che comunque nella vita della Nannini sono stati transitori, è della stessa Gianna che ci resta molto sì, ma affastellato e confuso. Assolutamente non chiaro e precario. Certo che è voluto! Certo che è la cifra stilistica del libro, ma è anche il dettaglio che alla fine ci lascia insoddisfatti per qualcosa di cui avremmo voluto saperne di più e in realtà, fino in fondo, non siamo riusciti ad andare.

E' evidente che libri simili, scritti dello stesso protagonista famoso, sollecitano tutto il voyeurismo di noi lettori. Il meccanismo non è del tutto sano, ma sono loro stessi a stimolarlo. E allora cosa resta da fare? Se si legge un libro siffatto si vuole arrivare a saperne di più, Obiettivo parzialmente fallito con "io" da cui emerge una Nannini di sicuro fragile, di sicuro turbata, di sicuro diversa e un po' aliena all'interno del mondo dello showbiz, tutte caratteristiche già percepite dalla conoscenza del personaggio pubblico, ma di cui si sa poco di più dopo la lettura del libro.

Manca quasi completamente un taglio critico, ma con ogni probabilità non era questo il posto dove andarlo cercare. Restano alcuni stralci, idee, spunti, su cui si può sperare che la stessa Nannini, con calma e più in là, abbia voglia di tornare a chiarire.

In particolare mancano le canzoni. In particolare mancano i dettagli della grave crisi scoppiata in contemporanea all'uscita del successo planetario di "Fotoromanza", in particolare mancano la musica e discorsi sulla musica. Ce ne sono, ma non vanno al di là di qualche considerazione di superficie. Peraltro, come già citato, la lettura, per quanto frammentaria e volutamente ispida, è di soddisfazione e il lavoro a quattro mani tra la Nannini e Casamassima sembra aver funzionato, anche se lo chema che appare più probabile è quello di una Nannini a ruota libera davanti a un registratore acceso.

"Non capisco perché a un certo punto tutti questi cantanti si mettono a fare gli scrittori" dice una nota saggista.
"Ma perché" dico io "gli scrittori non si mettono a cantare? Comincerebbero finalmente a dare un suono alle loro parole, di solito morte schiacciate sulle pagine di carta."

Gianna Nannini
"io"
Rizzoli - Pag 178 - Euro 14,00
Finito di stampare nell'agosto 2005
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 04-06-2006

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