| Il
Gorilla gioca al telefilm
di
Giorgio
Maimone
Sandrone
Dazieri soffre della sindrome di Harry Potter.
No,
non è una cosa grave. E’ solo che, casualmente due
libri di recente uscita (“Harry Potter e il principe mezzosangue”
di Joanne Kathleen Rowling e “Il karma del Gorilla”
di Dazieri) sembrano essere stati pensati più in funzione
della prossima traduzione in film che a favore della pagina stampata.
Non solo, ma i personaggi risentono in misura decisa della suggestione
degli attori destinati a interpretarli sul video. E così
Severus Piton assume sempre più i tratti e la personalità
con cui Alan Rickman lo traduce (bene) sullo schermo e il Gorilla
ha già preso dei tratti di Claudio Bisio, interprete del
ruolo del Gorilla nel primo film tratto dalla serie (“La cura
del gorilla”) che uscito nei cinema il 3 febbraio.
Non solo, ma mentre i precedenti libri di Dazieri si svolgevano
in unità di tempo e luogo e sostanzialmente in Lombardia,
in questo libro si spazia dall’Italia all’Argentina
alla Francia, con lunghe scene in alto mare su un cargo, spalmate
nell’arco di 4/5 mesi. Non solo, ma gli ingredienti del film
d’azione ci sono tutti: inseguimenti, pestaggi, scene in prigione,
sparatorie e anche un pizzico di sesso.
Quello che ne emerge è che, tenendo d’occhio più
la sceneggiatura del prossimo film che il risultato in pagina, il
Gorilla acquista più movimento e più appeal immediato,
ma perde quella patina di sfortuna congenita, incrociata con la
malinconia che ne aveva fatto un bellissimo carattere, un Philip
Marlowe dei perdenti (e di sinistra) in un mondo cinico e disincantato.
Non solo, ma, mentre nei libri precedenti il Gorilla era un “eroe”,
perdente, ma pur sempre eroe, nel “Karma del Gorilla”
si trasforma in un vincente, cinico e disincantato che viene mollato
dagli amici (ma lui li ha traditi) e si accasa con la bella di turno
e per giunta ricca, affascinante, sensuale e simpatica.
Un po’ troppo, no? Ma torniamo al punto di partenza: la saga
del Gorilla nasce nel 1999 col libro “Attenti al Gorilla”
(Mondadori). Il protagonista, che si chiama Sandrone come l’autore
e con lui condivide molti punti della biografia (anche la nascita
a Cremona nel 1964) , è una sorta di detective privato con
un passato da buttafuori nelle discoteche e da militante del centro
sociale Leoncavallo, un punto di ritrovo “mitico” dell’area
antagonista milanese negli anni ’80 e ora semplicemente un
locale con una buona programmazione e un pubblico d’origine
sinistrorsa. Le indagini di Gorilla si svolgono sempre all’interno
degli ambienti della ex sinistra extraparlamentare e la sua cifra
stilistica tipica è quel disincanto malinconico che lo separa
da “quegli anni formidabili” come li chiamava Mario
Capanna, ma senza nessuna abiura né distacco.
Sono gialli che si svolgono attorno agli ambienti del post ’77
e dintorni, ben scritti e ottimamente orchestrati, un po’
sulla falsariga di quanto fa Massimo Carlotto. Tra i due le differenze
sono però tante: di stile e di trama. Carlotto scrive con
ambizioni più vaste e con esiti maggiori. Dazieri non dimentica
mai l’arma del sorriso e della leggerezza finale. Due valentissimi
esempi di quella scuola del noir italiano che ha preso le mosse
da Carlo Lucarelli e immediati dintorni.
Colpo di genio di Dazieri è stato anche inventare un personaggio
(il Gorilla, per l’appunto) che soffre di una sorta di disturbo
psichico, di uno sdoppiamento pronunciato della personalità.
Il Gorilla, in realtà, è scisso in due persone: il
personaggio narrante e il “socio”, ossia l’altra
personalità che si sveglia quando il primo si addormenta.
Il “socio” è cinico, freddo, colto, più
cattivo e più abile del Gorilla. Che è invece teneramente
goffo, pasticcione e destinato ad amare sconfitte dalla vita (è
l’unico personaggio seriale che venga lasciato dall’eterna
fidanzata).
L’alternarsi tra le due anime del Gorilla fornisce anche la
possibilità di giocare su due registri di narrazione: in
prima persona quando è in campo il titolare e in terza persona
quando agisce il “socio”, che lascia tracce per iscritto
delle sue azioni. Intendiamoci, tutti questi ingredienti ci sono
anche in questo volume, che è il quarto della serie, ma con
i cedimenti al canovaccio cinematografico (o meglio, da telefilm)
di cui abbiamo detto sopra. Ora non resta che aspettare
il film. Per poter dire che non sarà mai come il libro.
Sandrone Dazieri
"Il
karma del Gorilla"
Mondadori Strade Blu - Pag 193 - Euro 15,00
Finito di stampare nel dicembre 2005
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 04-02-2006
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