| Libri
su Jannacci pochi. Uno in più non può che fare bene
di
Giorgio
Maimone
Il
peggior limite di questo libro è che non aggiunge niente
di sconvolgente all'immagine che già abbiamo di Jannacci.
Il miglior pregio è che
è un libro in più su questo autore che dovrebbe essere
molto più considerato a livello di studi di quanto normalmente
avvenga. Un piccolo dispiacere poi, aggiuntivo, è che finora
a memoria mia non c'è nessun libro sul cantautore eponimo
di Milano scritto da un milanese. O almeno da un lombardo. Da qualcuno
che abbia cioè un minimo di competenza e di conoscenza del
dialetto in cui Jannacci ha scritto alcune delle sue migliori canzoni.
Guido Michelone infatti viene da Vercelli, che, se vogliamo, è
ai confini del milanese. Però insegna storia della musica
afroamericana all'Università Cattolica di Milano. Diciamo
che è meno "alieno" con l'ambiente lingistico e
topografico di quanto non lo fosse Vincenzo Mollica che a Jannacci
ha fatto proprio un cattivo servizio nel suo "Parole
e canzoni" dedicato al grande milanese, storpiandone tutti
i testi.
E allora entriamo nel dettaglio di ciò che offre e non offre
questo libro: si parte con un'inutile prefazione di Andrea Pinketts
chesta alla pagina scritta così come un tram sta alla pista
di Monza! Senza essere mai stato in grado di scrivere una sega,
Pinketts ha addirittura finito di scrivere quelle seghe che tentava
di scrivere. Ormai è un'icona. Buona per illustrare quella
sottospecie di cultura che si può trovare nei dischi di Folco
Orselli. Un'accoppiata di Gianfranco Fusco mezzo secolo dopo. E
con molto meno talento. Pinketts scrive però una paginetta
scarsa, riesce a comunicarci che lui era sbronzo (ma va?) e non
fa danno più di tanto. Ma la domanda sarebbe: Pinketts che
c'entra con Jannacci? Non è lui il prototipo.
Il libro attacca poi con una precisazione: è stato scritto
tra il 2002 e il 2003, quando Jannacci, sia per motivi medici (gravi
problemi alla schiena), sia per motivi discografici era praticamente
un "non pervenuto". Quando le pagine su internet dedicate
a Enzo si contavano sulla punta delle dita, quando la stella si
pensava fosse comunque tramontata. Ora, due premi Tenco e tre dischi
dopo, si può iniziare a ragionare su un nuovo Jannacci, forse
non così smagliante e in forma come ai tempi in tutina da
Nembo Kid sulla copertina di Disco Greve, ma tornato a 70 anni compiuti,
agli onori delle cronache. Onore al merito a Michelone per aver
scritto in tempi non sospetti.
Il libro si articola in un'introduzione rapida che ripercorre le
tappe e le nature del personaggio: un bambino, un giovanottone,
un uomo adulto, un uomo maturo, un uomo brizzolato e un uomo giovane
dentro. Poi parte il libro vero e proprio con "Le interviste
(inedite)": una con Enzo Jannacci del 2005, un'altra quasi
contemporanea con Paolo Jannacci, il figlio. Poi un montaggio da
intervista immaginaria tra Enzo Jannacci e William Shakespeare.
Ora, io non ho mai amato le interviste immaginarie (e a volte amo
poco anche quelle reali, quando non dicono nulla, non aggiungono
nulla al risaputo e capita spesso. Per esempio in tutte quelle di
Andrea Scanzi a Fossati). Ma le interviste immaginarie, se non le
si sa fare, se non si ha il "colpo di genio" mentre le
si sta facendo (e qui non lo si ha) è meglio buttarle via.
Segue ancora un'altra intervista con Jannacci del 1981, all'apice
del successo.
La
"parte seconda" del libro è dedicata ad un esame
più critico dell'opera, anche se si da priorità al
registro biografico. D'altra parte iprimi passi di Jannacci si sono
mischiati con quelli di così tanti altri personaggi famosi
che vale la pena ripercorrerli: da Giorgio Gaber a Celentano, da
Gino Paoli a Luigi Tenco, dai fratelli Reverberi a Nanni Ricordi,
da Dario Fo a Chet Baker (con cui Enzo ha suonato jazz!). Siamo
ancora negli anni '50. Negli anni '60 qualcosa inizia ad emergere
dell'artista, grazie soprattutto alle serate in teatro orchestrate
da Fo e alle serate al Derby, dove conosce e diventa amico di Cochi,
Renato, Felice Andreasi, Teo Teocoli, Walter Valdi, i Gufi, Lino
Toffolo. Contestualmente alla chiusura del Derby, nel '68 arriva
il "grande successo" di "Vengo
anch'io. No tu no!" Michelone ripercore correttamente tutta
la genesi della canzone e il "freddo" con Dario Fo che
nasce perché Enzo scarta la versione del premio Nobel per
farne una tutta sua (e molto più bella!). Quella che avrà
successo.
Il libro prosegue con ordine e con passione, scandendo le varie
tappe discografiche, televisive, cinematografiche del cantautore,
con passione, competenza e sufficiente precisione, fino ad arrivare
all'ultimo disco "Milano,
03.06/2005". A centro libro segue un apparato fotografico
abbastanza ricco e poi si passa alla "parte terza": "La
fortuna critica", in cui sono riportati diversi parere "d'autore"
sul personaggio Jannacci: da Franco Fabbri a Umberto Eco
a Simone Dessì (ossia Luigi Manconi) , Alessandro Carrera,
Peppo Dal Conte, Michele Serra, Pierangelo Buttafuoco, Nanni Balestrini,
Gianfranco Manfredi e ... sorpresa ... a pagina 224 e 225
ci siamo anche noi: "Leon
& Giorgio dal sito delle Brigate Lolli"! Come possiamo
parlare male di un libro che ci riporta? :-))
Non finisce tutto qui: il libro è molto lungo: 357 pagine
escluso l'indice. Seguono 22 pareri su Jannacci (da Max Manfredi
a Gad Lerner), 22 canzoni esemplari, Jannaccipensiero: dalla A alla
Z in otto temi: le canzoni, la politica, la musica, le persone,
la medicina, l'esistenza, lo spettacolo e la società. E infine
una "quarta parte" di documenti: discografia, apparizioni
televisive, film etc tutto in sintesi estrema. Insomma uno strano
libro che assembla una parte di materiali originali a molto lavoro
di archivio e materiale trovato qua e là, controllato e rimesso
in pagina. Il quadro che ne esce di Enzo è esaustivo. Forse
non il migliore possibile, vista la difficoltà e la vastita
del fenomeno, che resta da seguire per quasi 50 anni (senza andare
fuori tempo). Non c'è tutto, ma quello che c'è è
esposto bene. C'è anche qualche curiosità, nessuna
rivelazione epocale.
Che dire ancora? Probabilmente è il miglior libro su Jannacci
in circolazione. Avanti altri! Qualcuno si sente all'altezza?
Guido Michelone
"Ci
vuole orecchio, Jannacci raccontato"
Stampa Alternativa - Pag 357 - Euro 14,00
Finito di stampare nel 2005
Nelle
librerie
Ultimo
aggiornamento il 17-04-2006
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