| Gaber
era nato "imparato". Lo si vedeva già negli anni
'60
di
Giorgio
Maimone
C'è
una scena in questo dvd (doppio) che spiega già tutto. Era
una puntata di Diamoci del tu, la trasmissione Rai che Gaber conduceva
in coppia con Caterina Caselli nel 1967. Gaber incita Caterina (da
copione. Niente si improvvisava in quella Rai. E forse era meglio)
a lasciarsi andare reciprocamente e a confessare quali cantanti
preferivano e quali no. Il gioco della torre: chi butteresti giù
tra Mina e la Pavone? E tu tra Dalla e Endrigo? Controbatte lei.
Ne esce fuori un gustoso siparietto in cui Gaber conferma di essere
già un grande. Un attore con tutti i tempi comici a posto,
uno che aveva osservato e studiato Dario Fo, ma non solo.
Se quello può essere un momento eclatante, tutto questo meritorio
lavoro fatto dalla Fondazione Giorgio Gaber va in quel senso. Ossia
di confermare che anche il Gaber del primo periodo, quello simpatico
e ammiccante, personaggio televisivo e cantante confidenziale, quello
di "Mai mai mai Valentina" o di "Goganga" era
già di qualità superiore. Forse lo sapevamo già
e ce l'eeravamo dimenticati. Forse i modi affabili e un po' filoni
del Gaber del primo periodo ci hanno un po' appannato il ricordo
di quanto fosse bravo. Soprattutto come attore, ma, ovviamente anche
come musicista e interprete.
Forse i dubbi maggiori sul Gaber del periodo vengono sotto il versante
compositivo, dove, accanto a capolavori immortali (pochi) come "La
ballata del Cerutti Gino", "Trani a go-go", "Non
arrossire", "Le nostre serate", aveva
infilato una serie di motivetti amorfi e senza storia, non ci fosse
stata quella del Gaber successivo a rinverdire i ricordi e a trasformare
in oro anche quello che era peltro e che, a un serio esame, peltro
appare anche oggi: "Snoopy contro il barone rosso",
"Gulp", "La
risposta al ragazzo della via Gluck" non sono
brani che avrebbero meritato di passare alla storia. Ma nemmeno
"Il Riccardo" o la populista
"Barbera e Champagne". Per non
parlare dell'orrida "Allora dai",
presentata a Sanremo l'anno della morte di Tenco e forse il punto
più bassod ella discografia gaberiana, ma preziosa come germe
della crisi cheda lì in poi lo porterà su un altro
pianeta interpretativo: il teatro-canzone.
.
La seconda considerazione è: "come era bella la televisione
degli anni '60!" Come erano curate le ambientazioni, le scenografie,
anche solo per presentare una canzone (qualcosa di simile a quanto
fatto in tempi più recenti con i videoclip: le canzoni venivano
"messe in scena" con cura). E se la censura era becera
e occhiuta, nondimeno dal palinsesto emergevano spazi inattesi per
programmi di cultura o almeno che provassero a fare cultura o a
stare dentro al senso del tempo. "Gli anni '60" sono quindi
bellissimi e inattesi, dove il libro è solo un comodo appoggio
per le immagini, però si occupa di contestualizzarle al meglio
ed è dotato di unapparato iconografico di prima scelta. Ma
la notizia migliore è che l'iniziativa non si ferma qui:
la Fondazione Giorgio Gaber (vedere
l'intervista con il presidente Paolo Dal Bon) ha in mente di
pubblicare tutto Gaber in dvd, uno per decennio: seguiranno quindi
gli anni '70 il prossimo anno, poi gli '80, i '90 e il 2000. Di
che rifarsi occhi, orecchie e papille gustative!
Ma restiamo ai nostri anni '60: due dvd dicevamo: il primo dal 1959
al 1965: da quella prima uscita al Musichiere di Mario Riva da dietro
un juke box per cantare "Ciao ti dirò",
fino a "Pieni di sonno" con
Ombretta Colli, passando attraverso i duetti con
Sergio Endrigo, Gianni Morandi, Gigliola Cinquetti, Little
Tony (un'improbabile e "ballata" "Be
bop a lula") a quelli con Bobby Solo
(molto più in parte con "Tom Dooley").
Oltre a Maria Monti che per un lungo periodo aveva
fatto coppia artistica e nella vita con Gaber (prima di Ombretta).
Un dettaglio che forse rende bene il clima. Per un Gaber 21enne,
neo maggiorenne, che va in televisione a presentare "Genevieve",
la sua ultima canzone, la Rai mette a disposizione sei ballerine
che eseguono una coreografia apposita, tutte con lo stesso trucco
e costume, a simboleggiare l'eterno femminino raccontato in "Genevieve".
Trattasi di canzonetta, ma era servita da re.
Imbarazzante sarebbe stare a cogliere fiore da fiore (e di fiori
ce ne sono veramente tantissimi in questi dvd: dai duetti alle sigle,
dalla considerazioni sulla professione di cantautore, spesso in
chiave ironica, ma anche no), parliamo invece di una considerazione
generale. Emerge in questo decennio una doppia anima di Gaber: nei
primi anni è un cantautore impegnato, cultore di musica popolare
("è il mio hobby" dice a un certo punto), nella
seconda metà (oh, che sia casuale la comparsa accanto a lui
di Ombretta Colli? Malizioso!) sceglie invece la china di un certo
disimpegno, allontanandosi così man mano dal Gaber degli
esordi per assumere il ruolo di intrattenitore. Una scelta che si
rivelerà sempre più stretta, fino a spingerlo alla
grande svolta degli anni '70. Ma questo sarà il tema del
prossimo dvd.
Giorgio Gaber
"Gli
anni '60"
Libro + 2Dvd (cofanetto indivisibile)
Fondazione Gaber/ Radio Fandango/Edel - Euro 26 - Pag.124
Finito di stampare nel dicembre 2006
Nelle
librerie e negozi di musica
Ultimo
aggiornamento il 27-12-2006
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