| Leggero,
futile, utile e divertente. Mai più senza!
di
Giorgio
Maimone
Eh
sì, credete sempre che sia facile scrivere un libro futile
e utile? E che sia anche divertente? Un libro così leggero
che lo si può leggere anche facendo altro: ascoltando musica,
lavandosi i denti, prendendo un tram? No, non è facile. Gianluca
Morozzi ci riesce invece con naturalezza, regalandoci con soli dieci
euro, uno dei libri di musica più competenti e informati
e contemporaneamente più "cazzoni" e irriverenti
che siano stati scritti quest'anno. Rischia di restare un lavoro
inutile? Può darsi. E' per questo che non bisogna restarne
senza!
Probabilmente la scrittura di libri di musica va tolta ai critici
musicali (pallosi) o ai musicisti (se sono "tecnici" sono
illeggibili). Morozzi ha pubblicato due romanzi da Guanda, di buona
levatura ("Blackout" e "L'era del porco") e
una serie di altri lavori per Fernandel e si lancia in questa avventura
(commissionata, ma sicuramente partecipata) con grande impegno e
tenendo Nick Hornby come stella polare. Tentativo riuscito.
Lo scopo dell'agile volumetto è spiegare perché in
Emilia siano nati i più grandi rocker italiani, i più
grandi cantautori, i migliori gruppi e i cantanti più di
successo d'Italia. In effetti lungo la via Emilia si è avuta
negli anni una fioritura di talenti difficile da vedere altrove:
tralasciando il versante "leggero" con le varie Caterina
Caselli, Iva Zanicchi, Orietta Berti o i Gianni Morandi, Luca Carboni
e altri che non ricordo, sotto la voce cantautori annoveriamo Francesco
Guccini, Claudio Lolli e Lucio Dalla. Sotto i rocker, tutti quelli
esistenti in Italia: ossia Vasco Rossi, Ligabue e Graziano Romani.
Sotto i bluesman (qualcuno si rivolterà sulle corde della
chitarra) Zucchero e Mingardi.
Sotto
la voce gruppi, poi, ne abbiamo di tutti i tipi: Nomadi ed Equipe
84 per il beat (e forse anche i Corvi). Csi e Offlagadiscopax per
il post-soviet, CCCP e Skiantos per il punk, i Modena City Ramblers
per il combat-folk. Come mai in Emilia si canta così tanto?
Morozzi si prende 153 pagine per rispondere, salvo poi accorgersi
(ma lo sapeva prima!) che Guccini ha detto: "Ognuno ha la sua
teoria. Lucio Dalla sostiene che è merito della via Emilia
che lega tutte le città che attraversa, creando un'unica
metropoli da Piacenza a Rimini. Io penso invece che c'entri la civiltà
contadina, dove storicamente si canta molto. Ognuno di noi è
cresciuto in famiglie canterine, con passione per la musica e l'ascolto".
Non provate fastidio incredibile - chiosa Morozzi - quando vi arrovellate
per esprimere un concetto e poi arriva quello più bravo che
vi spiega le cose in mezzo minuto?
Ma è tutto un gioco, così come per gioco è
scritto questo libro, dove il dato biografico (del Morozzi stesso,
vero protagonista di "Emilia o la dura legge della musica")
si intreccia con i testi delle canzoni, le vicende della cover band
del Morozzi stesso, giudizi musicali appropriati e quadri particolarmente
efficaci dei personaggi presi in esame. Che non sono tutti quelli
citati: tranne citazioni, assurgono all'onore del capitolo i Nomadi,
Guccini, i Modena, Ligabue, gli Skiantos e Vasco Rossi.
Le considerazioni sono impietose, brucianti ed efficaci. Per i Nomadi
nel 2020 suoneranno ancora "Io vagabondo" (per "la
fascia di pubblico All toghether now"), per Guccini, "il
cui nome sta anche sul muro di Berlino":"Signori
ascoltate! Francesco Guccini usa le parole che gli altri non usano!
Francesco Guccini conosce la lingua italiana!". I Modena
City Ramblers "che hanno deviato dal loro percorso e si
sono imbarcati sul Macondo Express seguendo più i Manonegra
che i Pogues". Ligabue: "Del secondo film mi
sono piaciute "Baba O'Riley degli Who sui titoli di testa,
Have a little faith in me di John Hiatt sui titoli di coda, una
battuta su Jim Morrison e poi, be', poi basta, direi".
I CCCP/Csi/GPR: "E' che a me Lindo Ferretti fa paura".
Gli Skiantos: "Sono passati quasi 27 anni. Nessuno più
si sogna di tirare ortaggi sul palco. Ai concerti non si fuma neanche
più. Però gli Skiantos ci sono ancora. Deve voler
dire qualcosa, tutto questo". Vasco Rossi, lo zio: "Se
non ci pensava Vasco a scuotermi, magari anziché starmene
qui a scrivere, adesso me ne stavo in divisa in qualche luogo inospitale
dell'Iraq".
A parte i giudizi musicali, su cui concordo (Vasco e Guccini su,
Csi su, ma ora tocca agli Offlagadiscopax, mentre Ferretti chi lo
capisce più? Ligabue e Modena bene il primo periodo. I Nomadi
invece sono "per sempre"), resta il talento di una scrittura
che non si prende mai sul serio, di escursioni personali che divertono
come ci si attende e anche un po di più, di una voce fuori
campo preceduta da uno o due asterischi (*). Tutto quello che serve
per fare di "Emilia", per ora, il libro di musica dell'anno.
Chissà perché in Emilia-Romagna nascono così
tanti bravi scrittori (Verasani, Lucarelli, Baldini, Morozzi, Cavina)?
Un prossimo tema da suggerire a Gianluca Morozzi ...
Gianluca Morozzi
"L'Emilia o la dura legge della musica"
Guanda - Pag 153 - Euro 10,00
Finito di stampare nel giugno 2006
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 05-08-2006
|