| Bollani
Stefano, fondamentalmente pianista jazz. O no?
di
Giorgia
Fazzini
-
“Bollani Stefano, musicista”.
- Fondamentalmente sì, va bene.
- Pianista jazz?
- Sì, ma non solo, non fissiamoci, per favore.
- Pianista jazz ma non solo, d’accordo, ma “Bollani
Stefano, musicista”..!
- No. Non solo.
- Come? No, senta, va bene che non faccia solo jazz (peraltro
nemmeno sempre allo stesso modo, che a mio avviso tutti questi progetti..
e quella cosa con la Banda Osiris e gli altri.. e le imitazioni..
guardi, anche sull’ultimo disco per la ECM, se posso dire
la mia..)
- Aaah, siamo alle solite; comunque non era questo il discorso,
mi pare. Venga al dunque.
- D’accordo, va bene le varie scelte, ma almeno che
faccia il musicista!
- Il musicista lo fa. Ma perché deve fare “solo”
(come mi pare d’intuire lei sostenga) il musicista?
- Come “perchè?”! ..perché.. insomma..
be’, perchè sì!
Ecco un dialogo
possibile fra due che conoscono Stefano Bollani in quanto musicista,
“fondamentalmente pianista jazz” ma anche nelle sue
altre produzioni ed esibizioni, e che si incontrano in una libreria,
trovandosi davanti “La sindrome di Brontolo”
(ed. Baldini Castoldi Dalai), titolo cui sottostà la specifica
“Romanzo”.
Il primo dei due interlocutori rimane spiazzato, tramortito alla
sola idea che Bollani (Stefano) possa comparire sulla copertina
di un libro, perdipiù “romanzo”, come l’autore
dello stesso; si rivolge all’altro, spaesato: “ma come,
ma quando, ma perché, ma no..”.
L’altro interlocutore invece non si stupisce, conosce Stefano
(Bollani) abbastanza da sapere che la sua più grande meraviglia,
a volersi lanciare, è proprio questa libera e sorridente
facilità nel gioco, che si tratti di musica o di una qualsiasi
altra espressione. Perché il ragazzo in questione ha talento,
e sa averci a che fare, ci si diverte senza prendersi troppo sul
serio e facendosi amare dalla gente. Ché non si può
non trovar simpatico (oltre alla stima e all’ammirazione)
questo uomo col nasone e una speciale capacità di farti risultare
sorridente il suo talento.
Anche il primo dei due interlocutori, nel frattempo sedutosi su
una poltroncina tutto affannato, ha in stima e in simpatia il Bollani,
ma è fra chi fa l’errore di cercare di incasellarlo.
Il secondo, invece (rimasto infatti serenamente in piedi), crede
sia un peccato star lì a disegnar etichette e caselle, insistendo
nel volerci metter sotto tutti. E uno come Bollani in una casella
non ci sta. E non si tratta del classico (noioso, conciliante, superficiale)
“genio e sregolatezza”, no, il Bollani non è
una testamatta, bisogna semplicemente rilassarsi, e lasciare che
chiunque decida di esprimersi come vuole.
Nella fattispecie, Bollani Stefano un episodio simile già
l’ha realizzato, invitato dalla Elleu Multimedia a scrivere
la pubblicazione “L’america di Renato Carosone”.
Ma lì in qualche modo si restava entro gli ampi e bonari
confini della musica e quel che le gira attorno, nonostante la casa
editrice avesse drammaticamente concluso le note in quarta pagina
dicendo “questo è il suo primo libro” (ah! è
riempiendosi la bocca di queste frasi, che cominciano i guai, diamine!).
Qui invece, con Brontolo, si passa proprio alla scrittura, questa
è per sua forma oggettivamente letteratura. E bravo Bolla.
E noi che faccia facciamo, come direbbe l’amica Lella Costa?
Nessuna. Lo sapevamo. Che usciva questo libro? No, sapevamo che
il Bolla è uno che sa raccontare, e che sa pure scrivere,
quindi, sapendo anche che si diverte volentieri a fare cose diverse,
e che ha il nome necessario perché un suo lavoro letterario
possa risultare sufficientemente interessante anche agli interessi
commerciali di una casa editrice, immaginavamo che prima o poi qualcosa
sarebbe potuto uscire.
Il secondo degli interlocutori è serafico, ha pure già
letto le 88 pagine scritte dal Bollani, e guarda con comprensione
e un po’ di pietà il primo, che nel frattempo è
riuscito a rialzarsi.
- Com’è il libro ...lo compro?
- Dipende. Se pensi di leggerlo così come pare
ascolti i suoi dischi, lascia perdere: lascialo in pace
(e qui il secondo interlocutore vorrebbe aggiungere “non ti
meriti la piacevolezza del gioco, non è colpa tua, evidentemente
non la capisci”). Se invece vuoi passare qualche
ora divertendoti e scoprendo (se già non lo sapevi) che il
musicista in questione è una persona brillante, colta e simpatica
anche nella scrittura, spendi senza paura sti dodici euri.
E quindi cos’è
questa “Sindrome di Brontolo”? Com’è scritto
nel risvolto di copertina, è un “microcosmo fatto a
scatole cinesi”, una sorta di cortometraggio onirico - gentile,
spigliato e a tratti geniale - in cui i personaggi si incontrano
e scontrano fra loro, e l’autore interpella il lettore tirando
anche lui dentro al viaggio fra gli specchi. Magari vi verrà
un po’ di maldimare, ma non abbiate paura, rilassatevi, e
sorridete al gioco - così magari la prossima volta che qualcuno
vi domanderà di elencare i Sette Nani, saprete ricordarvi
di Gongolo...
Stefano Bollani
"La sindrome di Brontolo"
Baldini Castoldi Dalai - Pag 88- Euro 12,00
Finito di stampare nel settembre 2006
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 28-09-2006
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