| Il
cuore nero di Massimo Carlotto
di
Giorgio
Maimone
E
dopo il Gorilla, anche Massimo Carlotto arriva al cinema.
E ci arriva con uno dei suoi romanzi più controversi:
“Arrivederci amore, ciao”. Il film, diretto da Michele
Soavi, con Alessio Boni, Michele Placido, Carlo Cecchi e Isabella
Ferrari, uscirà il 24 febbraio. “Il film - ha dichiarato
Carlotto stesso che non ha partecipato alla sceneggiatura - con
un'ottima selezione del complesso materiale del libro, sviluppa
la trama con questo taglio narrativo. Come autore non solo sono
soddisfatto della trasposizione cinematografica ma ne sono veramente
entusiasta”. Attendiamo al vaglio il film e parliamo intanto
dell’autore.
Carlotto è un grande! Vale ancora di più questa sua
voglia di affondare nel torbido, in un torbido senza redenzione,
senza morale. In un torbido dove la voce narrante non ha niente
in comune con la voce dell'autore ... oppure sì? Carlotto
è inquietante. Ed è ovvio che faccia saltare sulla
sedia i borghesi tranquilli che si accostano a un libro come si
accosterebbero a una pastiglia. Qui trovano un qualcosa di altro
da sé, un qualcosa da non maneggiare davvero, da usare coi
guanti, col filtro, con la mascherina antigas, per non vedere più
in fondo e per non farsi vedere. Carlotto incide a coltello, ti
sbuccia la pelle un palmo più sotto del sangue. E sta solo
a te restarlo ad ascoltare o chiudere il libro.
"Arrivederci amore
ciao", da cui da poco hanno fatto un magnifico racconto a fumetti
(“Arrivederci amore ciao - Storia di una canaglia” adattamento
di Luca Crovi, disegni di Andrea Mutti, edizioni BD), è il
più crudo, il più aspro, il più cattivo e il
più nero tra i libri di Massimo. La storia di un ex rivoluzionario
italiano, inseguito da più mandati di cattura, che emigra
in Sud America, diventa un killer, ritorna in Italia vendendo i
suoi ex compagni alla polizia e come carogna si comporta dall'inizio
alla fine. Inciso col bisturi il succo che sgorga potrebbe anche
essere un succo malato: Carlotto stesso ha avuto esperienze simili:
errore giudiziario si è sempre detto. Persecuzione politica
perché era di Lotta continua, anche. Coinvolto diciannovenne
in un omicidio (aveva trovato il cadavere di una studentessa, che
conosceva, colpita con 59 pugnalate) ha iniziato un’odissea
lunga diciassette anni con galera, latitanza, nuovamente galera,
fino alla grazia di Pertini. E se adesso volesse dirci: il mio animo
è nero, vi ho menato tutti per il naso, perché ero
una carogna e lo sono ancora? Messaggio inquietante: ora Carlotto
è una celebrità, uno scrittore consacrato. E cosa
trova da fare? Non trova di meglio che instillare la pulce del dubbio.
Senz'altro non sarà così. Senz'altro no.
Ma se lo fosse? Se lo
scrittore che ho imparato ad amare non fosse che un feroce assassino?
D'altra parte pure Cesare Battisti (quello di Prima Linea, transfuga
in Francia e ora scomparso dopo il mandato di estradizione della
magistratura italiana) era un assassino. E, forse, il vizio non
si perde. Una volta che uno ha provato ad affondare i denti nel
collo della belva, una volta che ne ha sentito il caldo sapore di
sangue, una volta che ha bevuto i suoi liquidi densi e si è
cibato di carni. “L'idea di Arrivederci amore, ciao - scrive
Carlotto - nasce dal desiderio di scrivere un romanzo sulla parte
peggiore della mia generazione. Quella che ha imboccato la scelta
scellerata della lotta armata e, una volta sconfitta, ha scelto
di non pagare il conto con la giustizia e tra pentitismo, delazione
e ricatti é riuscita a evitare l'ergastolo”.
“La storia di alcuni
personaggi di questo tipo - prosegue Carlotto in una nota che ha
scritto per presentare il libro - che, successivamente, hanno scelto
di entrare nella malavita mi ha offerto la possibilità di
sviluppare altri aspetti della figura del criminale "moderno".
Prima di tutto la quotidianità, le relazioni umane e amorose
per cercare di svelare il "male" che guida ogni loro azione.
Ma Carlotto non vale solo per quello (in fin dei conti "Arrivederci"
è un libro molto cinico, ma non è il suo migliore).
Carlotto è uno degli osservatori più impietosi e crudi
di tutto quello che si cela dietro il Nord-Est (e proprio “Nordest”
è il titolo del suo ultimo romanzo, scritto con Marco Videtta),
ricco da far paura e marcio quasi altrettanto. Terra di corruzioni
e di contaminazioni, tra vecchie e nuove mafie. Tra il banditismo
locale (la Mafia del Brenta, ricordate?) e le nuove aristocrazie
del crimine che vengono ancora più da est: Romania, Jugoslavia,
Albania. Dove il potere politico è corrotto e connivente
e quello economico detta i ritmi della danza.
Leggete "Nord
est", per capire qualcosa della realtà che ci circonda
in questi anni. Leggete per divertirvi e per cullare la vostra vena
malinconica i romanzi dell'Alligatore, un detective blues, ubriaco
di Calvados e strafatto di vita: "La verità dell'alligatore",
"Nessuna cortesia all'uscita" o "Il maestro di nodi",
ambientato nel mondo del sado-maso. E leggete il dolore privo di
speranza di "Niente più niente al mondo", attonito,
ghiacciato. Poche pagine, per sette euro, e un dolore che trasforma
il cuore in pietra.
Massimo Carlotto
"Arrivederci
amore ciao"
Edizioni E/O - Pag 214- Euro 13,42
Finito di stampare il 3 marzo 2001
Nelle librerie
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aggiornamento il 25-02-2006
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