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BiELLE INTERVISTE
Grazia Verasani:
Quo vadis, Grazia? Velocemente da nessuna parte
di Giorgio Maimone

Grazia Verasani è un personaggio composito: prima cantautrice, doppiatrice, attrice, poi scrittrice. Prima per piccole case editrici e infine il grande balzo con la collana Coloradonoir per i due ultimi libri, tra cui quel "Quo vadis, Baby" che Gabriele Salvatores ha trasformato in film. Un bel libro che diventa un bel film, particolare non da poco. Questa primavera Grazia è già tornata nelle librerie con "Velocemente da nessuna parte", il secondo libro in cui ritorna un personaggio molto forte: Giorgia Cantini, investigatrice privata, problematica quarantenne single bolognese. Giorgia ha un "passato" alle spalle, fatto di sofferenza e insoddisfazione. E' un personaggio che già abbiamo imparato ad amare nel primo libro, che abbiamo ritrovato bene interpretata da Angela Baraldi al cinema e che ora torna con una seconda puntata tutta da leggere. I libri di Grazia non sono thriller, né gialli d'azione. Sono interessanti per il clima, per l'atmosfera che trasmettono e per questa soffusa sensazione generazionale, per cui tutti noi che abbiamo più di 40 anni ci possiamo ritrovare dentro. Un po' le stesse caratteristiche di Sandrone Dazieri, se vogliamo, che, non a caso è stato il mentore della Verasani presso Coloradonoir.

"Scusa se parlo a voce bassa, ma sono raffreddata: mi sono svegliata questa mattina afona. Ho già preso due Aulin, è l'unico mezzo per farmi tornare un po' la voce. Ecco, se non ho la febbre è già un miracolo. Io mi ammalo sempre d'inverno, quando arriva l'estate sono contenta, perché è l'unica stagione in cui sto bene. E questa volta invece no. E' un periodo che mi chiamano a fare date di presentazione del libro: ci sono quelle che organizza Mondadori o quelle che filtra il mio agente che riesce a tirar fuori anche un gettone di presenza, invece ci sono quelle dove mi chiamano direttamente a casa e io dico sempre di sì! (Ride) Non riesco a dire di no. Ieri, a Forlì, c'erano tre persone ad esempio. Non è stata venduta nemmeno mezza copia del libro. Sai queste rassegne poco pubblicizzate, organizzate con budget bassissimi ..."

Però, dai, è già importante girare, farsi conoscere … vedere gente …

Sì. Poi mi sono utili anche per esperienza. Mi sembrava però di essere tornata ai trenini locali dei miei primi libri Fernandel, quando andavo a Calcinato, alla Biblioteca. Mi sono detta: beh, dai è importante per ricordarsi che la gavetta non finisce mai (Ride).

Ma adesso tra un po' ti tocca Parigi. Quand'è che esce il tuo libro in Francia?

Devo andare anche a un festival vicino a Cannes a ottobre e a un altro dove mi hanno invitato, ma non so neanche dove sia. Cognac. Tu conosci?

Sì, mi sembra … quel liquido ambrato dall'ottimo profumo e dal gran sapore (ridiamo)

Però guarda, se mi arrivano questi inviti di rassegne noir dalla Francia io sono felice di poter partecipare. Se c'è la possibilità di uscire dall'Italia ti sembra tutto più bello.

Senti partiamo con l'intervista. Tu non ci crederai mai, ma vogliamo conoscere qualcosa della tua attività di cantautrice. Su Bielle, indegnamente da molti anni hai una scheda come cantautrice. Scherzavo, in modo assolutamente degno. Io me la sono trovata già dentro Bielle e mi ha incuriosito: da dove salta fuori questa Grazia Verasani? E ho scoperto che salti fuori dal Premio Recanati. E che la tua prima attività artistica è stata quella di cantautrice.

Esatto. E devo dirti che ancora adesso sono più contenta quando parlo con musicisti che non con scrittori. Mi sento più nel mio campo, più nel mio acquario.

E perché hai smesso? Perché hai fatto solo un disco e basta?

Perché non me ne hanno fatti fare altri! (ride)

Disco che peraltro è introvabile adesso.

Introvabile! E' fuori catalogo da secoli. E infatti ogni tanto quando me lo chiedono lo masterizzo. Cioè, in realtà, io non sono capace. Lo faccio masterizzare da amici e lo regalo. Tra l'altro pensa: ho un contratto editoriale con la Bmg che dura vent'anni, quindi io non potrei neanche prendere questo disco, ristamparlo, farne qualcosa. Ai reading che faccio o alle presentazioni potrei venderlo. Non posso. L'unico modo è masterizzarlo e regalarlo.

Oppure rifarlo dal vivo …

Eh sì.

C'era una canzone bellissima in quel disco, l'unica che ho recuperato che è "Devi morire", che ancora a distanza di anni è un gran bel lavoro! Se tutto il resto dell'album era a quel livello, complimenti!

Ti ringrazio. Quando la presentai a Recanati, che era nel '95, c'erano i critici divisi in due. Nel senso che c'erano quelli che dicevano "ah, è un testo innovativo … una donna che dice queste cose … questo maledettismo un po' …"

"Cristo, porca puttana, troia" è la prima frase. In effetti come "maledettismo" partiamo bene (ridiamo)

E invece è stata stroncata da altri giornalisti, come quella dell'Unità. In alcuni casi consensi e in altri no. Purtroppo mi ero fatta la nomea di "aggressiva", di persona troppo "spirito libero" ed effettivamente poi in quegli anni forse un po' lo ero. E coi discografici sai, non è semplice comunicare. Poi ero anche più giovane e cercavo di difendermi con tutti i mezzi possibili, perché scrivevo la musica, scrivevo i testi. Ed erano anni in cui la Consoli iniziava… Mi ricordo che alla Bmg dicevano "ma non è possibile, noi abbiamo Giorgia che è rassicurante, invece la Verasani è un po' scostante, diretta". Avevo testi un po' forti. E' stata comunque una resa alla fine.

Ambizioni abbandonate o …. il pensiero c'è ancora?

C'è ancora, perché la musica …. come fai ad abbandonarla? E' una passione talmente forte! Io lo disco spesso, ma è vero: scrivere è stata una relazione stabile, attinente alla mia natura. Io sto bene a casa, a scrivere al computer. Sono abbastanza solitaria tutto sommato. La musica è stata una grande amante! Quindi per me una cosa fortissima, come quelle passioni che ti bruciano che ti fanno anche male, ma che però non puoi dimenticare.

Ma canzoni continui a scriverne?

No. E' da anni che non scrivo canzoni. Ho scritto testi per altri. Però è una cosa completamente diversa. Per tre anni non ho avuto tempo neanche di pensarci. Da quando c'è stato il film di Salvatores tratto da "Quo Vadis baby" ho notato che la mia vita ha preso delle pieghe un po' frenetiche. Chissà… Forse non sto andando da nessuna parte …

… ma molto velocemente! (ridiamo)

Ci avevi fatto caso che i tuoi due libri, intendo quelli "maggiori", sembrano rispondersi l'uno con l'altro? "Quo vadis, baby" "Velocemente da nessuna parte". Sembrano botta e risposta di un dialogo! (ride). No, eh?

No (tra le risate) è che adesso stavo pensando al titolo del terzo!

"Sono arrivata", qualcosa del genere? "Non so bene dove, ma sono arrivata!"

Adesso devo inventare un titolo per il terzo che sia coerente con questa lettura! Tu pensa i critici del Tremila che si troveranno di fronte a questo "trittico" (ride)

Parliamo dei libri adesso. E di questo magnifico personaggio di Giorgia Cantini che ti sei inventata. E' difficile resistere, non ce l'hai proprio fatta a "non" fare il secondo episodio.

No, non ce l'ho fatta.

Così come pure ne verrà un terzo …

Guarda, sì, ma non sarà il prossimo. Nel senso che ho già scritto un libro in questi mesi e non sarà un romanzo con la Cantini. Ha delle atmosfere ma vagamente vagamente vagamente noir. L'unica che l'ha letto fino adesso (una mia amica stretta) dice che non è un noir. Anche se adesso ormai il noir è un genere talmente allargato … ci rientra di tutto. Ti dico sinceramente che è un libro a cui tengo. Per me è stata una boccata d'ossigeno perché dovevo proprio disintossicarmi dalla Cantini, per quanto a questo personaggio sia comunque legata. Poi vorrei anche, dato che ho fatto questo passaggio dalla piccola alla grande editoria … non lo so la sensazione è sempre quella, che poi quando entri … sei contenta perché hai più visibilità, sei nelle librerie, esisti, i lettori possono comprarti … Però davvero le grosse aziende sono disumanizzanti, i rapporti sono basati sul "se vendi ok, sennò un calcio in culo e via". In questo senso è come un precariato infinito. Ho avuto qualche conferma dopo vent'anni di lavoro, però non so ancora questo libro nuovo chi lo pubblicherà …

… insomma non sai cosa farai da grande?

In effetti no. E' così. E' buffo, sai, perché c'è un sacco di gente che pensa che dopo il film di Salvatores io mi sia arricchita, che abbia iniziato una vita diversa. Invece è proprio uguale a prima, solo più stressante. Mi è toccato anche entrare in meccanismi che non conoscevo. Perché io faccio tanto la dura, ma sono di un'ingenuità senza pari, capito? Comunque, è assurdo lamentarsi…

Però ti ha dato una bella visibilità il film, no? Anche come vendite immagino.

Mmm mmm, meno di quanto la gente pensi. Alla fine quando ti vedi poi arrivare i rendiconti a casa le cifre sono sempre diverse da quelle che ti aspetti circolino. Con "Quo vadis, baby", quando a maggio uscì il film, molte librerie avevano esaurito le copie del libro. Ne sono state sprovviste per alcuni mesi, i mesi decisivi. "Velocemente da nessuna parte" mi hanno detto che era entrato in classifica, ma ne è uscito subito dopo. La sensazione è che l'atteggiamento sia un po' questo: "La Verasani sta vendicchiando? Bene!" Fine. (ridiamo). I libri della collana Coloradonoir non sono nei centri commerciali, non sono nei supermarket … L'unica cosa che ho detto è che la copertina non mi piaceva …

La copertina dei tacchi a spillo che ormai è uno standard!

Ho detto che non ho un calzaturificio qua a Bologna, né ho intenzione di aprirne uno. Mi hanno risposto che di marketing io non sapevo niente. Salvo incontrare una signora a una presentazione che mi fa: "Sa, non l'ho comprato perché ce l'avevo già!" L'ha confuso col precedente!

Viceversa è molto bella la copertina che ti hanno preparato per l'edizione francese di "Quo vadis, baby"

Bellissima! Infatti lì dici: è così che si fa. Quella sera stessa volevo iscrivermi a un corso di francese! Quando mi hanno fatto vedere la copertina ho gioito. Poi il francese lo so un po', non benissimo, ma … per cui c'è stato un momento che ho detto: "Parto! Là mi capiscono!" (ride)

No, aspetta, aspetta a partire, prima devi fare lo sceneggiato televisivo con la Cantini protagonista!

No, no. E' prematuro…

Arriverà, arriverà … forse non lo sai ancora, ma arriverà. C'è stato il film che può servire da "pilot" …

Faccio delle presentazioni dove una signora l'altro giorno mi fa: "sa, ho letto questo suo secondo libro, ma devo dire che questa Cantini non l'ho trovata somigliante alla Baraldi". (ridiamo) "Ci sono rimasta un po' male, perché è rotonda, è in soprappeso, mentre invece la Baraldi è magrissima". "Guardi, ha ragione" le ho detto. Cosa rispondi?

Il film ti è piaciuto?

Quando l'ho visto la prima volta non sapevo dare un giudizio obiettivo, perché ero così, molto … coinvolta. Ci sono delle cose delle tua vita che incredibilmente, anche se elaborate, entrano nei tuoi libri. Quindi è strano, per quanto io mi nasconda molto nei miei libri … ho delle forme di pudore molto forti, per cui invento, però c'è anche molto autobiografismo, diciamo nell'essenza ecco, negli stati d'animo fedeli a cose che magari ho vissuto veramente. Poi naturalmente le elaboro e ne faccio delle storie. Però per dirti, sono proprio cazzate, ci sono dei personaggi a cui ho dato i cognomi dei miei ex compagni del liceo. Ecco, allora vederli sullo schermo ti fa quasi ridere! Poi, ti giuro, ero molto disorientata, perché ero passata dall'anonimato, dalla piccola editoria, quindi da essere un'autrice di nicchia, solo per pochi, a questa cosa più "grande". Ero confusa … mi sono fatta vedere due o tre volte sul set, ma cercavo di stare molto defilata. Non sono riuscita a godermi questo momento.

Ma hai partecipato al film? Hai scritto la sceneggiatura?

Io ho collaborato con Salvatores all'inizio. Lui mi ha chiamato, ci siamo frequentati per un po' di tempo, sono andata a Milano, abbiamo fatto lunghe chiacchierate. Sono stata pagata per il lavoro della sceneggiatura, perché per metà ho lavorato con lui. Poi lui si è trasferito nella sua casa a Ibiza e ha lavorato alla sceneggiatura con Fabio Scamoni. Poi il finale era talmente diverso, anche la figura del padre … che io mi ero un po' dissociata. Capivo che lui aveva ovviamente delle esigenze cinematografiche. Io ho apprezzato molto la sua idea di trasformare le lettere in vhs.

Non reggeva tanto da un punto di vista drammaturgico, ma al cinema funzionava decisamente meglio.

Lì capisci che il cinema non è il tuo mestiere e che Salvatores doveva andare via libero sulla sua strada. Alle fine io non l'ho voluta firmare la sceneggiatura, perché non sentivo di aver dato un apporto, un contributo sostanziale. Ed è stata anche una lezione perché ho pensato che è molto più facile scrivere idee di altri. Quando è un tuo libro sei troppo coinvolto … è una cosa strana … fai fatica. E comunque con Salvatores i rapporti sono stati buoni.

Nei tuoi libri non c'è troppa azione, c'è molta riflessione, c'è molto stato d'animo della persona. Non sono immediatamente "cinematografici".

No, infatti. Non era facile farne un film. Secondo me sarebbe stato molto più facile fare un film da quest'ultimo.

Ci hai pensato scrivendolo? Sinceramente

Guarda, la mia fortuna è stata scrivere "Velocemente da nessuna parte" quando non c'era ancora il film tratto da "Quo vadis, baby?". L'ho scritto prima di vedere il film. Quindi non ho sofferto condizionamenti. Il libro è finito da un anno. Per quello ho già avuto tempo di scriverne un altro... Quindi no, non ci ho pensato al cinema. C'è da dire però che il cinema è una mia grande passione e rientra inevitabilmente nelle cose che scrivo. Nei racconti che ho pubblicato a vent'anni con Roberto Roversi, lui mi diceva che ero "immaginifica". Credo di avere sempre avuto un po' questa predisposizione all'immagine. Dico sempre che è colpa di mio nonno che mi portava al cinema a sette-otto anni a vedere tutti i western, qualunque cosa. Ed effettivamente ho assorbito molto dal cinema.

I tuoi libri precedenti sono introvabili anche quelli?

No. Il più bello, almeno a mio parere, è "Tracce del tuo passaggio"

… che sono racconti

Sì, ma brevissimi. Sono lampi, proprio. A tutt'oggi, assieme a "From Medea", credo che sia la cosa più interessante che io abbia scritto.

"L'amore è un bar sempre aperto" è un bellissimo titolo, però.

Beh, lì ho raccontato la mia esperienza di cantautrice fuori dal coro. Quello è stato un libro molto autobiografico, scritto di getto, per sfogare una sorta di reazione quando ho abbandonato la musica, quando ero arrabbiata per certi meccanismi. Infatti l'ho scritto proprio quando sono uscita dalla Bmg. Ero arrabbiata col mondo, insomma. E per reazione ho scritto questo libro. Si vede in fondo che è un primo libro: ci sono delle acerbità. Però sono molto affezionata ai libri Fernandel. E anche all'editore, Giorgio Pozzi, perché è stata una persona che mi ha dato tantissimo. E' stato il primo editore a credere in me.

Come stile di scrittura o ispirazione chi sono i tuoi modelli?

Ah beh, guarda. Non dei giallisti, penso. Io mi sento un po' un pesce fuor d'acqua in questa categoria. Perché amo solo certi romanzi noir e certi autori noir, ma non ho mai letto un thriller sanguinario nella mia vita. Ne saprei mai scriverne uno, non mi interessa. Ho amato molto in gioventù Patricia Highsmith. Mi piacciono i "noiristi" francesi: Izzo, Malet. Poi Chandler da giovane. Però ho amato tutti gli autori della Lost generation. Io sono venuta su con Hemingway, Fitzgerald. Ho amato molto quel tipo di letteratura "perdente", l'epica del "perdente". Però se ti dovessi dire quali sono in assoluto i due autori che mi hanno "segnato" di più (si dice così?) sono Robert Walser e Celine.

Ah beh, stiamo su alti vertici!

Sono proprio i miei autori del cuore. Di Walser sono una cultrice. Mi interessa tutto di lui, ho letto tutto. E' un punto di riferimento. In particolare "Jakob von Gunten" che per me è la mia bibbia. "Viaggio al termine della notte" di Celine è un'altra delle mie bibbie. Celine mi ha molto segnato perché, come musicista, sono molto sensibile a quel tipo di linguaggio assolutamente musicale. Come lettrice però io sono abbastanza dispersiva. Leggo un po' di tutto. Adesso ultimamente ho scoperto un autore francese che si chiama Philippe Besson che non conoscevo, classe '67, che scrive dei libri notevoli. Mi piace anche scoprire autori nuovi.

Il libro nuovo ha già un titolo?

Non ce l'ha ancora. Ho due o tre possibilità, ma non so ancora. Come non so ancora che fine farà.

E' assolutamente prematuro, in realtà. E' appena uscito "Velocemente da nessuna parte".

L'ho dato al mio agente, l'ha letto solo Paola Borgonuovo. Mi dicono che non dovrei avere problemi a trovare un altro editore. Ma non esistono certezze…

Beh, con due libri simili alle spalle potrebbe anche essere …

Sarà che ho imparato a mie spese che niente è facile. Sai anche la cosa di Salvatores è stata come quando la fortuna improvvisamente gira dalla tua parte e tu non sei abituata. (ride). Ho visto i vantaggi, ma anche gli svantaggi. Quando è uscito "Quo vadis, baby" alcuni lo hanno snobbato per il fatto che Salvatores faceva un film partendo dal libro di una sconosciuta. Tu invece sai che tutto è nato per caso, che non hai cercato nessuno. Però, ecco, è stato un libro "pubblicizzato" molto, ma non ha avuto recensioni. Quasi una forma di snobismo che hanno avuto alcuni giornalisti. Non so se l'hanno davvero letto. Temo di no. Già con "Velocemente da nessuna parte" noto che ci sono un po' meno preconcetti nei miei confronti. Però, a 43 anni, ho la sensazione di essermi veramente sudata tutto. Perché aiuti non ne ho avuti.

E dovrai continuare a sudare

Eh sì. Ho anche proprio la sensazione, al di là del mio pessimismo patologico che ovviamente ricorre sempre, che proprio davvero non smetti mai, mai.

Leggo in tutte le tue biografie che hai fatto la doppiatrice porno …

Siiiì (ride). Ti dirò di più ….

Ma che attività è la doppiatrice di film porno?

Ho imparato tantissime cose. Purtroppo non cose … come dire … cose sessuali (ridiamo), perché alla fine le posizioni son quelle, non è che cambi molto. Però sono stati anni importanti. Di giorno andavo a doppiare e di sera scrivevo racconti. Io cercavo disperatamente di fare mestieri in cui non avrei dovuto timbrare il cartellino, dove mi restasse tanto tempo libero per potere suonare. Avevo il mio gruppo, andavo in sala prove: ho avuto una gioventù da rockettara, ecco. E questo era il lavoro più idoneo. A scapito però dei fidanzati. Ho avuto un fidanzato in quel periodo che ovviamente era molto scocciato, perché io uscivo da questi turni di doppiaggio stanca morta e l'ultima cosa che avevo voglia di fare era del sesso (ridiamo)!

E comunque in ogni caso silenzioso (ridiamo)

E' stata un'esperienza unica. L'ho fatto poi per quattro anni, mi ha proprio aiutato a mantenermi.

In "Velocemente da nessuna parte" ritorna il personaggio di Johnny, ex attore di film porno …

Esattamente. Poi, un bel giorno, mi chiama Elio delle Storie Tese. Avevano una canzone dell'album, quello che gli ha dato maggior successo. Sapeva che ero una doppiatrice hardcore e mi chiese di poter registrare degli orgasmi da campionare per "Essere donna oggi" che era un loro pezzo. Loro usano ancora i miei orgasmi campionati nei concerti! Sono stata due ore in questo studio a fare questa … "arte varia del vocalizzo orgasmico" e ci siamo divertiti molto. E' stata una delle cose più carine che mi siano mai successe! (ride) Devo dire che la simulazione è entrata talmente nel mio dna che ho faticato per anni a riprendermi … appunto, stavo in silenzio coi miei partners, perché pensavo "diranno che fingo" (ridiamo). Ecco, vedi, impari un sacco di cose che poi sono utili per i romanzi. Infatti "Fuck me mon amour" è la storia di una doppiatrice di film hardcore. Ho messo quasi tutti i mestieri che ho fatto nei miei libri.

Allora adesso devi fare la detective (ridiamo).

Mi sa di no. Mi sa che non ci riesco.

Attrice no?

Sì, ho fatto anche l'attrice, pensa. Ho fatto l'attrice a 20 anni per il Teatro Stabile dell'Aquila e di Torino.

Non ti andrebbe di fare la Cantini, no?

No, non se n'è mai parlato. Avevo già smesso anche con la musica. Scrivevo a basta. Salvatores un giorno mi ha chiamato e mi ha detto: "io avrei pensato alla Baraldi". Sapeva che era di Bologna e che in qualche modo io la conoscevo. In quel momento l'unica cosa che mi è venuta da dirgli è stata "per me potresti fare recitare anche tua nonna, che mi andrebbe bene lo stesso" (ride).

 

Intervista effettuata nel luglio 2006

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