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BiELLE INTERVISTE
Francesco Saverio Gliozzi (SursumCorda):
"In volo" meritava vita propria
di Giorgio Maimone

Nasce tutto con una telefonata. "Saverio, ti va di spiegarmi un po' la genesi di questo disco? Mi piace molto, non faccio altro che ascoltarlo e sono molto incuriosito su un dato base. Nascono prima le immagini o la musica?"

Sai ho appena visto il concerto della Pfm al Nazionale dove sonorizzano immagini montate da documentari o computer graphics o vecchi cartoni animati, in un montaggio prodotto apposta perché su di esse nascesse la musica, non è remoto il ricordo del disco dei La Crus, "Infinite possibilità" a cui era abbinato un dvd, dove canzoni nate indipendentemente cercavano di dialogare con cortometraggi nati a loro volta separatamente e a volte con un trait-d'union quasi invisibile.

E peraltro sono ben noti i lavori di sonorizzazione degli Yo Yo Mundi, ai quali oramai manca solo di provarsi a sonorizzare un quadro ... Ecco, forse in parte questo è quello che avete fatto voi. Avete creato una musica che contiene in sè le immagini.

"Che bello! Dimmelo ancora!"

Musiche nate per essere collegate alle immagini di un documentario, che a poco a poco hanno preso consistenza, certezza del volo, sicurezza nelle proprie ali e, senza mai mollare le radici che le tengono legate alla terra, hanno trovato la forza per staccare il suono del suolo. E iniziare a volare. "In volo" è una delle più piacevoli sorprese di questo fantastico inizio di 2006! (segue)
L’effetto degli “strati d’ascolto” è voluto, ed è causato dal particolare tipo di arrangiamento adottato. In genere il brano nasce da una bozza (testo + accordi) o da un tema molto “forte” (come nel caso dell’Albero dei Bradipi”). Arrangiare è una fase importante e nel contempo stimolante. E’ la fase dei colori e delle sensazioni. Il brano deve essere arricchito ma non deve diventare pesante all’ascolto". (Intervista segue)

Beh facciamo che io scrivo la recensione e tu mi spieghi un po' come è nato e si è sviluppato il lavoro?

"Certo. Appena arrivo a casa ti mando una mail"

Puntuale e di parola Francesco Saverio Gliozzi, violoncellista dei SursumCorda racconta così come è nato il lavoro, uno dei dischi più belli che io abbia ascoltato negli ultimi tempi.

"Questo disco è nato in un modo un po' strano: nonostante sapessimo che sarebbe stato possibile avere da Alberto Osella la commissione di questa colonna sonora, non abbiamo avuto la certezza che il documentario si sarebbe fatto prima dello scorso mese di giugno. A quell'epoca ancora non c'erano molte riprese realizzate proprio perchè il Museo Diocesano non aveva ufficializzato alla Osella&Partners il benestare per l'inizio dei lavori".

"Inizialmente quindi, sia noi che Alberto abbiamo dovuto lavorare a braccio 'investendo' nel nostro lavoro a prescindere da cosa sarebbe successo. Abbiamo così proposto, per una prima selezioni di immagini già realizzate da Alberto, un nostro brano già esistente togliendogli il testo (‘Poesia bruciata’) che Alberto ha accolto e pensato di utilizzare nel suo sviluppo meno 'medievaleggiante' (e cioè all'intervento del salterio, dopo l'ultima ripresa dei flauti dolci)".

"Vista la soddisfazione per quel brano ci siamo entusiasmati ed ispirati subito 'trovando' nelle nostre dita "Danza del sole e della luna" che si è rivelata essere il trampolino di lancio per parecchie parti del disco (la ripresa del tema in "Chiaroscuro" che apre a soluzioni poi riprese e ribaltate ne "La luna"). Infine in soli 4 giorni tra (gli ultimi dello scorso agosto) la stesura delle restanti idee ("Notturno" ad esempio, nato appunto di notte, è frutto di una suggestione legata ad immagini non ancora realizzate). Nemmeno brani come "Farfalle", "La fuga" avevano un riferimento preciso dal punto di vista delle immagini".

" Spesso il documentario stesso, nel suo montaggio, è nato assieme alla musica, altre volte la situazione è stata capovolta ("Vespero" e "Nota lunga" e la stessa "Danza del sole e della luna", che abbiamo dovuto adattare, hanno una durata ed una vita espressiva e musicale che si è basata sulle immagini). "In volo" invece è nata perchè nel progetto erano previste delle riprese aeree che poi, per vari motivi, non sono state realizzate. Anche in questo caso, il nostro intento era quello di portare lo spettatore su quell'aereo, assieme a chi riprendeva quelle immagini (che nemmeno sapevamo quali sarebbero state). Nel documentario così come è oggi invece, 'In volo' è stato adattato sulla ripresa di una vecchia cartina di Milano su cui si simula appunto un 'volo'...

Il risultato è questo cd che, man mano che lo registravamo, ci siamo resi conto che poteva (e forse ‘doveva’) avere anche una vita propria e ci siamo decisi a stamparlo (seppure in tiratura limitata, 500 copie per la vendita e 200 omaggio) e a divulgarlo mettendolo anche in vendita presso il Bookshop del Museo Diocesano di Milano. Per il momento la vita di questo disco parrebbe limitata ma noi tutti ci auguriamo che possa guadagnarsi una sua dignità e credibilità anche dopo che la mostra sarà terminata (il prossimo 7 maggio).

Insomma, forse mi sono dilungato troppo (come in realtà è mia caratteristica :-) ) ma spero almeno di essere stato esaustivo".

Missione compiuta Saverio! Esaustivo e non lungo. Non resta che ascoltare il disco. Ma prima, aggiungo anche una nota di Alberto Osella, produttore del documentario.

“La musica dei Sursumcorda è stata, per il documentario, qualcosa di più di una colonna sonora. Un documentario che parla di luoghi e monumenti storici così tra loro così diversi non può pretendere di essere esaustivo nel descriverne l’aspetto, la ragion d’essere, l’evoluzione storica. Occorre, per forza di cose, lavorare di sintesi e cercare di trasmettere delle suggestioni che invitino ad abbandonarsi al viaggio virtuale proposto dal film, oppure a proseguirlo in prima persona.
In questo caso la sintesi tenta di attuarsi attraverso le emozioni: poco testo per trasmettere alcune notizie di base e molte immagini, si può dire nate insieme alla musica, per raccontare le emozioni che ancora oggi questi luoghi sono in grado di trasmettere.
Non volevo una musica storicamente connotata poiché sono pochi coloro che dispongono dei necessari strumenti culturali per compiere mentalmente un viaggio a ritroso nel tempo, fino ai secoli XVI e XVII, e provarne un’emozione.
Lavorando in passato con i Sursumcorda ad un documentario dedicato al Guercino, avevo incontrato la loro musica, scoprendola capace di parlare al cuore pur essendo raffinata e complessa al punto da sorprendere anche le orecchie più esigenti. Una musica in qualche modo fuori dal tempo e dallo spazio, nella quale la creatività dei musicisti elabora molte contaminazioni, senza però mai caderne vittima. I Sursumcorda, insomma, dispongono del dono raro di sapersi tenere a distanza da scelte di campo stilistiche, di genere o ideologiche, abbreviando al massimo la via che conduce dalla pura creatività alle corde dei loro strumenti.
Ecco perché è così difficile farla ricadere nel cliché di un genere. Ecco perché, almeno a detta dei più, la musica funziona così bene nel film pur essendo distante dal panorama culturale e spirituale degli uomini del ‘600.”

Alberto Osella

Intervista effettuata via e-mail il 18 febbraio 2006

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