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tutto con una telefonata. "Saverio, ti va di spiegarmi un po'
la genesi di questo disco? Mi piace molto, non faccio altro che
ascoltarlo e sono molto incuriosito su un dato base. Nascono prima
le immagini o la musica?"
Sai ho appena visto il concerto della Pfm
al Nazionale dove sonorizzano immagini montate da documentari
o computer graphics o vecchi cartoni animati, in un montaggio prodotto
apposta perché su di esse nascesse la musica, non è
remoto il ricordo del disco dei La
Crus, "Infinite possibilità" a cui era abbinato
un dvd, dove canzoni nate indipendentemente cercavano di dialogare
con cortometraggi nati a loro volta separatamente e a volte con
un trait-d'union quasi invisibile.
E peraltro sono ben noti i lavori di sonorizzazione degli Yo Yo
Mundi, ai quali oramai manca solo di provarsi a sonorizzare un quadro
... Ecco, forse in parte questo è quello che avete fatto
voi. Avete creato una musica che contiene in sè le immagini.
"Che bello! Dimmelo ancora!"
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Musiche
nate per essere collegate alle immagini di un documentario,
che a poco a poco hanno preso consistenza, certezza del volo,
sicurezza nelle proprie ali e, senza mai mollare le radici che
le tengono legate alla terra, hanno trovato la forza per staccare
il suono del suolo. E iniziare a volare. "In volo"
è una delle più piacevoli sorprese di questo fantastico
inizio di 2006! (segue)
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L’effetto
degli “strati d’ascolto” è voluto,
ed è causato dal particolare tipo di arrangiamento adottato.
In genere il brano nasce da una bozza (testo + accordi) o da
un tema molto “forte” (come nel caso dell’Albero
dei Bradipi”). Arrangiare è una fase importante
e nel contempo stimolante. E’ la fase dei colori e delle
sensazioni. Il brano deve essere arricchito ma non deve diventare
pesante all’ascolto". (Intervista
segue) |
Beh
facciamo che io scrivo la recensione e tu mi spieghi un po' come
è nato e si è sviluppato il lavoro?
"Certo. Appena arrivo a casa ti mando una mail"
Puntuale e di parola Francesco Saverio Gliozzi, violoncellista
dei SursumCorda racconta così come è nato il lavoro,
uno dei dischi più belli che io abbia ascoltato negli ultimi
tempi.
"Questo disco è nato in un modo un po' strano: nonostante
sapessimo che sarebbe stato possibile avere da Alberto Osella la
commissione di questa colonna sonora, non abbiamo avuto la certezza
che il documentario si sarebbe fatto prima dello scorso mese di
giugno. A quell'epoca ancora non c'erano molte riprese realizzate
proprio perchè il Museo Diocesano non aveva ufficializzato
alla Osella&Partners il benestare per l'inizio dei lavori".
"Inizialmente quindi, sia noi che Alberto abbiamo dovuto lavorare
a braccio 'investendo' nel nostro lavoro a prescindere da cosa sarebbe
successo. Abbiamo così proposto, per una prima selezioni
di immagini già realizzate da Alberto, un nostro brano già
esistente togliendogli il testo (‘Poesia bruciata’)
che Alberto ha accolto e pensato di utilizzare nel suo sviluppo
meno 'medievaleggiante' (e cioè all'intervento del salterio,
dopo l'ultima ripresa dei flauti dolci)".
"Vista la soddisfazione per quel brano ci siamo entusiasmati
ed ispirati subito 'trovando' nelle nostre dita "Danza
del sole e della luna" che si è rivelata
essere il trampolino di lancio per parecchie parti del disco (la
ripresa del tema in "Chiaroscuro"
che apre a soluzioni poi riprese e ribaltate ne "La
luna"). Infine in soli 4 giorni tra (gli ultimi
dello scorso agosto) la stesura delle restanti idee ("Notturno"
ad esempio, nato appunto di notte, è frutto di una suggestione
legata ad immagini non ancora realizzate). Nemmeno brani come "Farfalle",
"La fuga" avevano un riferimento
preciso dal punto di vista delle immagini".
" Spesso il documentario stesso, nel suo montaggio, è
nato assieme alla musica, altre volte la situazione è stata
capovolta ("Vespero" e "Nota
lunga" e la stessa "Danza del sole
e della luna", che abbiamo dovuto adattare, hanno
una durata ed una vita espressiva e musicale che si è basata
sulle immagini). "In volo" invece
è nata perchè nel progetto erano previste delle riprese
aeree che poi, per vari motivi, non sono state realizzate. Anche
in questo caso, il nostro intento era quello di portare lo spettatore
su quell'aereo, assieme a chi riprendeva quelle immagini (che nemmeno
sapevamo quali sarebbero state). Nel documentario così come
è oggi invece, 'In volo' è stato adattato sulla ripresa
di una vecchia cartina di Milano su cui si simula appunto un 'volo'...
Il risultato
è questo cd che, man mano che lo registravamo, ci siamo resi
conto che poteva (e forse ‘doveva’) avere anche
una vita propria e ci siamo decisi a stamparlo (seppure in tiratura
limitata, 500 copie per la vendita e 200 omaggio) e a divulgarlo
mettendolo anche in vendita presso il Bookshop del Museo Diocesano
di Milano. Per il momento la vita di questo disco parrebbe limitata
ma noi tutti ci auguriamo che possa guadagnarsi una sua dignità
e credibilità anche dopo che la mostra sarà terminata
(il prossimo 7 maggio).
Insomma, forse
mi sono dilungato troppo (come in realtà è mia caratteristica
:-) ) ma spero almeno di essere stato esaustivo".
Missione
compiuta Saverio! Esaustivo e non lungo. Non resta che ascoltare
il disco. Ma prima, aggiungo anche una nota di Alberto Osella, produttore
del documentario.
“La musica dei Sursumcorda è stata, per il documentario,
qualcosa di più di una colonna sonora. Un documentario che
parla di luoghi e monumenti storici così tra loro così
diversi non può pretendere di essere esaustivo nel descriverne
l’aspetto, la ragion d’essere, l’evoluzione storica.
Occorre, per forza di cose, lavorare di sintesi e cercare di trasmettere
delle suggestioni che invitino ad abbandonarsi al viaggio virtuale
proposto dal film, oppure a proseguirlo in prima persona.
In questo caso la sintesi tenta di attuarsi attraverso le emozioni:
poco testo per trasmettere alcune notizie di base e molte immagini,
si può dire nate insieme alla musica, per raccontare le emozioni
che ancora oggi questi luoghi sono in grado di trasmettere.
Non volevo una musica storicamente connotata poiché sono
pochi coloro che dispongono dei necessari strumenti culturali per
compiere mentalmente un viaggio a ritroso nel tempo, fino ai secoli
XVI e XVII, e provarne un’emozione.
Lavorando in passato con i Sursumcorda ad un documentario dedicato
al Guercino, avevo incontrato la loro musica, scoprendola
capace di parlare al cuore pur essendo raffinata e complessa al
punto da sorprendere anche le orecchie più esigenti. Una
musica in qualche modo fuori dal tempo e dallo spazio, nella quale
la creatività dei musicisti elabora molte contaminazioni,
senza però mai caderne vittima. I Sursumcorda, insomma, dispongono
del dono raro di sapersi tenere a distanza da scelte di campo stilistiche,
di genere o ideologiche, abbreviando al massimo la via che conduce
dalla pura creatività alle corde dei loro strumenti.
Ecco perché è così difficile farla ricadere
nel cliché di un genere. Ecco perché, almeno a detta
dei più, la musica funziona così bene nel film pur
essendo distante dal panorama culturale e spirituale degli uomini
del ‘600.”
Alberto Osella
Intervista
effettuata via e-mail il 18 febbraio 2006
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