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hanno telefonato per dire che stavano arrivando in radio con una
macchina ed un furgone, ho pensato: “E adesso… dove
li metto?”. Cinque componenti del gruppo con strumenti al
seguito, manager, fonico e fotografo, tutti nel nostro “acquario”
della diretta? Tutti insieme appassionatamente? Ma si, e che il
cielo ce la mandi buona. D’altra parte, non capita tutti i
giorni di avere i Quintorigo al gran completo e l’occasione
di sentirli parlare e suonare dal vivo è troppo ghiotta per
lasciarsi disorientare da qualche piccolo problema logistico o di
audio. Eppoi, in dieci anni di radio, per la prima volta ho l’onore
di avere un fonico professionista che mi fa da regia… e quando
mi capita più? Allora si cominci e – come diceva qualcuno
qualche anno fa – comunque vada sarà un successo!
Il
vostro disco, “Il cannone”, uscito da qualche mese,
è stato preceduto in dicembre dall’uscita del singolo
cover “Redemption song”, i cui proventi andranno interamente
ad Amref Italia. Voi, infatti, siete i più giovani testimonial
dell’associazione, in compagnia - tra gli altri- di Giobbe
Covatta, Luca Zingaretti, Fabio Fazio, Sveva Sagramola e Paola Cortellesi…
Valentino
Bianchi: “Si, ormai è da più di un
anno che stiamo sostenendo Amref ed il suo progetto. L’intero
incasso del nostro primo singolo, come dicevi, è stato interamente
devoluto ad Amref. Ma noi facciamo opera di promozione e sensibilizzazione
anche durante i nostri concerti, dove ci sono banchetti con magliette
e materiale informativo dell’associazione. Questo per far
conoscere a più persone possibile l’opera di Amref
e la passione e la purezza dei loro volontari, che poi anche tu
conosci, visto che collabori attivamente”.
Beh,
diciamo che tramite il megafono della radio cerchiamo di dare anche
noi una mano. Tornando a “Il cannone”, si tratta anche
in questo caso di un lavoro diviso tra cover e pezzi originali.
Ma sicuramente la novità più rilevante è l’ingresso
alla voce di Luisa Cottifogli che ha avuto l’ingrato compito
di sostituire (non tanto nel gruppo, ma nel cuore dei fan) l’insostituibile,
ossia John De Leo. Insostituibile non solo per la sua bravura, ma
soprattutto per il suo modo di cantare che era diventato ormai il
marchio di fabbrica dei Quintorigo. Personalmente, son convinto
che tu Luisa ci sia riuscita in modo egregio, sia per il tuo incredibile
bagaglio culturale, sia per il tuo modo di usare la voce, forse
non troppo lontano da quello di John
Luisa
Cottifogli: “Io ti ringrazio. E’ vero che John
è insostituibile, ma è anche vero che è insostituibile
il sound del gruppo. Per me è stata una sorpresa, perché
ero fra quelli che credevano che Quintorigo fosse John. In realtà
il gruppo è unico, ha un sound speciale e io mi sono avvicinata
cercando di portare la mia piccola dote, la caratterizzazione etnica.
E’ un lavoro molto divertente perché è basato
sulla scoperta reciproca”.
Leggevo
delle tue molteplici esperienze vocali, sei abituata a cantare in
più situazioni, davanti a diversi tipi di pubblico, in diversi
gruppi. Quindi, ti sarai trovata bene subito col suond dei Quintorigo
che peraltro, anche in questo nuovo lavoro, continuano a mischiare
suoni originalissimi e cover di brani apparentemente molto lontani
tra loro: passate dai Police, agli standard jazz al già citato
Marley. Come scegliete le cover da inserire in scaletta?
Luisa: “Diciamo
che ognuno di noi ascolta moltissima musica. La nostra estrazione
è quella classica, del conservatorio. Ma al di là
di questo ascoltiamo con piacere tutti i generi. Forse l’unico
al quale non ci siamo ancora avvicinati è la musica solare
(ride). Però per il resto ognuno di noi porta i suoi amori
e poi si sceglie insieme”
Valentino: “In
realtà, ogni cover presente nei nostri dischi ha un suo perché,
una sua storia. Non son state scelte semplicemente perché
sono bei pezzi. Ad esempio, il pezzo degli Area ‘Luglio agosto
e settembre (nero)’ è stata scelta per il testo e per
la sua forte carica ideologica; il pezzo dei Police ‘Invisible
Sun’ per la sua natura pacifista; il pezzo di Mingus è
stato scelto perché Mingus è stato definito quasi
unanimemente uno dei maggiori compositori del secolo scorso e poi
perché noi abbiamo sempre inserito nei nostri lavori una
parentesi più marcatamente jazzistica”.
Peraltro
avete percorso con tanta convinzione la strada delle cover, che
alla fine siete riusciti (mi si passi il termine) a “coverizzare”
voi stessi! Infatti, ne “Il cannone” è presente
una cover di “Grigio”, dal vostro lavoro omonimo del
2000…
Valentino: “In
realtà noi abbiamo un rapporto molto stretto con le cover,
perchè le riteniamo una sfida, un banco di prova, un dialogo
con autori importanti. Quindi, riprendere Bob Marley, o Charlie
Mingus o anche Mozart e riproporli a modo nostro è un esperimento
difficile ma sempre necessario”.
Avete
citato gli Area. Nella vostra versione di “Luglio agosto e
settembre nero” alla batteria siede Cristian Capiozzo, figlio
di Giulio, autore e batterista di Area. Una linea di continuità
che vi ha portato ad inserire questo brano storico nel vostro disco
e a suonarlo oggi, in diretta, negli studi di Radio Città
Aperta. Luisa, due parole di presentazione?
Luisa: “Certo.
Mentre la versione degli Area prevedeva una poesia araba come introduzione
al brano, io ho scelto un brano (sempre in arabo) della famosa artista
Um Kalsum. Il testo recita ‘Canta per me piano piano / Canta
per me ed avrai i miei occhi’”.
Beh,
grazie davvero ragazzi. Visto che Luisa ha tradotto per noi il brano
in arabo… come mai avete scelto di tradurre parte di “Invisibile
Sun” dei Police?
Luisa: “Si, in
realtà è una cosa che non si osa quasi mai, perché
abbiamo una sorta di grande rispetto per tutto quel che viene dall’Inghilterra
e dall’America. Sono considerati intoccabili, no?”
Oggi
sicuramente. Negli Anni ’60 era all’ordine del giorno
distruggere un grande successo straniero, traducendolo con le classiche
rime nostrane “cuore/amore” o “mare/amare”.
Ricordo ancora una versione italiana di “Light my fire”
dei Doors tradotta come “Dammi un cerino”…
Luisa: “Ecco, appunto
(ride). In effetti, ogni lingua ha il suo genere melodico. L’arabo,
appena ascoltato, ha molti suoni gutturali e allora naviga facendo
curve speciali; all’italiano appartiene sicuramente l’Opera,
perché la melodia suona bene con le vocali e la nostra lingua
ne è ricca; l’inglese, con le sue tronche, si adatta
più al Rock e al Pop…e così via. Per cui, il
fatto di tradurre in italiano generi che non ci appartengono risulta
spesso una cosa un po’ forzata. In questo caso, però,
mi sembra che l’esperimento sia riuscito. Comunque, è
un lavoro che continueremo a fare, con alcuni standard jazz che
vogliamo arrangiare per cercare di avvicinare alla nostra lingua
anche generi storicamente più lontani”.
Volevo
chiedere a Valentino, che nel disco ha suonato anche l’Hammond…
Valentino: “In
realtà ho suonato l’Immond (ride)”. No, beh,
il tutto nasce come idea per il pezzo ‘Il clone del padre’,
dove la strofa è suonata dai Quintorigo, mentre il ritornello
è suonato dai nostri cloni, che siamo sempre noi, ma suoniamo
altri strumenti. Ora, mentre per alcuni il secondo strumento è
decisamente alla sua portata (come Jonatha, che è un bravo
chitarrista), nel mio caso, invce, l’Hammond lo suono ogni
tanto, sotto la doccia (ride)”. E chi venisse ad un nostro
concerto, si potrebbe divertire vedendo alle nostre spalle i nostri
cloni impegnati a suonare altri strumenti. Poi, dopo il concerto,
c’è sempre la partitella di calcetto, cinque contro
cinque, tra noi e i nostri cloni! Non mancate”.
Allora
ci salutiamo ricordando il vostro sito quintorigo.com
(dove sono presenti anche le vostre prossime date e la vostra mailing
list) e ascoltando “Il cannone”, il brano che dà
il nome al vostro lavoro. A proposito, ho letto che il cannone può
avere in mille significati: vogliamo dare una versione ufficiale,
una volta per tutte?
Luisa: “No, no,
li ha tutti e mille!”.
Intervista
effettuata nell'aprile 2006
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