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BiELLE INTERVISTE
Quintorigo al gran completo a Radio Città Aperta
di Marco Cavalieri

Quando hanno telefonato per dire che stavano arrivando in radio con una macchina ed un furgone, ho pensato: “E adesso… dove li metto?”. Cinque componenti del gruppo con strumenti al seguito, manager, fonico e fotografo, tutti nel nostro “acquario” della diretta? Tutti insieme appassionatamente? Ma si, e che il cielo ce la mandi buona. D’altra parte, non capita tutti i giorni di avere i Quintorigo al gran completo e l’occasione di sentirli parlare e suonare dal vivo è troppo ghiotta per lasciarsi disorientare da qualche piccolo problema logistico o di audio. Eppoi, in dieci anni di radio, per la prima volta ho l’onore di avere un fonico professionista che mi fa da regia… e quando mi capita più? Allora si cominci e – come diceva qualcuno qualche anno fa – comunque vada sarà un successo!

Il vostro disco, “Il cannone”, uscito da qualche mese, è stato preceduto in dicembre dall’uscita del singolo cover “Redemption song”, i cui proventi andranno interamente ad Amref Italia. Voi, infatti, siete i più giovani testimonial dell’associazione, in compagnia - tra gli altri- di Giobbe Covatta, Luca Zingaretti, Fabio Fazio, Sveva Sagramola e Paola Cortellesi…

Valentino Bianchi: “Si, ormai è da più di un anno che stiamo sostenendo Amref ed il suo progetto. L’intero incasso del nostro primo singolo, come dicevi, è stato interamente devoluto ad Amref. Ma noi facciamo opera di promozione e sensibilizzazione anche durante i nostri concerti, dove ci sono banchetti con magliette e materiale informativo dell’associazione. Questo per far conoscere a più persone possibile l’opera di Amref e la passione e la purezza dei loro volontari, che poi anche tu conosci, visto che collabori attivamente”.

"Il cannone" Recensione
Luisa Cottifogli: "Rumi"
Marlevar

Beh, diciamo che tramite il megafono della radio cerchiamo di dare anche noi una mano. Tornando a “Il cannone”, si tratta anche in questo caso di un lavoro diviso tra cover e pezzi originali. Ma sicuramente la novità più rilevante è l’ingresso alla voce di Luisa Cottifogli che ha avuto l’ingrato compito di sostituire (non tanto nel gruppo, ma nel cuore dei fan) l’insostituibile, ossia John De Leo. Insostituibile non solo per la sua bravura, ma soprattutto per il suo modo di cantare che era diventato ormai il marchio di fabbrica dei Quintorigo. Personalmente, son convinto che tu Luisa ci sia riuscita in modo egregio, sia per il tuo incredibile bagaglio culturale, sia per il tuo modo di usare la voce, forse non troppo lontano da quello di John

Luisa Cottifogli: “Io ti ringrazio. E’ vero che John è insostituibile, ma è anche vero che è insostituibile il sound del gruppo. Per me è stata una sorpresa, perché ero fra quelli che credevano che Quintorigo fosse John. In realtà il gruppo è unico, ha un sound speciale e io mi sono avvicinata cercando di portare la mia piccola dote, la caratterizzazione etnica. E’ un lavoro molto divertente perché è basato sulla scoperta reciproca”.

Leggevo delle tue molteplici esperienze vocali, sei abituata a cantare in più situazioni, davanti a diversi tipi di pubblico, in diversi gruppi. Quindi, ti sarai trovata bene subito col suond dei Quintorigo che peraltro, anche in questo nuovo lavoro, continuano a mischiare suoni originalissimi e cover di brani apparentemente molto lontani tra loro: passate dai Police, agli standard jazz al già citato Marley. Come scegliete le cover da inserire in scaletta?

Luisa: “Diciamo che ognuno di noi ascolta moltissima musica. La nostra estrazione è quella classica, del conservatorio. Ma al di là di questo ascoltiamo con piacere tutti i generi. Forse l’unico al quale non ci siamo ancora avvicinati è la musica solare (ride). Però per il resto ognuno di noi porta i suoi amori e poi si sceglie insieme”

Valentino: “In realtà, ogni cover presente nei nostri dischi ha un suo perché, una sua storia. Non son state scelte semplicemente perché sono bei pezzi. Ad esempio, il pezzo degli Area ‘Luglio agosto e settembre (nero)’ è stata scelta per il testo e per la sua forte carica ideologica; il pezzo dei Police ‘Invisible Sun’ per la sua natura pacifista; il pezzo di Mingus è stato scelto perché Mingus è stato definito quasi unanimemente uno dei maggiori compositori del secolo scorso e poi perché noi abbiamo sempre inserito nei nostri lavori una parentesi più marcatamente jazzistica”.

Peraltro avete percorso con tanta convinzione la strada delle cover, che alla fine siete riusciti (mi si passi il termine) a “coverizzare” voi stessi! Infatti, ne “Il cannone” è presente una cover di “Grigio”, dal vostro lavoro omonimo del 2000…

Valentino: “In realtà noi abbiamo un rapporto molto stretto con le cover, perchè le riteniamo una sfida, un banco di prova, un dialogo con autori importanti. Quindi, riprendere Bob Marley, o Charlie Mingus o anche Mozart e riproporli a modo nostro è un esperimento difficile ma sempre necessario”.

Avete citato gli Area. Nella vostra versione di “Luglio agosto e settembre nero” alla batteria siede Cristian Capiozzo, figlio di Giulio, autore e batterista di Area. Una linea di continuità che vi ha portato ad inserire questo brano storico nel vostro disco e a suonarlo oggi, in diretta, negli studi di Radio Città Aperta. Luisa, due parole di presentazione?

Luisa: “Certo. Mentre la versione degli Area prevedeva una poesia araba come introduzione al brano, io ho scelto un brano (sempre in arabo) della famosa artista Um Kalsum. Il testo recita ‘Canta per me piano piano / Canta per me ed avrai i miei occhi’”.

Beh, grazie davvero ragazzi. Visto che Luisa ha tradotto per noi il brano in arabo… come mai avete scelto di tradurre parte di “Invisibile Sun” dei Police?

Luisa: “Si, in realtà è una cosa che non si osa quasi mai, perché abbiamo una sorta di grande rispetto per tutto quel che viene dall’Inghilterra e dall’America. Sono considerati intoccabili, no?”

Oggi sicuramente. Negli Anni ’60 era all’ordine del giorno distruggere un grande successo straniero, traducendolo con le classiche rime nostrane “cuore/amore” o “mare/amare”. Ricordo ancora una versione italiana di “Light my fire” dei Doors tradotta come “Dammi un cerino”

Luisa: “Ecco, appunto (ride). In effetti, ogni lingua ha il suo genere melodico. L’arabo, appena ascoltato, ha molti suoni gutturali e allora naviga facendo curve speciali; all’italiano appartiene sicuramente l’Opera, perché la melodia suona bene con le vocali e la nostra lingua ne è ricca; l’inglese, con le sue tronche, si adatta più al Rock e al Pop…e così via. Per cui, il fatto di tradurre in italiano generi che non ci appartengono risulta spesso una cosa un po’ forzata. In questo caso, però, mi sembra che l’esperimento sia riuscito. Comunque, è un lavoro che continueremo a fare, con alcuni standard jazz che vogliamo arrangiare per cercare di avvicinare alla nostra lingua anche generi storicamente più lontani”.

Volevo chiedere a Valentino, che nel disco ha suonato anche l’Hammond…

Valentino: “In realtà ho suonato l’Immond (ride)”. No, beh, il tutto nasce come idea per il pezzo ‘Il clone del padre’, dove la strofa è suonata dai Quintorigo, mentre il ritornello è suonato dai nostri cloni, che siamo sempre noi, ma suoniamo altri strumenti. Ora, mentre per alcuni il secondo strumento è decisamente alla sua portata (come Jonatha, che è un bravo chitarrista), nel mio caso, invce, l’Hammond lo suono ogni tanto, sotto la doccia (ride)”. E chi venisse ad un nostro concerto, si potrebbe divertire vedendo alle nostre spalle i nostri cloni impegnati a suonare altri strumenti. Poi, dopo il concerto, c’è sempre la partitella di calcetto, cinque contro cinque, tra noi e i nostri cloni! Non mancate”.

Allora ci salutiamo ricordando il vostro sito quintorigo.com (dove sono presenti anche le vostre prossime date e la vostra mailing list) e ascoltando “Il cannone”, il brano che dà il nome al vostro lavoro. A proposito, ho letto che il cannone può avere in mille significati: vogliamo dare una versione ufficiale, una volta per tutte?

Luisa: “No, no, li ha tutti e mille!”.

Intervista effettuata nell'aprile 2006

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