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BiELLE INTERVISTE
Luca Nesti e il concerto virtuale
di Giorgio Maimone

Un concerto virtuale. Un concetto che ancora quasi non c'è. Ci ha provato Suzanne Vega, oltre oceano, ci ha riprovato qui da noi Luca Nesti. E il concerto è stato un trionfo. Tanto da costringere il produttore dell'evento a raddoppiare le serate per consentiere l'accesso a tutti quelli che, soprattutto dall'America si erano prenotati per tempo per assistere all'evento. La banda assegnata non sarebbe bastata, da qui la necessità di moltiplicare i giorni. E' come andare in un "sold out" virtuale, Ma la storia merita di essere raccontata meglio: il concerto virtuale viene tenuto non da Luca Nesti in persona, sul web (perché dal vivo è invece proprio Luca a cantare e suonare), ma dal suo avatar, ossia Luca Neher su Second Life all'interno del Piazza Navona al Parioli, luogo per concerti altrettanto virtuale.

Hola Luca! Ma cosa mi combini? Ti sei dato alla tecnologia?

Non me ne parlare! Io non so nemmeno giocare alla playstation!

E allora raccontaci un po’ di questa tua “seconda vita” … che non è una seconda vita artistica.

Io sono allergico a molta tecnologia. Non mi piace. Forse non l’ho capita io. Non voglio dire … però questa cosa che mi ha fatto provare Bruno Cerbone mi ha in qualche modo sorpreso. Innanzitutto perché finalmente (e te lo dico in modo provocatorio) un italiano ha avuto per primo un’intuizione e questo a Bruno glielo dobbiamo riconoscere.
E poi perché mi ha portato immediatamente a vedere concerti di questo tipo (in America già ci sono stati i concerti di Suzanne Vega …) e ho sentito da casa mia, nel mio impianto, qualche concerto strepitoso. Strepitoso nel senso che erano concerti completamente liberi che non dovevano piacere per forza, che non stavano dentro a strategie né di comunicazione, né di doversi adattare per piacere a un certo tipo pubblico. Questo mi è sembrato fantastico! Una persona onestamente che da casa sua faceva un concerto nel modo più libero senza nessuna ansia. E così mi sono chiesto “ma come ci può stare dentro a questa scatoletta un mondo così animato? Non so definirlo meglio. Una cosa di così tanto spessore, ecco. E questo mi ha sorpreso. Chiaramente poi entri dentro, vai a sentire altri concerti e ti rendi conto che tra le cose che è bene fare per guardare la gente in faccia, ma che spesso creano dei problemi, devi abbassare il volume, oppure se catturiamo troppa attenzione possono essere i gestori del locale che si lamentano perché vendono poca birra, in questo caso, per paradosso, farò un concerto “l’ottava bassa”, ossia come quando sto scrivendo le canzoni che ci ragiono sopra, racconto, commistiono alcuni scritti di certi poeti, altre cose che ho letto. L’idea principale è stata quella e devo dire che sono abbastanza incuriosito dall’esperienza e anche parecchio eccitato. Ora non mi fraintendere (ride)

Ma tu materialmente cosa dovrai fare? Sarà un concerto o sono registrazioni già preesistenti assemblate.

No, uno dei vantaggi del web, Second Life comunque è una piattaforma diversa dal web, è che devi suonare dal vivo. Quindi sarò nella mia sala prove, con un microfono che prende la voce e un microfono che prende la chitarra e ho anche una drum station che in paio di brani potrei accendere questa batteria elettronica, forse sì, forse no, per dare due effetti e per spiegare meglio una canzone. In modo molto naturale, un po’ come facevano in tanti da Neil Young in poi. Insomma, nel suo mondo io non c’entro niente. (ridiamo)

Sono solo nomi di riferimento

Sì, diciamo riferimento. E quindi è una cosa molto più naturale di tante altre cose, pur essendo una commistione tra questo mondo completamente virtuale e una persona che fa un concerto libero da condizionamenti. Perché, innanzitutto non è pagato da nessuno e non è vincolato in alcun modo.

E tutti lo possono vedere tra l’altro.

C’è anche un dato nuovo. Hanno chiamato gli americani per dire che le prenotazioni del concerto sono state tante, per la curiosità, che la banda è finita. Quindi mi hanno chiesto di fare due repliche nei giorni successivi, il 15 il 16 perciò faremo due repliche. Insomma quando la banda è finita tutti quelli che riusciranno a entrare bene e gli altri fuori. E’ come fare un sold out in un concerto. Il mio primo sold out in assoluto! (ride)

Senti, cosa presenti? Quanti brani?

Gran parte dell’album e due o tre sorprese che mi divertono che ho stravolto per l’occasione e servono se non altro per spiegare alcune cose che prendo da grandi autori.

Le cover…

Io non lo ho mai fatte e ora voglio rovesciare anche questa convenzione. Ho un mio pensiero sulle cover e me lo tengo. Le cover in genere non è che aiutino la creatività.

Però dal vivo ci stanno

Dal vivo sì. Credo ci siano tre cose importanti per spiegare un passaggio e spiegare meglio il perché di un concerto su Second Life: una, divertentissima, è il dialogo tra un tentato artista e un produttore discografico vero di una major che parlano attraverso una canzone. E te ti puoi immaginare cosa viene fuori! Nel senso che posso sempre dire ai miei discografici che quello non ero io, quello era un virtuale … (ridiamo)

Per le cover su chi punti? Hai già deciso?

Sì, sarà una sorta di piccolissimo teatro canzone alla toscana. Così come sto parlando con te. Non ho bisogno di stare attento per forza alla dizione. Vorrei fare la cosa più naturale possibile. Altrimenti non riesco a dare senso a questa cosa. Ho pensato di aprire spiegando le motivazioni di questa inizitiva su Second Life prendendo in prestito un brano della Pfm, completamente rivisto e forse alcuni storceranno il naso: è Suonare suonare, un brano che spiega perché una persona va sul palco. Ho un canovaccio in testa. E poi voglio chiudere con La mia banda suona il rock di Fossati, fatta all’ottava bassa, con il discografico che chiede di fare cose molto più commerciali e lui che risponde “Sì, ma la mia banda suona il rock”.

E a lavori nuovi come siamo messi?

Siamo all’attacco. Sto scrivendo nuovi brani

Il disco è ancora fresco. E’ uscito da un annetto, no?

Sì, il disco è ancora fresco ed ha ancora possibilità di farsi ascoltare. Però io sono fatto così: preparati, farò un disco completamente diverso. Non nell’essenza, però ho questa sensazione ogni volta che lavoro per me, invece di scrivere per gli altri, di fotografare il momento in cui vivo. E questo è un momento più da cantautore. Suonare in acustico mi diverte tanto. E’ chiaro poi che io so scrivere quei testi e non so scriverne altri, quindi non rientro proprio nel genere cantautorale classico e magari suono la chitarra acustica e rompo quattro corde ogni brano, perché la uso come un’elettrica. Però oggi la vedo così, magari quando entrerò in studio cambierò tutto.

Va bene, allora l’appuntamento col concerto dal vivo è …

Il 14 alle 22,30 con la diretta di Sky, Radio Dj che entra dentro per fare un’intervista (non mi aveva mai inculato prima!) e poi il 15 e il 16 le repliche.

Intervista rilasciata il 12 dicembre 2006

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