| Un
concerto virtuale. Un concetto che ancora quasi non c'è.
Ci ha provato Suzanne Vega, oltre oceano, ci ha riprovato qui da
noi Luca Nesti. E il concerto è stato un trionfo. Tanto da
costringere il produttore dell'evento a raddoppiare le serate per
consentiere l'accesso a tutti quelli che, soprattutto dall'America
si erano prenotati per tempo per assistere all'evento. La banda
assegnata non sarebbe bastata, da qui la necessità di moltiplicare
i giorni. E' come andare in un "sold out" virtuale,
Ma la storia merita di essere raccontata meglio: il concerto virtuale
viene tenuto non da Luca Nesti in persona, sul web (perché
dal vivo è invece proprio Luca a cantare e suonare), ma dal
suo avatar, ossia Luca Neher su Second Life all'interno del Piazza
Navona al Parioli, luogo per concerti altrettanto virtuale.
Hola
Luca! Ma cosa mi combini? Ti sei dato alla tecnologia?
Non me ne parlare!
Io non so nemmeno giocare alla playstation!
E allora
raccontaci un po’ di questa tua “seconda vita”
… che non è una seconda vita artistica.
Io sono allergico
a molta tecnologia. Non mi piace. Forse non l’ho capita io.
Non voglio dire … però questa cosa che mi ha fatto
provare Bruno Cerbone mi ha in qualche modo sorpreso. Innanzitutto
perché finalmente (e te lo dico in modo provocatorio) un
italiano ha avuto per primo un’intuizione e questo a Bruno
glielo dobbiamo riconoscere.
E poi perché mi ha portato immediatamente a vedere concerti
di questo tipo (in America già ci sono stati i concerti di
Suzanne Vega …) e ho sentito da casa mia, nel mio impianto,
qualche concerto strepitoso. Strepitoso nel senso che erano concerti
completamente liberi che non dovevano piacere per forza, che non
stavano dentro a strategie né di comunicazione, né
di doversi adattare per piacere a un certo tipo pubblico. Questo
mi è sembrato fantastico! Una persona onestamente che da
casa sua faceva un concerto nel modo più libero senza nessuna
ansia. E così mi sono chiesto “ma come ci può
stare dentro a questa scatoletta un mondo così animato? Non
so definirlo meglio. Una cosa di così tanto spessore, ecco.
E questo mi ha sorpreso. Chiaramente poi entri dentro, vai a sentire
altri concerti e ti rendi conto che tra le cose che è bene
fare per guardare la gente in faccia, ma che spesso creano dei problemi,
devi abbassare il volume, oppure se catturiamo troppa attenzione
possono essere i gestori del locale che si lamentano perché
vendono poca birra, in questo caso, per paradosso, farò un
concerto “l’ottava bassa”, ossia come quando sto
scrivendo le canzoni che ci ragiono sopra, racconto, commistiono
alcuni scritti di certi poeti, altre cose che ho letto. L’idea
principale è stata quella e devo dire che sono abbastanza
incuriosito dall’esperienza e anche parecchio eccitato. Ora
non mi fraintendere (ride)
Ma
tu materialmente cosa dovrai fare? Sarà un concerto o sono
registrazioni già preesistenti assemblate.
No, uno dei
vantaggi del web, Second Life comunque è una piattaforma
diversa dal web, è che devi suonare dal vivo. Quindi sarò
nella mia sala prove, con un microfono che prende la voce e un microfono
che prende la chitarra e ho anche una drum station che in paio di
brani potrei accendere questa batteria elettronica, forse sì,
forse no, per dare due effetti e per spiegare meglio una canzone.
In modo molto naturale, un po’ come facevano in tanti da Neil
Young in poi. Insomma, nel suo mondo io non c’entro niente.
(ridiamo)
Sono
solo nomi di riferimento
Sì,
diciamo riferimento. E quindi è una cosa molto più
naturale di tante altre cose, pur essendo una commistione tra questo
mondo completamente virtuale e una persona che fa un concerto libero
da condizionamenti. Perché, innanzitutto non è pagato
da nessuno e non è vincolato in alcun modo.
E tutti
lo possono vedere tra l’altro.
C’è
anche un dato nuovo. Hanno chiamato gli americani per dire che le
prenotazioni del concerto sono state tante, per la curiosità,
che la banda è finita. Quindi mi hanno chiesto di fare due
repliche nei giorni successivi, il 15 il 16 perciò faremo
due repliche. Insomma quando la banda è finita tutti quelli
che riusciranno a entrare bene e gli altri fuori. E’ come
fare un sold out in un concerto. Il mio primo sold out in assoluto!
(ride)
Senti,
cosa presenti? Quanti brani?
Gran parte
dell’album e due o tre sorprese che mi divertono che ho stravolto
per l’occasione e servono se non altro per spiegare alcune
cose che prendo da grandi autori.
Le
cover…
Io non lo ho
mai fatte e ora voglio rovesciare anche questa convenzione. Ho un
mio pensiero sulle cover e me lo tengo. Le cover in genere non è
che aiutino la creatività.
Però
dal vivo ci stanno
Dal vivo sì.
Credo ci siano tre cose importanti per spiegare un passaggio e spiegare
meglio il perché di un concerto su Second Life: una, divertentissima,
è il dialogo tra un tentato artista e un produttore discografico
vero di una major che parlano attraverso una canzone. E te ti puoi
immaginare cosa viene fuori! Nel senso che posso sempre dire ai
miei discografici che quello non ero io, quello era un virtuale
… (ridiamo)
Per
le cover su chi punti? Hai già deciso?
Sì,
sarà una sorta di piccolissimo teatro canzone alla toscana.
Così come sto parlando con te. Non ho bisogno di stare attento
per forza alla dizione. Vorrei fare la cosa più naturale
possibile. Altrimenti non riesco a dare senso a questa cosa. Ho
pensato di aprire spiegando le motivazioni di questa inizitiva su
Second Life prendendo in prestito un brano della Pfm, completamente
rivisto e forse alcuni storceranno il naso: è Suonare suonare,
un brano che spiega perché una persona va sul palco. Ho un
canovaccio in testa. E poi voglio chiudere con La mia banda suona
il rock di Fossati, fatta all’ottava bassa, con il discografico
che chiede di fare cose molto più commerciali e lui che risponde
“Sì, ma la mia banda suona il rock”.
E a
lavori nuovi come siamo messi?
Siamo all’attacco.
Sto scrivendo nuovi brani
Il
disco è ancora fresco. E’ uscito da un annetto, no?
Sì,
il disco è ancora fresco ed ha ancora possibilità
di farsi ascoltare. Però io sono fatto così: preparati,
farò un disco completamente diverso. Non nell’essenza,
però ho questa sensazione ogni volta che lavoro per me, invece
di scrivere per gli altri, di fotografare il momento in cui vivo.
E questo è un momento più da cantautore. Suonare in
acustico mi diverte tanto. E’ chiaro poi che io so scrivere
quei testi e non so scriverne altri, quindi non rientro proprio
nel genere cantautorale classico e magari suono la chitarra acustica
e rompo quattro corde ogni brano, perché la uso come un’elettrica.
Però oggi la vedo così, magari quando entrerò
in studio cambierò tutto.
Va
bene, allora l’appuntamento col concerto dal vivo è
…
Il 14 alle
22,30 con la diretta di Sky, Radio Dj che entra dentro per fare
un’intervista (non mi aveva mai inculato prima!) e poi il
15 e il 16 le repliche.
Intervista
rilasciata il 12 dicembre 2006
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