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ci capita spesso che scrittori facciano delle interviste per noi.
Capita abbastanza di rado anche che noi intervistiamo scrittori.
Qualche volta invece succede, come in questo caso. E' inutile dire
che ci fa immensamente piacere. John Trudell, dovreste conoscerlo
tutti, è uno delle voci più importanti della canzone
d'autore tra i nativi d'America. Forse non tutti conoscono Massimo
Baraldi. Beh, questa è un'occasione per conoscerli entrambi.
Quando Giulio Bianchi, organizzatore della rassegna “Musica
in Collina” mi ha chiesto di intervistare John Trudell in
occasione del suo concerto olgiatese non sapevo che cosa dire: un
artista di origine Sioux con una storia drammatica alle spalle che
grazie alla propria Arte è riuscito a risorgere e a ricomporre
una vita spezzata. Un artista il cui percorso musicale è
stato seguito inizialmente da Jackson Browne, e sul quale è
ora la bellissima Angelina Jolie ad aver deciso di investire. Un
artista che ammiro profondamente. Che altro potevo fare? Ho accettato.
Mancano circa tre ore all’inizio del concerto quando John
Trudell mi raggiunge in platea ed appare subito estremamente solare
e disponibile, con una timidezza di fondo che è bilanciata
da un grande senso dell’umorismo. Quella che segue è
la nostra conversazione.
John, è un grande piacere incontrarti e vorrei porti
qualche domanda. Hai sviluppato il concetto che tutti noi siamo
“Blue Indians” (n.d.a.: blue è da lui usato in
relazione all’espressione “blue collar” che indentifica
gli operai, i “colletti blu”): cosa significa esattamente?
Bè, io mi guardo intorno e vedo che il mondo è diventato
una “Riserva Industriale”. Sai, c’è una
classe dirigente industriale su questo pianeta ed ha trasformato
tutte le nazioni e tutti i paesi in un’enorme Riserva. Così,
tutti i popoli che sono cittadini di queste nazioni stanno affrontando
ora ciò che gli Indiani hanno affrontato in passato: insicurezza
economica, le loro vite sono… loro non sopravviveranno: qualcosa
sta assumendo il controllo delle loro vite. Così, questo
è ciò che intendo: ognuno è un Indiano, ora.
È un concetto interessante. Cosa intendi esattamente? Qual
è il significato della parola Riserva per te: convivenza
o segregazione?
Riserva per me… Riserva significa che qualcun altro sta
controllando la tua vita, chiaro? Questo è ciò che
significa.
Quale pensi sia la via per uscire da questa situazione? È
uno scenario terribile quello al quale ci troviamo innanzi.
Penso che dobbiamo usare la nostra intelligenza. Chiaramente
e coerentemente. Penso che dobbiamo pensare la nostra via attraverso
tutto questo. Non lo stiamo facendo, ora. Non stiamo pensando la
nostra via attraverso un bel niente. Tutti sono occupati a reagire
emozionalmente alle paure e ai pericoli e alle insicurezze. Dentro
le loro teste, fuori dalle loro teste: tutti reagiscono emozionalmente,
nessuno si prende il tempo per pensare chiaramente e coerentemente.
Questo è ciò che dobbiamo fare.
C’è
una cosa che mi ha molto sorpreso nel tuo lavoro: hai speso la tua
vita lottando per i diritti dei Nativi Americani ed affrontando
esperienze che avrebbero potuto spezzare lo spirito più forte,
ma nella tua Arte non trovo alcun senso di commiserazione o di rancore
personale: il tuo messaggio sembra essere più alto. Ti va
di parlarne?
Bè,
non lo so, perché non ho mai guardato a ciò che sto
facendo come al tentativo di portare un messaggio, così non…
non penso a me stesso come ad un messaggero con un messaggio, io
sono io e mi comporto nel modo in cui mi comporto e faccio ciò
che faccio perché sono io, e questo è ciò che
faccio. Non direi che c’è qualcosa che va nella direzione
del messaggio, o direi che, più che un messaggio, è
come se nel mio modo personale cercassi di patrocinare un uso chiaro
e coerente della nostra intelligenza… perché, qualunque
siano i problemi, sono riconducibili ad un’unica soluzione:
in qualità di esseri umani dobbiamo assumerci la responsabilità
della nostra intelligenza e utilizzarla chiaramente e coerentemente.
E questo… io non so se questo sia un messaggio, ma è
quanto penso in questo momento della mia vita. Vedo tutti i problemi
che ci circondano e sai, non c’è una soluzione politica,
non c’è una soluzione religiosa, non c’è
una soluzione militare: tutte queste cose sono il problema (ride).
Esse non sono la soluzione, quindi tu non troverai una soluzione
all’interno del problema, devi guardare esternamente al problema
e questa è la ragione per cui abbiamo semplicemente bisogno
di usare la nostra intelligenza nel modo più chiaro e coerente
che ci è consentito.
Fin dalla nascita siamo stati programmati a credere ciò che
la classe oppressiva vuole che noi crediamo. Non siamo mai stati
educati a pensare. Siamo stati programmati con dati ed informazioni
per fare funzionare il sistema, così come ci si sarebbe comportati
con una macchina. Non siamo stati educati come esseri umani. Non
siamo stati educati a ricercare e vedere la conoscenza. Siamo stati
educati a memorizzare, a credere e a vomitare fuori il tutto a comando.
E quindi… quindi la situazione è seria. Se vogliamo
cambiare dobbiamo pensare in modo creativo: dobbiamo creare un uso
coerente della nostra intelligenza.
Direi che tu sei un buon esempio in questo senso…
Oh, no! (ride) Non lo credo davvero! …ma io sono un esempio
del fatto che non ha importanza chi siamo, cosa abbiamo attraversato
o cosa abbiamo fatto: possiamo sempre essere coerenti ed intelligenti.
Il portare qualunque coerenza è in sé valido, è
importante. È l’incoerenza che noi portiamo che ci
lascia esattamente dove ci troviamo, ed il reagire solo emozionalmente,
bè, questo ci costringe in un cerchio di perpetua incoerenza.
In molti dei casi in cui reagiamo emozionalmente, dopo aver avuto
la reazione emozionale capiamo di non aver davvero espresso i nostri
sentimenti, ma semplicemente sfogato la nostra frustrazione.
O qualcosa
che stava solo in superficie.
Già.
Ed è esattamente ciò su cui dovremmo meditare: dovremmo
sentire con i nostri sentimenti e pensare con la nostra intelligenza.
Non dovremmo reagire emozionalmente, emozioni e sentimenti sono
due cose diverse. Voglio dire, sono simili, ma i sentimenti sono
per gli esseri umani. Sentimenti: questo è il modo per essere
in comunicazione con gli esseri umani, i sentimenti poi sono gestiti
attraverso le emozioni. Quindi abbiamo bisogno di sentire e pensare
come esseri umani. Pensare chiaramente. Voglio dire, siamo stati
programmati e condizionati a reagire in ogni occasione, c’è
ora una difficoltà a mutare il nostro modello comportamentale
così, subito, perché ormai siamo stati programmati.
Ma se solo pensiamo chiaramente e coerentemente a ciò che
ha senso, allora saremo obbligati a credere. Creeremo la soluzione
al problema. Lo faremo davvero.
Non comprendiamo il nostro potere in quanto esseri umani, semplicemente.
Siamo stati programmati a credere che il potere sia nei soldi, nel
governo, nella religione, nella gerarchia, nelle cose materiali,
ma in realtà il potere per noi è in relazione all’uso
chiaro e coerente della nostra intelligenza. Il potere non è
nient’altro. Voglio dire, possiamo rappresentare quel potere
immaginando quanto male puoi sentirti con le tue insicurezze, le
tue paure ed i tuoi dubbi. Quanto male puoi sentirti: questo è
il potere della nostra intelligenza. Noi siamo stati programmati
affinché perdessimo il potere della nostra intelligenza in
questo modo, non siamo stati educati ad utilizzare il potere della
nostra intelligenza in un modo più creativo e sano. Ce ne
andiamo in giro pensando di essere impotenti e cose del genere,
ma non è così. Se ci picchiamo dritto dentro le teste
nel modo in cui siamo stati programmati a fare, e ci riusciamo bene
per davvero, allora non siamo impotenti! (ride) Questo è
ciò che dobbiamo riconoscere e comprendere!
Guardando al passato, agli scontri degli anni ’60, pensi che
quanto è accaduto allora abbia portato dei cambiamenti per
la nuova generazione? Che ne abbia migliorato la vita?
Bè, sì. Ha mantenuto una certa consapevolezza
che qualcosa stava prendendo vita, fiorendo, ma ritengo che questo
sia l’aspetto più significativo perché sai come
va il sistema… nessuno ricorda. Sai, è come se in tre
generazioni… la quarta generazione non ricorda ciò
che la prima ha passato!
Qualunque cosa noi abbiamo fatto negli anni ’60 ha prodotto
dei cambiamenti positivi per tanti versi, ma ovviamente quei cambiamenti
positivi sono stati assorbiti dai cambiamenti negativi. È
qua che ci troviamo ora. E perché esiste questa condizione?
Questa condizione esiste perché ciò che facevamo era
emozionalmente motivato. Non abbiamo usato la nostra intelligenza.
Eravamo in gamba, abbiamo programmato nel modo giusto e tutto questo
tipo di cose, ma non abbiamo usato la nostra intelligenza intelligentemente.
Abbiamo usato la nostra intelligenza nel modo in cui eravamo programmati
a fare. Non abbiamo utilizzato la nostra intelligenza per pensare
a cosa ci trovavamo davanti. Abbiamo usato la nostra intelligenza
per reagire alle nostre frustrazioni emozionali. Se guardi alle
cose, questo è accaduto per secoli, per migliaia di anni.
La classe oppressiva, nel corso della storia, ha trovato un metodo
per allontanarci dalla consapevolezza della nostra relazione col
potere. Così abbiamo creduto che lo detenessero, ma non era
così. E loro hanno utilizzato il potere che noi credevamo
detenessero per far girare il loro sistema. Il punto ora è
che abbiamo bisogno di pensare come esseri umani, nuovamente. Gli
esseri umani non vivrebbero nel modo in cui noi viviamo, no davvero.
Non pensiamo come esseri umani, e questo è tutto ciò
che dovremmo fare. È una soluzione semplice che presenta
le sue complessità, perché bisogna che la gente comprenda…
se ci PENSIAMO per davvero, senza dubbio la gente ha davvero bisogno
di diventare responsabile. Libertà… tutti inseguono
la libertà, ma la libertà è una bugia.
La libertà è un’astrazione. La vita, prima di
ogni altra cosa, è basata sulla responsabilità, la
libertà non è nemmeno un cazzo di argomento. La vita
è basata sulla responsabilità, la libertà non
è nemmeno un argomento. Se ti assumi la responsabilità
della vita e corrispondi la responsabilità della vita, sei
libero. Non c’è discussione.
La libertà è un’illusione. Tutti se ne vanno
in giro a cantare della propria libertà, ma se vai a guardare
dentro la loro libertà, il loro CONCETTO di libertà,
vedrai razzismo e sessismo e povertà e ricchezza estrema.
Vedrai bordelli, gente malata, gente insicura… questa è
libertà? Ed in qualunque di questi luoghi liberi tu metta
piede, devi pagare le tasse, devi pagare per essere messo al mondo,
devi pagare per essere sepolto… libertà?
Penso che ciò sia quanto accade in America, che è
un simbolo di libertà.
Certo. Certo. Accade in America, ma accade in Europa. Accade
ovunque. L’unica differenza tra America ed Europa è
che l’America ha un livello di accessibilità alle materie
prime che l’Europa non ha. Ma questa è la differenza
principale. Ci sarebbero poi altre differenze, di tipo culturale,
perché qua in Europa la gente si ricorda chi è, cosa
che non si può dire degli americani (ride).
Parlando dei tuoi versi, sono asciutti come polvere e caldi come
sangue, sembrano istantanee di una decadenza umana ed al contempo
mostrano pietà e speranza. Ascoltando le tue parole non ho
potuto fare a meno di andare indietro con la memoria all’album
di Bruce Springsteen Nebraska o a personaggi come Robert Johnson
e Woody Guthrie: vedi qualche relazione con il loro lavoro?
Bè, l’unica connessione che vedo, poiché
son sicuro che nessuno di loro ha mai ascoltato i miei lavori (ride),
è che abbiamo un modo simile di vedere ed esprimere le cose.
Ma ci sono anche altri a vederle così, non siamo soli, ovunque
ci troviamo.
Alla domanda: “In tema di musica non-di-Dylan, Bob Dylan che
cassette o CD ascolta in questi giorni?” La risposta di Bob
Dylan fu: “Mai sentito John Trudell? Recita le sue canzoni
invece di cantarle ed ha una band veramente buona. C’è
un sacco di tradizione in quello che fa. Mi piace anche Kevin Lynch.
E Steve Forbert.” Non ci sono parole che possano descrivere
il valore di Dylan come poeta e come musicista… come ti sei
sentito la prima che hai avuto un contatto diretto con lui?
Come pensi che mi sia sentito? (scoppia a ridere)
Immagino
tu abbia saltellato e strillato per giorni!
Eccome!
Me ne stavo seduto a ripensarci (si dondola con aria gongolante).
È stato grandioso! È stato ad Hollywood. Avevamo un
concerto là. Mi son sentito davvero bene! Dal canto suo aveva
dichiarato in una intervista a Rolling Stone che considerava l’album
Aka Graffiti Man, fatto con Jessie, il migliore dell’anno…
noi l’avevamo pubblicato l’anno precedente e fu in gennaio,
penso fosse nel gennaio del 1987, che Dylan venne ad uno show. E
poi venne ad un altro, e in un’altra occasione portò
George Harrison e, chi altri… c’era Jackson Browne.
Abbiamo aperto per Taj Mahal, credo, e anche John fogerty era là.
E così… ero felice! Si può leggere questa cosa
a livelli diversi, ma uno è certamente quello che mi trovavo
proprio all’inizio della mia carriera, e anche solo l’idea
che Bob Dylan avesse compreso chi fossi era per me una grande gioia.
Un’altra cosa è che avevo appena cominciato con la
musica, ero al mio primo album e non avevo alcun mezzo per promuovermi,
rendermi conosciuto o altro, quindi il mio mercato-audience era
molto limitato. Così, quando Dylan ha fatto ciò che
ha fatto, mi ha dato modo di essere riconosciuto tra gli altri artisti.
Voglio dire che non poteva darmi una distribuzione, ma ho cominciato
ad essere riconosciuto, mi ha donato un’identità.
Penso anche sia stato un grande onore: Bob Dylan non è conosciuto
per essere un uomo facile, ed è sicuramente complicato contattarlo,
quindi… è una grande cosa!
No, lui mi è piaciuto molto, così come il suo
percorso… voglio dire che lui è quello che è,
e questo significa tutto. Già, lui è quello che è,
e lo rispetto per questo. C’è troppa gente in giro
che pretende di essere quello che vuole! (ride)
Come poeta il tuo approccio ai versi è affascinante: sei
riuscito a restituire alla poesia la dimensione che le è
propria, in mezzo alla gente, lontana dagli uomini di lettere. Cosa
pensi della poesia oggi, e c’è qualche poeta che ammiri?
Non penso alla poesia oggi, e non l’ho mai fatto davvero.
Il mondo della poesia non mi è molto familiare, non presto
alcuna attenzione ai poeti. Ma ci sono scrittori e parolieri che
io riporto alla poesia.
Per esempio? Ti va di fare qualche nome?
Come Kris Kristofferson e Calvin Russell. Quelle cose mi piacciono
davvero. Ciò che quella gente dice e scrive ha davvero un
senso e rappresenta qualcosa, e questo è ciò a cui
presto attenzione davvero. Non penso che nel mondo della poesia
ci sia l’entusiasmo giusto, quindi non ci metto piede.
Te lo chiedo perché tu hai cominciato come poeta…
Quando ho cominciato a scrivere ho semplicemente cominciato
a scrivere. Non avevo alcuna connessione con la poesia. Quando ho
cominciato a scrivere, non ho fatto altro che cominciare a scrivere.
Credo sia parte della mia identità.
Cosa vedi nel tuo immediato futuro?
Stiamo ultimando la registrazione di un nuovo album, che uscirà
più o meno nel corso dell’estate. E una donna che risponde
al nome di Heather Rae ha realizzato un documentario su di me, verrà
proiettato nelle sale indipendenti americane a partire dal mese
prossimo.
Sei soddisfatto di quella pellicola? So che è stata presentata
al Sundance Festival.
Se sono soddisfatto… sì, lo sono, perché
intendo quel lavoro come la sua interpretazione, la personale visione
che ha di me. Perciò devo accettarla, perché non è
la mia interpretazione, è lei che ha fatto tutto il lavoro.
Comunque è tutto sbagliato, sicuro. Assolutamente (ride di
gusto).
Olgiate Comasco,
13 gennaio 2006
© Massimo Baraldi
www.massimobaraldi.it
Intervista
effettuata il 13 gennaio 2006
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