| Prima
protagonista della scena musicale italiana, ha partecipato a tutti
gli ultimi album più belli degli ultimi anni. L'elenco è
lungo: da Appunti Partigiani dei Modena a Lune di Riccardo Tesi,
dal debutto solistico di Cisco a Crinali, ancora di Tesi. Da A.C.A.U.
di Maroccolo a Matrilineare, proseguendo indietro sulla linea del
tempo. Da autrice trasformandosi sempre più in interprete,
magnifica interprete. Ginevra De Marco, sempre con Francesco Magnelli
al suo fianco, dopo due anni in tour con lo spettacolo "Stazioni
Lunari", inventato da Magnelli ma che ha visto la partecipazione
di decine di cantanti nel corso degli anni, al termine di queste
frenetica attività è approdata a un disco in proprio:
il magnifico "Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre".
Partiamo
da un concetto che mi ha colpito. Ho visto la tua discografia: tra
dischi tuoi e collaborazioni sono 29 titolo. Eppure leggo nel libretto
di “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre” che
solo adesso ti ritieni un Puerto Libre. Per una che ha già
fatto 29 dischi …
(ride) Questa è
una battuta. In quel senso sarebbe veramente ridicolo affermare
una cosa del genere. Io intendevo un altro significato.
La
riscoperta della musica popolare
Sì,
il titolo del disco ha diversi significati. Uno è quello
che viene dallo spettacolo “Stazioni lunari” che è
poi quello che ha determinato l’incontro con la musica popolare
e tradizionale. E poiché è stato uno spettacolo che
per tre anni abbiamo portato in giro con più di 20 artisti
che convivono sul palco, quattro per volta ogni volta, all’insegna
della partecipazione e della contaminazione sul palco, siccome è
stato uno spettacolo dal vivo che non ha mai trovato sbocco su un
disco allora l’ho immaginato come se fosse una grande nave
che ha navigato per tre anni nei mari del mondo e poi si è
fermata in un porto che è un luogo dell’immaginario,
che io ho chiamato Puerto Libre, sentendomi in realtà io
così: un porto franco del Messico, dove arriva qualsiasi
mercanzia di ogni genere, di pregio o cianfrusaglie e viene accettata.
E questi luoghi assumono allora queste sembianze così uniche,
proprio perché vivono di questi particolari così vari,
allora io mi sono sentita come una matrona che apre le braccia e
accoglie una serie di bellezze che le sono arrivate vicino e che
non mi sono in realtà molto andata a cercare. Mi sono capitate
vicino strada facendo e quindi ho scelto una rosa di canzoni che
ho amato e sentito in maniera particolare, che è una condizione
imprescindibile affinché io possa interpretare qualcosa.
Senti,
peraltro anche la scelta delle canzoni e la loro impaginazione fanno
proprio pensare a una specie di viaggio per mare, dove si parte
da vicino, si va poi lontano e si ritorna indietro.
Esatto: è
un andare e tornare. Come succede spesso nella vita, anche per tanti
altri aspetti. Sì, è un viaggio dell’anima è
un viaggio che mi piacerebbe anche piano piano fare fisicamente,
ma con due figli … forse alla fine sarà con loro che
andrò a farlo questo viaggio.
Ultimamente
hai partecipato a una serie di dischi prestigiosi, da Cisco a Riccardo
Tesi (due volte). Ti stai trasformando in interprete quindi? Ti
piace questo ruolo?
Mi sta piacendo
moltissimo. Non so bene dove mi porterà. Sono qui che ci
penso e ci rimugino, ma questo mondo arcaico, così pieno
di significati che porta con sé tanti valori e tante cose
che è bello tramandare, è qualcosa che mi sento vivere
dentro nella mia voce che si è ulteriormente rinsaldata con
la maternità, diventata ancora più calda. E’
stato Riccardo Tesi che in tempi non sospetti mi ha fatto notare
questa cosa: questo approccio così di sentimento. Che io
ho e profano. Questa voce così naturale che io ho alla fine
e che non vive delle caratteristiche proprie della musica popolare,
lui mi diceva “la tua cosa bella è questa”. Naturalezza
e capacità interpretativa: “ascoltare te – diceva
– è come ascoltare le donne del ‘900. Riesci
a trasferire la sofferenza, il dolore, la dignità, l’amorevolezza
materna”. E’ stato lui che mi ha spinto su questa strada,
in qualche maniera. E poi sono corde che mi sono ritrovata addosso.
Questo devo ancora capire dove mi porterà, ma è giusto
anche prenderne atto.
Sì,
oramai dalla tua partecipazione a “Lune” in poi c’è
stata una specie di svolta nella tua carriera.
Diciamo che
è un virata …
Se
poi pensi che Disincanto è solo di un anno fa e sembra così
remoto …
Sembra più remoto.
E’ una frangia che mi si è aperta a lato degli occhi
e che ora mi sono messa davanti. Per ora credo che navigherò
un po’ in queste acque. Mi piace così tanto, mi diverte,
mi riempie, mi dà soddisfazione, mi fa stare in mezzo alla
gente … E’ come recuperare la musica a livello basso.
Perché io non voglio fare la Grande Cantante Che Recupera
la Canzone Popolare. No, a me quello che mi fa vivere è il
terreno di questo, proprio la gioia del canto.
Intervista
rilasciata il 02 dicembre 2006
|