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BiELLE INTERVISTE
Ginevra De Marco: il canto della gioia della vita
di Giorgio Maimone

Prima protagonista della scena musicale italiana, ha partecipato a tutti gli ultimi album più belli degli ultimi anni. L'elenco è lungo: da Appunti Partigiani dei Modena a Lune di Riccardo Tesi, dal debutto solistico di Cisco a Crinali, ancora di Tesi. Da A.C.A.U. di Maroccolo a Matrilineare, proseguendo indietro sulla linea del tempo. Da autrice trasformandosi sempre più in interprete, magnifica interprete. Ginevra De Marco, sempre con Francesco Magnelli al suo fianco, dopo due anni in tour con lo spettacolo "Stazioni Lunari", inventato da Magnelli ma che ha visto la partecipazione di decine di cantanti nel corso degli anni, al termine di queste frenetica attività è approdata a un disco in proprio: il magnifico "Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre".

Partiamo da un concetto che mi ha colpito. Ho visto la tua discografia: tra dischi tuoi e collaborazioni sono 29 titolo. Eppure leggo nel libretto di “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre” che solo adesso ti ritieni un Puerto Libre. Per una che ha già fatto 29 dischi …

(ride) Questa è una battuta. In quel senso sarebbe veramente ridicolo affermare una cosa del genere. Io intendevo un altro significato.

La riscoperta della musica popolare

Sì, il titolo del disco ha diversi significati. Uno è quello che viene dallo spettacolo “Stazioni lunari” che è poi quello che ha determinato l’incontro con la musica popolare e tradizionale. E poiché è stato uno spettacolo che per tre anni abbiamo portato in giro con più di 20 artisti che convivono sul palco, quattro per volta ogni volta, all’insegna della partecipazione e della contaminazione sul palco, siccome è stato uno spettacolo dal vivo che non ha mai trovato sbocco su un disco allora l’ho immaginato come se fosse una grande nave che ha navigato per tre anni nei mari del mondo e poi si è fermata in un porto che è un luogo dell’immaginario, che io ho chiamato Puerto Libre, sentendomi in realtà io così: un porto franco del Messico, dove arriva qualsiasi mercanzia di ogni genere, di pregio o cianfrusaglie e viene accettata. E questi luoghi assumono allora queste sembianze così uniche, proprio perché vivono di questi particolari così vari, allora io mi sono sentita come una matrona che apre le braccia e accoglie una serie di bellezze che le sono arrivate vicino e che non mi sono in realtà molto andata a cercare. Mi sono capitate vicino strada facendo e quindi ho scelto una rosa di canzoni che ho amato e sentito in maniera particolare, che è una condizione imprescindibile affinché io possa interpretare qualcosa.

Senti, peraltro anche la scelta delle canzoni e la loro impaginazione fanno proprio pensare a una specie di viaggio per mare, dove si parte da vicino, si va poi lontano e si ritorna indietro.

Esatto: è un andare e tornare. Come succede spesso nella vita, anche per tanti altri aspetti. Sì, è un viaggio dell’anima è un viaggio che mi piacerebbe anche piano piano fare fisicamente, ma con due figli … forse alla fine sarà con loro che andrò a farlo questo viaggio.

Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre

Ultimamente hai partecipato a una serie di dischi prestigiosi, da Cisco a Riccardo Tesi (due volte). Ti stai trasformando in interprete quindi? Ti piace questo ruolo?

Mi sta piacendo moltissimo. Non so bene dove mi porterà. Sono qui che ci penso e ci rimugino, ma questo mondo arcaico, così pieno di significati che porta con sé tanti valori e tante cose che è bello tramandare, è qualcosa che mi sento vivere dentro nella mia voce che si è ulteriormente rinsaldata con la maternità, diventata ancora più calda. E’ stato Riccardo Tesi che in tempi non sospetti mi ha fatto notare questa cosa: questo approccio così di sentimento. Che io ho e profano. Questa voce così naturale che io ho alla fine e che non vive delle caratteristiche proprie della musica popolare, lui mi diceva “la tua cosa bella è questa”. Naturalezza e capacità interpretativa: “ascoltare te – diceva – è come ascoltare le donne del ‘900. Riesci a trasferire la sofferenza, il dolore, la dignità, l’amorevolezza materna”. E’ stato lui che mi ha spinto su questa strada, in qualche maniera. E poi sono corde che mi sono ritrovata addosso. Questo devo ancora capire dove mi porterà, ma è giusto anche prenderne atto.

Sì, oramai dalla tua partecipazione a “Lune” in poi c’è stata una specie di svolta nella tua carriera.

Diciamo che è un virata …

Se poi pensi che Disincanto è solo di un anno fa e sembra così remoto …

Sembra più remoto. E’ una frangia che mi si è aperta a lato degli occhi e che ora mi sono messa davanti. Per ora credo che navigherò un po’ in queste acque. Mi piace così tanto, mi diverte, mi riempie, mi dà soddisfazione, mi fa stare in mezzo alla gente … E’ come recuperare la musica a livello basso. Perché io non voglio fare la Grande Cantante Che Recupera la Canzone Popolare. No, a me quello che mi fa vivere è il terreno di questo, proprio la gioia del canto.

Intervista rilasciata il 02 dicembre 2006

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