Incontriamo
Sandro e Marino Severini attorno a un loro concerto.
Dico attorno, perché questa intervista è
il frutto di un prima, un durante e un dopo. E dentro
c'è un sogno. Da realizzare.
Sarà un disco legato alla terra. Anche se non
abbiamo vere e proprie origini contadine, con i contadini
abbiamo vissuto da sempre. Con queste parole Marino
Severini descrive “Il seme e la speranza”
il nuovo lavoro firmato Gang che uscirà a maggio
per Lifegate Music. Il percorso del disco è
un cammino lungo, fatto di lotta e di religiosità,
di emancipazione e di sconfitte, ma anche di conquiste,
prima fra tutte quella della Dignità.
Ma perché il seme e la speranza?
Sicuramente c’è la voglia di riportare
tutto a casa, e poi il seme incarna lo spirito
di rigenerazione, di ricostruzione creativa sulla
base di ciò che una comunità ha in termini
di risorse e di abilità. Il seme perché
è simbolo di libertà in un'era di manipolazione.
Il seme, infine, perché in esso la diversità
culturale converge con quella biologica e la questione
ecologica si identifica con la giustizia sociale,
la pace, la democrazia.
Ma il seme da solo non basta, ha bisogno di aiuto
per germogliare. E qui entra in gioco la speranza,
che è dote indispensabile, lasciata in eredità
da una cultura che fa, che fatica, che trasforma questa
Terra in quella Promessa. La speranza perché
il seme diventi raccolto; la speranza come garanzia
affinché sulla terra dove è stato seminato
ci sia pace.
Questo lavoro è stato un parto lungo.
Infatti sono passati sei anni da "Controverso",
l'ultimo disco di inediti dei Gang, se e tralasciamo
- solo a scopi statistici, ovviamente - "Nel
tempo e oltre, cantando" che è uscito
nel 2004.
La ragione vera del disco è che oggi la vera
rivoluzione è nei campi. Una rivoluzione che
cancella le multinazionali, la grande distribuzione
e gran parte dei rumori e delle asfissie.
Ci potete anticipare qualcosa?
Saranno 12 canzoni, alcune inedite e altre rivisitate
per l’occasione. Più un paio di omaggi
ad altri autori.
Tra gli inediti "E' Terra Nostra"
e "Lacrime del Sole"
sono momenti in cui si respira un'alba nuova; ci si
orizzonta verso ciò che la cultura contadina
è in grado ancora di produrre per un nuovo
rapporto uomo-universo. E ancora "A
Maria" - dedicata a Maria Cavatassi,
responsabile della Federmezzadri negli anni ’60
- che narra cantando alcune lotte contadine condotte
nelle Marche, in particolare quelle per il superamento
della mezzadria. Ci sarà poi “Cantami
di te”, dedicata a Fernanda Pivano,
una delle migliori menti del nostro tempo. Una Donna
che ha saputo sognare e fare sognare una generazione
con i suoi testi e soprattutto con le traduzioni dei
Grandi Poeti d'America. "Lavorare
per il pane", infine, è
una canzone ispirata al messaggio di Gandhi e alla
sua visione dell'economia del villaggio; in questo
senso globale.
E le rivisiitazioni?
Tra le rivisitazioni ci sarà "La
pianura dei sette fratelli", cantata
per l’occasione assieme alle Mondine di Novi.
E’ come se la canzone fosse tornata a casa,
dice Marino con aria commossa introducendo il brano
ispirato alla vicenda dei fratelli Cervi, quindi alla
Resistenza e al contributo dato dall'Umanesimo contadino
alle fondamenta della nostra democrazia. E ancora
le Mondine saranno protagoniste una versione di "Saluteremo
il signor padrone" rivisitata in
chiave rock.
Poi avete parlato di omaggi...
Sì. Non potevano poi mancare alcune
canzoni con le quali stabilire un legame con i Custodi
della Terra con la cultura india latino-americana.
Così ecco "Chico Mendes"
sindacalista facente parte del consiglio nazionale
dei seringueiros dell'Amazzonia, assassinato nel dicembre
del 1988. e poi "Comandante"
dedicata al subcomandante campesino Marcos. Quindi
una canzone vicina al continente latino-americano
" A la molina no voy mas"
di Victor Jara, cantautore cileno ucciso dalle squadracce
di Pinochet e poi " This land is
your land" un classico di Woody
Guthrie il padre di gran parte della musica americana
sia folk che rock.
Quindi la terra come esperienza, come memoria e come
punto di partenza èper qualcosa di nuovo. E
ritorna il concetto del seme...
Queste 12 canzoni dichiarano di possedere una memoria
poiché senza il ricordo dell'esilio forzato,
dello sfruttamento, della repressione oggi non ci
sarebbe alcuna possibilità di costruire un
futuro diverso da quello già programmato e
imposto. In tutto ciò non aleggia alcuna nostalgia
ma vive la rivendicazione di radici forti e stabili
nonostante le stagioni avverse. E' questa rivendicazione
che crea le condizioni per un futuro da protagonisti,
per una nuova fioritura. La sola rigenerazione che
può ostacolare l'Apocalisse in atto.
"La civiltà (scriveva Gandhi
nell'agosto del 1930), nel senso reale del termine
consiste non nella moltiplicazione, ma nella intenzionale
e volontaria riduzione dei bisogni. Solo questo porta
alla vera felicità e all’appagamento."
Oggi la storia ha fissato un appuntamento con
la cultura contadina: se essa saprà arrivare
in tempo avrà un'occasione importante e decisiva
per un nuovo protagonismo. Se coglierà l'occasione
riaffermando un'identità e un percorso, saprà
trovare nuove strade.
La lunga marcia continua verso la Terra Promessa sapendo
che fra "Il Seme e la speranza"
c'è una stagione nuova che si chiama futuro,
quello dal cuore antico.