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BiELLE INTERVISTE
Paolo Dal Bon: Giorgio Gaber e gli anni '60
di Giorgio Maimone

E' uscito a metà dicembre un lavoro che si stacca di netto dalle strenne natalizie abituali del periodo. Un lavoro di grande validità artistica e documentaria, basato sui primi anni di attività artistica di Giorgio Gaber, riproposti per immagini, le poche immagini disponibili della televisione di allora. Si potrebbe dire anche le poche immagini "ancora" disponibili, perché di ore di trasmissione Gaber ne ha fatte tante, ma la maggior parte delle trasmissioni dei primi anni erano in diretta e di tante altre è stata conservata una sola puntata, a scopo documentale.

Alcune di queste immagini le avevamo già viste o in diretta (ebbene sì, c'eravamo già allora!) o sul cofanetto che Mollica ha preparato su Gaber per Einaudi nella serie "Parole e Canzoni". Altre, la maggior parte, sono completamente inedite. Ne abbiamo parlato, del cofanetto e di tutte la altre iniziative future, con Paolo Del Bon, presidente della Fondazione Giorgio Gaber.

"A questo dvd ci teniamo molto; non esiste una storia di Giorgio attraverso le immagini e questo è iul primo episodio di un’opera che dovrebbe avere una cadenza annuale per quattro anni, ciascuna dedicata a un decennio".

Meraviglioso! Noi fan di Gaber gioiamo tutti insieme

Devo dire che questa prima parte sugli anni ’60 è molto interessante. Intanto perché finalmente abbiamo avuto dalla Rai il riversamento di tutto quello che esiste di Giorgio relativo agli anni ’60 e ci sono delle cose strepitose. Io personalmente ho il rammarico di non averle viste prima e di non aver condiviso con Giorgio questa gioia. Gli avrei detto: “ho finalmente capito perché sei grande come sei. Già allora eri strepitoso”. Tra l’altro devo dirti che secondo me la cosa culturalmente interessante è la prima parte di questo dvd che riguarda i primissimi anni televisivi di Gaber, di cui purtroppo esiste pochissimo, perché una volta andavano in diretta. E quindi non avevano la possibilità di registrare, tant’è che le poche testimonianze che ci sono in archivio sono riprese cinematografiche di quanto avveniva sul set. Per cui di tutta la primissima parte delle trasmissioni che Giorgio ha condotto , cioè “Canzoni da mezza sera” e “Canzoniere minimo” del ’62-63, esiste soltanto una trasmissione del ’63 che però ti fa capire due cose. Quanto fosse bella la televisione allora, culturalmente, e di quanto Giorgio avesse un ruolo rilevante. Lui si occupava di canzone popolare, di canzone politica e di canzone milanese. Questo è stato l’inizio televisivo, tutto articolato sulla ricerca nel campo della canzone popolare e politica.

Che si tende un po’ a dimenticarlo, preferendo ricorda l’uomo di spettacolo, le cose più facili o leggere. E invece c’era già un Gaber di grosso spessore.

Ma veramente tanto! E secondo me, questo te lo dico da fan, credo di aver capito che fino al ’64 Gaber si divertiva ed era orgoglioso e onorato di fare “quella” televisione, perché era veramente di alto livello. Poi la televisione ha cominciato un po’ a imbastardirsi e lui ha iniziato ad avvertire quel disagio che quattro o cinque anni dopo …

… l’ha portato alla tanto celebrata “svolta”.

Quando te lo guarderai vedrai che viene fuori proprio questa dimensione.

Il cd invece? È solo una raccolta? (Contemporaneamente è uscito un cd triplo su Gaber - NdR)

E’ una raccolta, però anche quella secondo me è importante, perché noi abbiamo in catalogo (ed è un catalogo che ha fatto in tempo a rivedere e a sistemare Giorgio) undici cd di teatro canzone. Ma sono pur sempre undici cd! Materiale difficile da gestire. Sono 22 ore. Quindi una sintesi era necessaria, anche perché è stata l’occasione per rimasterizzare il repertorio.

Però sono solo canzoni vero? Non ci sono brani recitati?

No, sono canzoni. Al limite canzoni con prosa come “La strada” o altre canzoni, dove, come sai interrompeva il cantato e recitava. Abbiamo tralasciato il monologo perché sennò diventava troppo lungo.

E questo è relativo al periodo successivo alla svolta del teatro-canzone.

Sì, dal '70 alla fine, al 2000. Io ne sentivo la necessità. Adesso, per carità, c’è un’inflazione di tripli …

Eh sì, sono usciti tutti quanti insieme! Da De Gregori, a Fossati, a Guccini, a Dalla. Rischia un po’ di perdersi nel calderone delle strenne natalizie.

Arriviamo tardi da quel punto di vista. Però se non altro c’è! E’ in catalogo e non rischia di perdersi. A parte la rimasterizzazione che è eccezionale e adesso mi viene da proporre alla Carosello la rimasterizzare di tutto il catalogo, perché le prime registrazioni, soprattutto, sono un po’ datate tecnicamente. E comunque per chi vuole avvicinarsi al teatro-canzone di Gaber questa è una bella sintesi. E’ un bello spaccato. Io inviterei i giovani ad acquistarlo. Non tanto per motivi commerciali, quanto perché possono avere un buon impatto con tutto il repertorio di Giorgio.

Mi dicevi invece di “Siamo tutti signor G” di Sasso Marconi, il concorso di poesia-canzone. Sei nella giuria assieme a Claudio Lolli.

Sì, ma non è un’iniziativa dell’associazione. E’ una cosa personale. Mi hanno messo nella giuria e ne sono onoratissimo, ma non riguarda nello specifico il nostro lavoro come Fondazione.

C’è qualche nuovo Gaber tra questi?

No, guarda … a parte che non può esistere nessun nuovo Gaber, ma il lavoro su “Polli di allevamento” di Giulio Casale è stata una bella scommessa. Abbiamo fatto tre settimane a Milano al Filodrammatici ed è stato un successo pazzesco. Poi sta andando in giro e conferma il successo in ogni piazza. Insomma, è una bella scommessa vinta. Tra l’altro considera che canta sulle basi di Gaber, quelle tra l’altro arrangiate da Battiato, con una ricostruzione filologica rigorosissima, quindi anche le luci, la scena, tutto. Sono contento che generosamente Giulio abbia deciso di dedicare un po’ di tempo a questo spettacolo.

Intervista rilasciata il 16 dicembre 2006

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