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BiELLE INTERVISTE
Enrico de Angelis: Club Tenco 2006
di Lucia Carenini

Anche quest'anno Bielle fa una chiacchierata con Enrico de Angelis, responsabile artistico del Club Tenco. Si parla delle novità alla Rassegna, di cambiamenti e di conferme e... di gusti personali.

Quest’anno grosse novità al Club Tenco, almeno per quanto riguarda il meccanismo di assegnazione delle Targhe. Per la prima volta, infatti, la votazione avviene in due tornate. Ci spieghi i perché di questa scelta?
La scelta è nata dal tentativo di contrastare la dispersione di voti che si era verificata negli ultimi anni. I dischi sono ormai davvero molti e le preferenze, di conseguenza, sono frammentate. Dopo quello che è capitato l’anno scorso, poi, quando ci siamo trovati di fronte all’impossibilità di assegnare la Targa alla miglior opera prima poiché c’erano ben cinque artisti a pari merito, dovevamo trovare un sistema affinché la cosa non si ripetesse.

Così avete deciso per il doppio turno. Che però rimane tutto a discrezione della giuria dei giornalisti…
Sì, abbiamo riflettuto a lungo sulle soluzioni possibili e, dal momento che le Targhe sono appannaggio dai giornalisti, ci è sembrato più giusto il meccanismo del doppio turno piuttosto che la proposta di una rosa di candidati scelti da noi.

Peraltro agli artisti questa novità è piaciuta molto, probabilmente perché in questo modo anche chi non vince, entrando nel secondo turno è investito di una sorta di ufficialità che prima non aveva…
Sì, può essere... La cosa buffa è che quest’anno in effetti i risultati delle votazioni sono stati decisamente chiari e allineati già dal subito, praticamente in tutte le categorie. Tanto che a ben vedere, del doppio turno non ci sarebbe forse stato bisogno. Comunque ormai il meccanismo era deciso e poi pensiamo davvero che questa formula sia più corretta e continueremo sicuramente ad utilizzarla.

La cosa abbastanza notevole è stata che nella cinquina per il miglior album si siano piazzati, accanto a Capossela, De Gregori e Bersani, due nomi relativamente nuovi e non proprio notissimi, come Pino Marino e i Baustelle e ne siano rimasti fuori grossi personaggi come Paolo Conte e Fossati.
Quest’anno abbiamo allargato la giuria inserendo parecchi nomi giovani. Probabilmente anche questo ha contato.

Ma tu pensi che un giovane, dovendosi comunque continuamente scontrare con i “mostri sacri” avrà mai davvero la possibilità di vincere una Targa che non sia quella all’opera prima?
Beh, come hai detto prima, quest’anno parecchi “mostri sacri” non sono neanche entrati nella rosa finale… E poi non ci sono solo le Targhe, ma anche gli ospiti che vengono scelti direttamente da noi e che sono presentati a tutti gli effetti allo stesso livello di coloro che hanno vinto la Targa. Dal nome scritto in cartellone al tempo concesso sul palco. I vincitori delle targhe ci arrivano e quelli sono, il lavoro “vero” noi lo facciamo sugli ospiti, ed essere invitati al Tenco è in un certo modo una vittoria. Quest’anno poi la rassegna sarà dedicata ai giovani, quindi per loro c'è una chance in più di proporre il loro lavoro, di farsi ascoltare.

Questo è vero, ma ciò non toglie che la Targa abbia, almeno nell’immaginario della gente, quel quid in più rispetto ad un un “semplice” invito… E visto che una Targa Tenco è un riconoscimento che può avere un certo peso, non credi che forse sarebbe il caso di provare a istituire – solo per la sezione album – una categoria di che so, “supervincitori” in cui ricadano quelli che una Targa l’hanno già vinta e di lasciare che la Targa al miglior album sia vinta una sola volta? La discriminante sarebbe assolutamente matematica – chi ha già vinto e chi no – e darebbe forse una chance in più a chi non ha mai vinto.
Mah… potrebbe essere. E' però una cosa che va pensata molto bene. Tu prova a riparlarmene tra qualche mese.

Parliamo del Premio. Quest’anno Willy DeVille e Bruno Lauzi…
Sì, e ci sarà anche John Cale, che aveva vinto lo scorso anno ma non aveva potuto partecipare. La rassegna sarà comunque incentrata su Bruno Lauzi. Ogni artista invitato dovrà presentargli un omaggio cantando una sua canzone. Lauzi è stato per molto tempo sottovalutato, invece è un artista completo che opera a 360 gradi: dalla canzone - sia come cantautore, che come autore per altri e anche come interprete - alla poesia e anche alla scrittura. Poi è uno che ha sempre avuto il coraggio di andare controtendenza, se riteneva che fosse giusto. Anche lo stesso Amilcare lo stimava moltissimo.

Enrico, ma a te, che musica piace? Come deve essere fatta una canzone per piacerti?
Beh, per piacermi una canzone non deve necessariamente affrontare un discorso sui massimi sistemi, anzi deve essere piuttosto introspettiva, magari anche evidenziare cose che a una prima lettura passerebbero inosservate, ma sono quelle piccole cose che fanno la differenza. Ma soprattutto deve far scattare qualcosa dentro, deve saper emozionare, saper evocare un’empatia. Una canzone, per piacermi, devo sentirla in qualche modo mia.

E che musica ascolti quando non è per lavoro?
Ma praticamente ascolto solo musica per lavoro! Ho davvero moltissimi dischi da ascoltare, quindi metto su sempre cose nuove. Se proprio voglio rilassarmi, ma capita così di rado… allora è jazz o musica classica.

Senza parole, quindi.
Senza parole.

Intervista rilasciata il 7 ottobre 2006

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