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Anche
quest'anno Bielle fa una chiacchierata con Enrico
de Angelis, responsabile artistico del Club Tenco.
Si parla delle novità alla Rassegna, di cambiamenti
e di conferme e... di gusti personali.
Quest’anno grosse novità al Club Tenco,
almeno per quanto riguarda il meccanismo di assegnazione
delle Targhe. Per la prima volta, infatti, la votazione
avviene in due tornate. Ci spieghi i perché
di questa scelta?
La scelta è nata dal tentativo
di contrastare la dispersione di voti che si era verificata
negli ultimi anni. I dischi sono ormai davvero molti
e le preferenze, di conseguenza, sono frammentate.
Dopo quello che è capitato l’anno scorso,
poi, quando ci siamo trovati di fronte all’impossibilità
di assegnare la Targa alla miglior opera prima poiché
c’erano ben cinque artisti a pari merito, dovevamo
trovare un sistema affinché la cosa non si
ripetesse.
Così
avete deciso per il doppio turno. Che però
rimane tutto a discrezione della giuria dei giornalisti…
Sì, abbiamo riflettuto a lungo
sulle soluzioni possibili e, dal momento che le Targhe
sono appannaggio dai giornalisti, ci è sembrato
più giusto il meccanismo del doppio turno piuttosto
che la proposta di una rosa di candidati scelti da
noi.
Peraltro agli artisti questa novità è
piaciuta molto, probabilmente perché in questo
modo anche chi non vince, entrando nel secondo turno
è investito di una sorta di ufficialità
che prima non aveva…
Sì, può essere... La cosa
buffa è che quest’anno in effetti i risultati
delle votazioni sono stati decisamente chiari e allineati
già dal subito, praticamente in tutte le categorie.
Tanto che a ben vedere, del doppio turno non ci sarebbe
forse stato bisogno. Comunque ormai il meccanismo
era deciso e poi pensiamo davvero che questa formula
sia più corretta e continueremo sicuramente
ad utilizzarla.
La cosa abbastanza notevole è stata che nella
cinquina per il miglior album si siano piazzati, accanto
a Capossela, De Gregori e Bersani, due nomi relativamente
nuovi e non proprio notissimi, come Pino Marino e
i Baustelle e ne siano rimasti fuori grossi personaggi
come Paolo Conte e Fossati.
Quest’anno abbiamo allargato la
giuria inserendo parecchi nomi giovani. Probabilmente
anche questo ha contato.
Ma tu pensi che un giovane, dovendosi comunque continuamente
scontrare con i “mostri sacri” avrà
mai davvero la possibilità di vincere una Targa
che non sia quella all’opera prima?
Beh, come hai detto prima, quest’anno
parecchi “mostri sacri” non sono neanche
entrati nella rosa finale… E poi non ci sono
solo le Targhe, ma anche gli ospiti che vengono scelti
direttamente da noi e che sono presentati a tutti
gli effetti allo stesso livello di coloro che hanno
vinto la Targa. Dal nome scritto in cartellone al
tempo concesso sul palco. I vincitori delle targhe
ci arrivano e quelli sono, il lavoro “vero”
noi lo facciamo sugli ospiti, ed essere invitati al
Tenco è in un certo modo una vittoria. Quest’anno
poi la rassegna sarà dedicata ai giovani, quindi
per loro c'è una chance in più di proporre
il loro lavoro, di farsi ascoltare.
Questo è vero, ma ciò non toglie che
la Targa abbia, almeno nell’immaginario della
gente, quel quid in più rispetto ad un un “semplice”
invito… E visto che una Targa Tenco è
un riconoscimento che può avere un certo peso,
non credi che forse sarebbe il caso di provare a istituire
– solo per la sezione album – una categoria
di che so, “supervincitori” in cui ricadano
quelli che una Targa l’hanno già vinta
e di lasciare che la Targa al miglior album sia vinta
una sola volta? La discriminante sarebbe assolutamente
matematica – chi ha già vinto e chi no
– e darebbe forse una chance in più a
chi non ha mai vinto.
Mah… potrebbe essere. E' però
una cosa che va pensata molto bene. Tu prova a riparlarmene
tra qualche mese.
Parliamo del Premio. Quest’anno Willy DeVille
e Bruno Lauzi…
Sì, e ci sarà anche John
Cale, che aveva vinto lo scorso anno ma non aveva
potuto partecipare. La rassegna sarà comunque
incentrata su Bruno Lauzi. Ogni artista invitato dovrà
presentargli un omaggio cantando una sua canzone.
Lauzi è stato per molto tempo sottovalutato,
invece è un artista completo che opera a 360
gradi: dalla canzone - sia come cantautore, che come
autore per altri e anche come interprete - alla poesia
e anche alla scrittura. Poi è uno che ha sempre
avuto il coraggio di andare controtendenza, se riteneva
che fosse giusto. Anche lo stesso Amilcare lo stimava
moltissimo.
Enrico, ma a te, che musica piace? Come deve essere
fatta una canzone per piacerti?
Beh, per piacermi una canzone non deve
necessariamente affrontare un discorso sui massimi
sistemi, anzi deve essere piuttosto introspettiva,
magari anche evidenziare cose che a una prima lettura
passerebbero inosservate, ma sono quelle piccole cose
che fanno la differenza. Ma soprattutto deve far scattare
qualcosa dentro, deve saper emozionare, saper evocare
un’empatia. Una canzone, per piacermi, devo
sentirla in qualche modo mia.
E che musica ascolti quando
non è per lavoro?
Ma praticamente ascolto solo musica
per lavoro! Ho davvero moltissimi dischi da ascoltare,
quindi metto su sempre cose nuove. Se proprio voglio
rilassarmi, ma capita così di rado… allora
è jazz o musica classica.
Senza parole, quindi.
Senza parole.
Intervista
rilasciata il 7 ottobre 2006
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