| Iniziamo
con un gioco. Visto che i tuoi dischi precedenti si sono chiamati
nell’ordine Anima, Ama e Alone, è facile prevedere
che i prossimo si chiameranno Aiuola, Agone e Adone?
(ride) Oppure “A”.
Pensa che questo volevo chiamarlo soltanto “A”, per
sottrazione progressiva. Poi dopo ne ho pensati mille e alla fine
è venuto questo “Alone” che ha il doppio significato
“da solo” (alone in inglese) e alone come luminosità
lunare.
Bellissimo
doppio senso che tra l’altro, secondo me, è particolarmente
centrato.
Entrambi i
significati sono, direi, perfetti.
E’,
infatti, un disco lunare e un disco che hai fatto in magnifica solitudine.
La sensazione più forte che ho avuto ascoltando questo lavoro,
che è dedicato a tuo padre, è stato di sentirmi “indiscreto”
ascoltandolo, perché ne emanava una sensazione così
forte di intimità che mi sembrava quasi di sbirciare dal
buco della serratura vicende che non mi appartenessero.
Del tipo “ho sbagliato
famiglia”? Interessante.
Da
parte tua come è stato scegliere di mettere in piazza queste
vostre piccole confidenze, suoni e immagini del passato?
Mah, sai, il
processo è stato comunque faticoso, perché andare
a ripescare nella memoria certi ricordi, andare a riprendere “quei
momenti” precisi è stato impressionante, perché
di certe cose mi ricordavo esattamente quando erano accadute. Anche
se ero una bambina di tre o quattro anni, che è un’età
di cui di solito ci si dimentica. Andiamo al mare e mi sono ricordato
proprio quella luce che c’era, andavamo a Fregene, c’era
quel momento particolare della giornata … E’ stato molto
bello proprio ritrovare le sensazioni dell’infanzia, come
se fossero rimaste lì ad aspettarmi. Non era solo un celebrare
il tempo, ma proprio ritrovare quelle emozioni di quando sei piccola.
E io lo volevo però di più riferire a un inconscio
collettivo, cioè a quel bambino interiore che c’è
dentro di noi. Infatti alcuni, i meno attenti, hanno detto “ah,
carina. E’ la voce di tua figlia?”. Io non ho figlie
… Non tutti hanno collegato alla mia vicenda personale. Ma
d’altra parte io speravo che fosse più collegabile
a una poesia universale dell’infanzia.
Ma
questo c’è! In assoluto. Un rincorrere la memoria con
tutte le sue tappe, i suoi appoggi. Tu, peraltro, sei anche stata
aiutata dal fatto che alcuni documenti sonori erano stati conservati
…
Mio padre già
ci aveva fatto una cassettina dedicata a ciascuno di noi. E ne aveva
data una diversa a ciascuno di noi. Degli estratti perché
sono tantissimi i documenti sonori che riguardavano ciascuno di
noi. E già allora ci aveva fatto molta tenerezza e impressione
questo fatto. Nessuno si ricordava e lui a sorpresa ha tirato fuori
questo estratto. Poi io ho trovato i materiali originali con tantissime
cose nuove ed ho fatto questo passaggio ancora più importante
delle musiche di mio padre da analogico a digitale, per cercare
di fermare anche quelle nel tempo e di poterle restaurare e diffondere
in un futuro.
Un
percorso molto bello. Ma allora anche in tutta la tua famiglia,
come origine ed estrazione, il culto della memoria c’era già.
Lo hai ereditato.
Assolutamente
sì. C’era già in mio padre. Io infatti ho dal
primo saggio di arpa a tutto quello che ho fatto. Sono disordinatissima
nella vita, ma quello che riguarda il lavoro o anche le fotografie,
i diari, insomma il tempo è come se fossi già stata
educata a mantenere una sorta di archivio di me stessa. Che può
essere bello, ma può anche avere delle ripercussioni interiori
importanti, perché in tutto quello che ci arriva dai genitori
c’è del buono e del cattivo. Magari ti dà più
il valore del tempo presente che stai vivendo e dall’altro
ti tiene anche bloccato in quello che sei e ti fa meno buttare tutto
all’aria, fare un falò e cambiare vita, sradicarti
dalle origini, dalla tradizione e fare tutt’altro. Ché
anche quello è liberatorio. Bello, ma impegnativo.
Invece
tu ci tieni molto alla tradizione?
Mah, io ogni
tanto brucio e butto all’aria. Arpa compresa, tradizioni comprese,
famiglia. Dentro c’è una volontà di ricominciare
ogni giorno con una nuova dimensione. Da un lato ho una formazione
molto tradizionale e tradizionalista, ma nello stesso tempo, negli
stessi cromosomi c’è già la ribellione. Siamo
tradizionali, ma nello stesso tempo anticonformisti.
Dal
punto di vista musicale vedi un’evoluzione nei tuoi tre lavori?
Sono diversissimi.
E questo è stato un po’ un problema sul mercato. Il
primo “Anima” fu parallelo a tutto il filone della new
age, in modo del tutto casuale. Io ho avuto una mia ricerca interiore,
sono andata in America, ho trovato un centro … sono tornata
con questo cd “spirituale” proprio mentre scoppiava
il boom, la moda. Era un disco acustico, di crossover, con grandi
parti di improvvisazione. Infatti uscì nella collana classica
contemporanea. Il secondo “Ama” fu un tentativo di uscire
da quest’etichetta new age che mi avevano appiccicato ma che
mi andava stretta. Perché è vero che mi piace fare
una ricerca interiore, ma l’etichetta in sé non mi
ha mai molto convinta. Anche perché non vorrei confondermi
con le creme alle alghe o i filtri o i massaggi. Volevo avere anche
un’identità musicale, visto che da quando ho sei anni
pratico la musica. Allora “Ama” è stato un tentativo
di portare la ricerca in ambito pop, il “mio” pop. Ovviamente
un pop raffinato …
…
di estrazione cantautorale, direi.
Di estrazione
cantautorale, dove c’è anche molta elettronica, arpa
elettrica, ricerca. E questo mi ha attirato critiche, perché
volevano che facessi “Anima 2”, “Anima 3”
e sicuramente avrei costruito un mercato più fedele, mentre
i miei acquirenti di Anima si sono sentiti un po’ traditi
da questo secondo cd. A loro sembrava un ammiccamento al mercato,
mentre per me era contiguo alla ricerca, il massimo della fedeltà
a me stessa.
E qui
siamo a una terza svolta ancora?
Con “Alone”
siamo alla terza svolta, dove sono tutti contenti che sia ritornata
a quello che tutti si aspettano da me, musica acustica, intimistica,
solitaria. Tutto questo rientra perfettamente nell’immagine
che gli altri vogliono avere di me.
Il
che mi fa pensare che il quarto sarà ancora diverso.
Il quarto sarà
altrove, in luoghi lontanissimi, con sonorità latino-americane,
musica da ballare o techno-trance. Ché anche quello c’è
dentro di me.
Beh,
ne manca ancora un po’ per parlare del quarto disco …
Io ho già
parecchie idee e non penso che ci metterò così tanto
per fare il prossimo
Sei
una di quelle con molto materiale nel cassetto? Componi facile?
Compongo molto
facile, creo molto facile. Il problema è star dietro a tutto
e tenere tutto organizzato. Se io avessi qualcuno che mi gestisca
di più sicuramente produrrei molto di più.
Parole
e musica o fai più fatica con un aspetto che con l’altro?
Dipende dai
periodi. Diciamo che ero fissata molto più sulla parola e
in questo album sono ripiombata sul suono in maniera univoca e totalizzante.
Però era un po’ che ero molto più sulla parola,
infatti ho scritto anche un secondo romanzo. Ero molto nella mente.
Che
non è uscito però
Non è
uscito perché non ero convinta. Devo rivederlo. Ho scritto
nel frattempo moltissimo. Però ho trovato nel tempo che lo
scrivere fosse troppo mentale e avevo bisogno di tirare fuori l’istinto,
l’emozione più viscerale, anche per tenermi allenata
a quel tipo di emozione.
Ho
visto sul tuo sito che anche la fotografia ti interessa come forma
espressiva.
Ho avuto anche
questo momento. Mi sono comprata una digitale e ho fatto 5000 foto
in sei mesi! Belle anche! Prima avevo una videocamera e ho fatto
anche vari video e prima o poi voglio farne un montaggio. Ho un’attrazione
fatale con l’immagine.
Quindi
ti tocca fare il dvd al più presto ...
Dici? Il problema
mio è la produzione. Io dovrei avere il produttore a fianco,
gli do il video e lui fa il dvd. Dovrebbero sfruttarmi di più!
Spremermi di più (ridiamo). Mi spremono poco, ma adesso lo
stanno forse capendo.
Ma
perché ti rispettano! Nel tuo caso si può parlare
più di problema o di vantaggio del nome?
Forse il vantaggio
perché mi spremono meno, perché sanno che sono più
“forte” dell’artista medio. Io sono felice di
essere nata in questa famiglia complicatissima. Siamo tutti molto
isolati l’uno con l’altro. C’è un rispetto
fin troppo esagerato. Essendo io l’ultimogenita ci vorrei
tutti più vicini, più uniti, più “normali”.
Oltre
a Riccardo c’è una sorella maggiore?
Fabiana. Lavora
a Mediaset e si è occupata molto del recupero del materiale
di mio padre. Ha fatto un video su di lui. Siamo talmente diversi
che interagiamo poco. Mi manca un po’ la famiglia “normale”.
Siamo tutti molto “speciali”, forse troppo. (ride)
Avrei bisogno più di cose semplici: caminetti, cene. Ecco,
se posso dire, è così straordinaria la mia famiglia
che io amo le cose semplici, la normalità, le cose ordinarie
della vita.
A proposito
del tuo “straordinario fratello” l’Aida lo preoccupa?
Hai avuto modo di sentirlo?
L’ho
sentito recentemente. Tranquillo e molto contento.
E’
la sua prima apertura della Scala?
Sì,
è la sua prima inaugurazione.
Però?
Tutto liscio come l’olio? Famiglia straordinaria anche in
questo.
Ma straordinaria
sì, perché siamo ormai talmente allenati, forse perché
nostro padre ci ha insegnato a stare fin da piccoli davanti ai microfoni,
allo show, allo spettacolo, alle locandine sui giornali. Siamo cresciuti
allenatissimi a stare sul palco.
Torniamo
ad Alone che a me ha colpito molto. Ha toccato molto. Ti è
servito? Ti ha dato qualcosa? Sotto il profilo personale …
Mah, a me pesa
a volte la vita così com’è. Pesa questa realtà.
Per cui per me la musica è uno sfogo, una via di uscita.
Mi è pesato vivere quel momento, mi è pesato essere
così da sola, anche le mie incapacità …
E’
stato tre anni fa?
Quasi quattro.
Però nel 2002 è uscito il romanzo per “salvarmi”.
Io l’ho vissuta molto più forte di quanto pensassi
questa storia. Un modo per elaborare il lutto migliore di questo
non l’ho trovato. Però l’ho elaborato. Benissimo.
La
reazione è stata immediata o c’è voluto un po’
di tempo per decantare e lasciare affiorare il dolore?
Per me è
stata una tragedia. Subito. Per quanto lui mi avesse preparato a
questa cosa non me l’aspettavo. Credo che per tutti i figli
che perdono i genitori, finché non ti capita non riesci neanche
a immaginarlo. Per quanto ti prepari, per quanto hai già
incontrato la morte anche di persone vicine. Però la morte
dei genitori o del primo genitore e in questo caso del padre che
era un padre molto sfuggente, che non c’è stato totalmente.
Come se non fossi mai riuscita ad avere un rapporto vero e profondo.
Era un artista, era sempre chiuso per i fatti suoi, era uno che
era talmente assorbito da sé stesso, chiuso, capricornino
…
E tu
cosa sei?
Io sono acquario,
del 2 febbraio. Sono anche astrologicamente tra mio fratello e mio
padre: tra il capricorno e i pesci. Sono sempre stata a metà
tra di loro. E’ curioso anche astrologicamente. Mi sono smazzata
questi due maschili così forti …Il
mio modo di fuggire dal dolore e dai problemi è quello di
buttarmi soprattutto nella musica.
A proposito
di buttarmi nella musica. La tua “comparsa” in questo
tipo di musica è stata, se non sbaglio, sul palco di Faber,
il concerto in memoria di De André.
A proposito
di comparsa mi è venuto in mente una coincidenza mostruosa.
La mia “prima” in palcoscenico è stata nell’Aida
da piccola. Io studiavo arpa con la prima arpa della Scala, Mimma
de Poli, e andavo nella buca dell’orchestra a suonare quest’arpa
meravigliosa. Oltre al Conservatorio, come allenamento privato in
più. C’è stata l’occasione per cui quell’anno
tutti gli studenti del Conservatorio facevano la comparsa alla Scala
e quindi mi è capitato di andare in scena vestita da prigioniera
etiope, truccata di nero, coi vestiti stracciati. Questo è
stato l’ultima volta che hanno fatto l’Aida alla Scala,
ossia 25 anni fa.
E invece
con Faber come è stato?
Come mai ero
lì in mezzo ai mostri sacri? Io ero amica di Faber! Ho partecipato
al suo ultimo cd, “Anime Salve”, che tra l’altro
“Anima” e “Anime Salve” sono usciti in parallelo
ed eravamo due Acquari, altre coincidenze. Poi ho suonato con suo
figlio. L’ho incontrato spesso. E ci mettevamo l’ a
chiacchierare per ore. C’era una grande simpatia tra me e
lui. Quindi ci fu questa conoscenza attraverso il cd che poi è
andata avanti naturalmente per questa sua grandissima accoglienza
nei miei confronti. Ed essere accolta nel suo mondo è stato
il mio primo passo verso il pop, il rock. Quando poi è scomparso
al gruppo di amici, a Dori e agli altri è sembrato naturale
invitarmi per manifestarmi la sua stima e la sua amicizia.
Era
la prima volta che cantavi in pubblico. Perché eri timidissima
o lo sembravi sul palco del Carlo Felice.
Non sono timidissima.
Ero sola arpa e voce, in mezzo a Vasco Rossi e Gino Paoli. Mi presentavo
per la prima volta in mezzo a questi cantanti, solo arpa e voce
e in più non ha funzionato il microfono! C’è
stato un difetto per cui da fuori veniva una voce che sembrava dell’aldilà.
Sì,
una voce ancora più esile. Che però aveva un grande
fascino.
Infatti Dori
Ghezzi mi ha detto “guarda che è venuta bene”.
Io sono uscita piangendo, incavolata, dicendo “Ma scusa, una
volta che faccio il debutto come cantante, non me ne va bene una!”
Invece sia nel concerto che nel cd (dove ho registrato nuovamente
in studio la canzone buona-la-prima) ho avuto degli ottimi riscontri.
Mi apparteneva così tanto quel pezzo che mi è venuto
facile. Devo
dire che, dopo la perdita di mio padre, la perdita artistica, di
amicizia, di figura che più mi è pesata è stata
quella di Fabrizio. Mi è dispiaciuto quasi come un parente.
C’era un mondo d’affetto particolare tra me e lui.
Questo
disco l’hai fatto tutto da sola. Crea problemi a portarlo
in giro …
Infatti adesso
a Musica nei cieli, dove faccio tre concerti, di cui uno il 19 in
San Marco, sto facendo delle prove con Sandro Mussida che è
un violoncellista compositore, figlio di Franco Mussida della Pfm,
un personaggio fantastico con cui sto collaborando per estrapolare
un po’ tutti i suoni dal cd. Vorrei mantenerlo il più
possibile com’è. I suoni che ho tirato fuori, in maniera
così grezza ma elegante sono quasi impossibili da rifare.
O chiamo 5 strumentisti, ma non li rifaranno mai così con
quello spirito e con quella rozza eleganza. La brutalità
con cui ho preso in mano il violino di mio padre e l'ho suonato
senza saperlo suonare o l'armonica che suonavo a quattro anni sono
tutti elementi che ora sono nell'opera. Vediamo cosa ne uscirà.
La prima sarà in San Marco il 19 dicembre per Musica nei
cieli.
Intervista
rilasciata il 05 dicembre 2006
|