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BiELLE INTERVISTE
Cecilia Chailly: da sola con alone
di Giorgio Maimone

Iniziamo con un gioco. Visto che i tuoi dischi precedenti si sono chiamati nell’ordine Anima, Ama e Alone, è facile prevedere che i prossimo si chiameranno Aiuola, Agone e Adone?

(ride) Oppure “A”. Pensa che questo volevo chiamarlo soltanto “A”, per sottrazione progressiva. Poi dopo ne ho pensati mille e alla fine è venuto questo “Alone” che ha il doppio significato “da solo” (alone in inglese) e alone come luminosità lunare.

Bellissimo doppio senso che tra l’altro, secondo me, è particolarmente centrato.

Entrambi i significati sono, direi, perfetti.

E’, infatti, un disco lunare e un disco che hai fatto in magnifica solitudine. La sensazione più forte che ho avuto ascoltando questo lavoro, che è dedicato a tuo padre, è stato di sentirmi “indiscreto” ascoltandolo, perché ne emanava una sensazione così forte di intimità che mi sembrava quasi di sbirciare dal buco della serratura vicende che non mi appartenessero.

Del tipo “ho sbagliato famiglia”? Interessante.

Da parte tua come è stato scegliere di mettere in piazza queste vostre piccole confidenze, suoni e immagini del passato?

Mah, sai, il processo è stato comunque faticoso, perché andare a ripescare nella memoria certi ricordi, andare a riprendere “quei momenti” precisi è stato impressionante, perché di certe cose mi ricordavo esattamente quando erano accadute. Anche se ero una bambina di tre o quattro anni, che è un’età di cui di solito ci si dimentica. Andiamo al mare e mi sono ricordato proprio quella luce che c’era, andavamo a Fregene, c’era quel momento particolare della giornata … E’ stato molto bello proprio ritrovare le sensazioni dell’infanzia, come se fossero rimaste lì ad aspettarmi. Non era solo un celebrare il tempo, ma proprio ritrovare quelle emozioni di quando sei piccola. E io lo volevo però di più riferire a un inconscio collettivo, cioè a quel bambino interiore che c’è dentro di noi. Infatti alcuni, i meno attenti, hanno detto “ah, carina. E’ la voce di tua figlia?”. Io non ho figlie … Non tutti hanno collegato alla mia vicenda personale. Ma d’altra parte io speravo che fosse più collegabile a una poesia universale dell’infanzia.

Cecilia Chailly: "Alone"

Ma questo c’è! In assoluto. Un rincorrere la memoria con tutte le sue tappe, i suoi appoggi. Tu, peraltro, sei anche stata aiutata dal fatto che alcuni documenti sonori erano stati conservati …

Mio padre già ci aveva fatto una cassettina dedicata a ciascuno di noi. E ne aveva data una diversa a ciascuno di noi. Degli estratti perché sono tantissimi i documenti sonori che riguardavano ciascuno di noi. E già allora ci aveva fatto molta tenerezza e impressione questo fatto. Nessuno si ricordava e lui a sorpresa ha tirato fuori questo estratto. Poi io ho trovato i materiali originali con tantissime cose nuove ed ho fatto questo passaggio ancora più importante delle musiche di mio padre da analogico a digitale, per cercare di fermare anche quelle nel tempo e di poterle restaurare e diffondere in un futuro.

Un percorso molto bello. Ma allora anche in tutta la tua famiglia, come origine ed estrazione, il culto della memoria c’era già. Lo hai ereditato.

Assolutamente sì. C’era già in mio padre. Io infatti ho dal primo saggio di arpa a tutto quello che ho fatto. Sono disordinatissima nella vita, ma quello che riguarda il lavoro o anche le fotografie, i diari, insomma il tempo è come se fossi già stata educata a mantenere una sorta di archivio di me stessa. Che può essere bello, ma può anche avere delle ripercussioni interiori importanti, perché in tutto quello che ci arriva dai genitori c’è del buono e del cattivo. Magari ti dà più il valore del tempo presente che stai vivendo e dall’altro ti tiene anche bloccato in quello che sei e ti fa meno buttare tutto all’aria, fare un falò e cambiare vita, sradicarti dalle origini, dalla tradizione e fare tutt’altro. Ché anche quello è liberatorio. Bello, ma impegnativo.

Invece tu ci tieni molto alla tradizione?

Mah, io ogni tanto brucio e butto all’aria. Arpa compresa, tradizioni comprese, famiglia. Dentro c’è una volontà di ricominciare ogni giorno con una nuova dimensione. Da un lato ho una formazione molto tradizionale e tradizionalista, ma nello stesso tempo, negli stessi cromosomi c’è già la ribellione. Siamo tradizionali, ma nello stesso tempo anticonformisti.

Dal punto di vista musicale vedi un’evoluzione nei tuoi tre lavori?

Sono diversissimi. E questo è stato un po’ un problema sul mercato. Il primo “Anima” fu parallelo a tutto il filone della new age, in modo del tutto casuale. Io ho avuto una mia ricerca interiore, sono andata in America, ho trovato un centro … sono tornata con questo cd “spirituale” proprio mentre scoppiava il boom, la moda. Era un disco acustico, di crossover, con grandi parti di improvvisazione. Infatti uscì nella collana classica contemporanea. Il secondo “Ama” fu un tentativo di uscire da quest’etichetta new age che mi avevano appiccicato ma che mi andava stretta. Perché è vero che mi piace fare una ricerca interiore, ma l’etichetta in sé non mi ha mai molto convinta. Anche perché non vorrei confondermi con le creme alle alghe o i filtri o i massaggi. Volevo avere anche un’identità musicale, visto che da quando ho sei anni pratico la musica. Allora “Ama” è stato un tentativo di portare la ricerca in ambito pop, il “mio” pop. Ovviamente un pop raffinato …

… di estrazione cantautorale, direi.

Di estrazione cantautorale, dove c’è anche molta elettronica, arpa elettrica, ricerca. E questo mi ha attirato critiche, perché volevano che facessi “Anima 2”, “Anima 3” e sicuramente avrei costruito un mercato più fedele, mentre i miei acquirenti di Anima si sono sentiti un po’ traditi da questo secondo cd. A loro sembrava un ammiccamento al mercato, mentre per me era contiguo alla ricerca, il massimo della fedeltà a me stessa.

E qui siamo a una terza svolta ancora?

Con “Alone” siamo alla terza svolta, dove sono tutti contenti che sia ritornata a quello che tutti si aspettano da me, musica acustica, intimistica, solitaria. Tutto questo rientra perfettamente nell’immagine che gli altri vogliono avere di me.

Il che mi fa pensare che il quarto sarà ancora diverso.

Il quarto sarà altrove, in luoghi lontanissimi, con sonorità latino-americane, musica da ballare o techno-trance. Ché anche quello c’è dentro di me.

Beh, ne manca ancora un po’ per parlare del quarto disco …

Io ho già parecchie idee e non penso che ci metterò così tanto per fare il prossimo

Sei una di quelle con molto materiale nel cassetto? Componi facile?

Compongo molto facile, creo molto facile. Il problema è star dietro a tutto e tenere tutto organizzato. Se io avessi qualcuno che mi gestisca di più sicuramente produrrei molto di più.

Parole e musica o fai più fatica con un aspetto che con l’altro?

Dipende dai periodi. Diciamo che ero fissata molto più sulla parola e in questo album sono ripiombata sul suono in maniera univoca e totalizzante. Però era un po’ che ero molto più sulla parola, infatti ho scritto anche un secondo romanzo. Ero molto nella mente.

Che non è uscito però

Non è uscito perché non ero convinta. Devo rivederlo. Ho scritto nel frattempo moltissimo. Però ho trovato nel tempo che lo scrivere fosse troppo mentale e avevo bisogno di tirare fuori l’istinto, l’emozione più viscerale, anche per tenermi allenata a quel tipo di emozione.

Ho visto sul tuo sito che anche la fotografia ti interessa come forma espressiva.

Ho avuto anche questo momento. Mi sono comprata una digitale e ho fatto 5000 foto in sei mesi! Belle anche! Prima avevo una videocamera e ho fatto anche vari video e prima o poi voglio farne un montaggio. Ho un’attrazione fatale con l’immagine.

Quindi ti tocca fare il dvd al più presto ...

Dici? Il problema mio è la produzione. Io dovrei avere il produttore a fianco, gli do il video e lui fa il dvd. Dovrebbero sfruttarmi di più! Spremermi di più (ridiamo). Mi spremono poco, ma adesso lo stanno forse capendo.

Ma perché ti rispettano! Nel tuo caso si può parlare più di problema o di vantaggio del nome?

Forse il vantaggio perché mi spremono meno, perché sanno che sono più “forte” dell’artista medio. Io sono felice di essere nata in questa famiglia complicatissima. Siamo tutti molto isolati l’uno con l’altro. C’è un rispetto fin troppo esagerato. Essendo io l’ultimogenita ci vorrei tutti più vicini, più uniti, più “normali”.

Oltre a Riccardo c’è una sorella maggiore?

Fabiana. Lavora a Mediaset e si è occupata molto del recupero del materiale di mio padre. Ha fatto un video su di lui. Siamo talmente diversi che interagiamo poco. Mi manca un po’ la famiglia “normale”. Siamo tutti molto “speciali”, forse troppo. (ride)
Avrei bisogno più di cose semplici: caminetti, cene. Ecco, se posso dire, è così straordinaria la mia famiglia che io amo le cose semplici, la normalità, le cose ordinarie della vita.

A proposito del tuo “straordinario fratello” l’Aida lo preoccupa? Hai avuto modo di sentirlo?

L’ho sentito recentemente. Tranquillo e molto contento.

E’ la sua prima apertura della Scala?

Sì, è la sua prima inaugurazione.

Però? Tutto liscio come l’olio? Famiglia straordinaria anche in questo.

Ma straordinaria sì, perché siamo ormai talmente allenati, forse perché nostro padre ci ha insegnato a stare fin da piccoli davanti ai microfoni, allo show, allo spettacolo, alle locandine sui giornali. Siamo cresciuti allenatissimi a stare sul palco.

Torniamo ad Alone che a me ha colpito molto. Ha toccato molto. Ti è servito? Ti ha dato qualcosa? Sotto il profilo personale …

Mah, a me pesa a volte la vita così com’è. Pesa questa realtà. Per cui per me la musica è uno sfogo, una via di uscita. Mi è pesato vivere quel momento, mi è pesato essere così da sola, anche le mie incapacità …

E’ stato tre anni fa?

Quasi quattro. Però nel 2002 è uscito il romanzo per “salvarmi”. Io l’ho vissuta molto più forte di quanto pensassi questa storia. Un modo per elaborare il lutto migliore di questo non l’ho trovato. Però l’ho elaborato. Benissimo.

La reazione è stata immediata o c’è voluto un po’ di tempo per decantare e lasciare affiorare il dolore?

Per me è stata una tragedia. Subito. Per quanto lui mi avesse preparato a questa cosa non me l’aspettavo. Credo che per tutti i figli che perdono i genitori, finché non ti capita non riesci neanche a immaginarlo. Per quanto ti prepari, per quanto hai già incontrato la morte anche di persone vicine. Però la morte dei genitori o del primo genitore e in questo caso del padre che era un padre molto sfuggente, che non c’è stato totalmente. Come se non fossi mai riuscita ad avere un rapporto vero e profondo. Era un artista, era sempre chiuso per i fatti suoi, era uno che era talmente assorbito da sé stesso, chiuso, capricornino …

E tu cosa sei?

Io sono acquario, del 2 febbraio. Sono anche astrologicamente tra mio fratello e mio padre: tra il capricorno e i pesci. Sono sempre stata a metà tra di loro. E’ curioso anche astrologicamente. Mi sono smazzata questi due maschili così forti …Il mio modo di fuggire dal dolore e dai problemi è quello di buttarmi soprattutto nella musica.

A proposito di buttarmi nella musica. La tua “comparsa” in questo tipo di musica è stata, se non sbaglio, sul palco di Faber, il concerto in memoria di De André.

A proposito di comparsa mi è venuto in mente una coincidenza mostruosa. La mia “prima” in palcoscenico è stata nell’Aida da piccola. Io studiavo arpa con la prima arpa della Scala, Mimma de Poli, e andavo nella buca dell’orchestra a suonare quest’arpa meravigliosa. Oltre al Conservatorio, come allenamento privato in più. C’è stata l’occasione per cui quell’anno tutti gli studenti del Conservatorio facevano la comparsa alla Scala e quindi mi è capitato di andare in scena vestita da prigioniera etiope, truccata di nero, coi vestiti stracciati. Questo è stato l’ultima volta che hanno fatto l’Aida alla Scala, ossia 25 anni fa.

E invece con Faber come è stato?

Come mai ero lì in mezzo ai mostri sacri? Io ero amica di Faber! Ho partecipato al suo ultimo cd, “Anime Salve”, che tra l’altro “Anima” e “Anime Salve” sono usciti in parallelo ed eravamo due Acquari, altre coincidenze. Poi ho suonato con suo figlio. L’ho incontrato spesso. E ci mettevamo l’ a chiacchierare per ore. C’era una grande simpatia tra me e lui. Quindi ci fu questa conoscenza attraverso il cd che poi è andata avanti naturalmente per questa sua grandissima accoglienza nei miei confronti. Ed essere accolta nel suo mondo è stato il mio primo passo verso il pop, il rock. Quando poi è scomparso al gruppo di amici, a Dori e agli altri è sembrato naturale invitarmi per manifestarmi la sua stima e la sua amicizia.

Era la prima volta che cantavi in pubblico. Perché eri timidissima o lo sembravi sul palco del Carlo Felice.

Non sono timidissima. Ero sola arpa e voce, in mezzo a Vasco Rossi e Gino Paoli. Mi presentavo per la prima volta in mezzo a questi cantanti, solo arpa e voce e in più non ha funzionato il microfono! C’è stato un difetto per cui da fuori veniva una voce che sembrava dell’aldilà.

Sì, una voce ancora più esile. Che però aveva un grande fascino.

Infatti Dori Ghezzi mi ha detto “guarda che è venuta bene”. Io sono uscita piangendo, incavolata, dicendo “Ma scusa, una volta che faccio il debutto come cantante, non me ne va bene una!” Invece sia nel concerto che nel cd (dove ho registrato nuovamente in studio la canzone buona-la-prima) ho avuto degli ottimi riscontri. Mi apparteneva così tanto quel pezzo che mi è venuto facile. Devo dire che, dopo la perdita di mio padre, la perdita artistica, di amicizia, di figura che più mi è pesata è stata quella di Fabrizio. Mi è dispiaciuto quasi come un parente. C’era un mondo d’affetto particolare tra me e lui.

Questo disco l’hai fatto tutto da sola. Crea problemi a portarlo in giro …

Infatti adesso a Musica nei cieli, dove faccio tre concerti, di cui uno il 19 in San Marco, sto facendo delle prove con Sandro Mussida che è un violoncellista compositore, figlio di Franco Mussida della Pfm, un personaggio fantastico con cui sto collaborando per estrapolare un po’ tutti i suoni dal cd. Vorrei mantenerlo il più possibile com’è. I suoni che ho tirato fuori, in maniera così grezza ma elegante sono quasi impossibili da rifare. O chiamo 5 strumentisti, ma non li rifaranno mai così con quello spirito e con quella rozza eleganza. La brutalità con cui ho preso in mano il violino di mio padre e l'ho suonato senza saperlo suonare o l'armonica che suonavo a quattro anni sono tutti elementi che ora sono nell'opera. Vediamo cosa ne uscirà. La prima sarà in San Marco il 19 dicembre per Musica nei cieli.

Intervista rilasciata il 05 dicembre 2006

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