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"Il vento che accarezza l'erba": una poesia di libertà
che mostra gli uomini schiavi della guerra

Un percorso dalla rivoluzione irlandese alla guerra civile che seguì all'armistizio con gli inglesi, raccontato da Ken Loach
di Alfredo Ranavolo
E Ken "il rosso" (non il sindaco di Londra, quell'altro), scagliandosi contro la sua nazione tutta, trionfò in Francia. E ha portato sugli schermi quello che ad avviso di qualcuno è "il miglior Loach di sempre".

Su ciò si può discutere a lungo e non trovare necessariamente ragioni o torti. D'altra parte, si sa, un giudizio critico, per quanto possa basarsi su elementi oggettivi, finirà pur sempre per sconfinare nella soggettività del personale gusto.

Quel che si può imputare a "Il vento che accarezza la terra" è che, rispetto ad altri titoli del maestro britannico ("Riff Raff", "Piovono pietre", "Il pane e le rose"), manchi qualcosa in termini di intensità. Forse non sono estranei a questa sensazione gli attori protagonisti, Cillian Murphy e Padraic Delany. Bravi e in ruolo, ma i loro occhi glaciali escono inevitabilmente sconfitti in un eventuale confronto, ad esempio, con l'Adrien Brody dell'ultimo titolo citato in parentesi. Oppure, per uscire dal terreno di Loach e rimanere nel seminato della rivoluzione irlandese, il Liam Neeson di "Michael Collins".

Ciò detto, non si può certo affermare che la Palma d'oro di Cannes 2006 sia un film debole. Per tematica, innanzitutto, che parte dalla lotta irlandese per l'indipendenza e si allarga fino a divenire un'universale riflessione su come gli uomini siano animali capaci solo di combattersi.

Nell'Irlanda del 1920, Damien (Cillian Murphy) si avvia a una carriera di medico in quel di Londra, che gli consentirà di sfuggire alla campagna e al giogo imposto dagli inglesi nel suo Paese.

Ma troppi sono i soprusi cui è costretto ad assistere proprio quando ormai la partenza sembra solo questione di ore. Cambia idea, si unisce alla lotta armata ritrovandosi fianco a fianco col fratello Teddy (Padraic Delaney) nel cercare di restituire la libertà alla sua terra.

Fare la rivoluzione, inevitabilmente, e Loach lo spiega molto bene, significa finire per sporcarsi le mani, per ritrovarsi a fare cose che mai si sarebbero sognate. Luride come ogni guerra.

Qualche volta significa anche vincere, ma anche in quel caso non è detto ci sia pace. Il trattato con gli inglesi, infatti, diventa il prologo a una guerra civile. Da una parte l'autorità costituita da parte degli ex ribelli che comincia a esercitare il potere con un livello di corruttibilità e autoritarismo non dissimile da quello di chi li aveva preceduti, dall'altra i ribelli a oltranza, incapaci di cercare una mediazione e votati alla ricerca di un'irraggiungibile utopia.

Sarà anche uno scontro fratricida, dato che Teddy e Demian, questa volta, saranno su sponde opposte.

Per dovere di cronaca, nel testo originale di Robert Dwyer Joyce il vento non accarezza l'erba, ma scuote l'orzo.

La frase: ho passato cinque anni a studiare anatomia. E adesso sparo alla testa a un uomo

Da vedere: per approfondire una pagina di storia non troppo conosciuta in Italia

   
Ultimo aggiornamento:18-11-2006
 
   
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