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"Thumbsucker", dal pollice in bocca al sogno di mostrare l'eloquenza in tv

Dal Sundance un altro esempio di come in Usa si possano raccontare piccole grandi storie. Perfino con la complicità di qualche star
di Alfredo Ranavolo
Strano il destino dei film. Di alcuni film. "Thumbsucker - Il succhiapollice" passa nelle sale italiane quasi sotto silenzio, uscendo in pochissime sale e solo nelle principali città. Eppure avrebbe tutte le carte in regola per diventare un film di culto. Sta a dimostrarlo il fatto che abbia tante cose in comune con "Donnie Darko", il piccolo film che la rete rese un vero e proprio caso.

Justin (Lou Taylor Pucci) è lontano dalle atmosfere soprannaturali del suo coetaneo, ma è pure lui un adolescente problematico, con un urlo strozzato in gola che non sa come tirare fuori. Urgenze di cercare di capire e farsi capire, di trovare un posto nel mondo. La sua chiusura verso di esso è tutta in un gesto: succhiarsi il pollice. Un vizio che i genitori (interpretati da Tilda Swinton e Vincent D'Onofrio) tentano di fargli perdere in tutti i modi.

Ultimo, che pare finalmente avere la sua efficacia, un farmaco che dovrebbe curare una presunta "iperattività". Un placebo, che però fa il suo effetto. Fa uscire Justin dal suo guscio e lo trasforma in un vero e proprio campione di gare di dibattito (così usa negli Stati Uniti, a quanto pare). Tanto da fargli capire che il suo sogno è trasformare le sue abilità oratorie in un futuro da anchorman in tv.

In mezzo ci sono i primi approcci con le ragazze e il fumo, la curiosa amicizia/odio con il suo dentista (un insolito Keanu Reeves), la disarmante saggezza del fratellino. I genitori che anche fra loro hanno difficoltà a capirsi davvero, un presunto adulterio della madre con una star di Hollywood che poi si rivela tutt'altro in una gag grottesca e decisamente "scorretta".

Tratto dall'omonimo romanzo di Walter Kirn, passato per il Sundance Festival, "Thumbsucker" è esemplare del cinema americano alternativo, quello capace di mettere insieme un cast di ottimi attori e di raccontare una storia. Infinitamente piccola ma al tempo stesso universale. L'adolescenza cambia eppure non cambia mai. I modi di viverla cambiano ma, dentro, le sensazioni sono sempre le medesime. La difficoltà di esprimerle pure. È bello che ci sia chi provi a farlo per vie traverse come in questo piccolo film. Come è successo con Jake Gyllenhaal, di Lou Taylor Pucci sentiremo parlare. Del regista Mike Mills, pure.

La frase: me lo devi dire. Com'è la sua vagina?

Da vedere: perché è uno sguardo non banale sull'infinito mistero dell'adolescenza

   
Ultimo aggiornamento: 02-07-2006
 
   
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