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BiELLE Film
 

La gioia di vivere ritrovata nei "Giardini in autunno"

Iosseliani mette in scena una metafora sull'insostenibile leggerezza (e caducità)
del potere, contrapposto a ciò che conta veramente
di Alfredo Ranavolo
Vincent (Séverin Blanchet) è ministro di non si sa cosa, ma per l'economia della storia, in fondo, conta ben poco. Di certo incontra autorità straniere, viaggia molto, vive nel lusso e ha un'amante molto affascinante (Muriel Motte).

Tutto ciò fino a quando non è costretto a lasciare il ministero. Con esso il potere e tutto quel che ne consegue. Alla disperazione iniziale fa seguito un onorevole "presa con filosofia" del precipitare degli eventi, fino ad accorgersi che, in fondo, è proprio da quando non è più un uomo pubblico che può ricominciare a vivere sul serio, abbandonando le convenzioni e sentendosi veramente libero, grazie anche al supporto dell'anziana madre (uno strepitoso Michel Piccoli).

La storia raccontata da Iosseliani è semplice e già vista in mille varianti: la perdità di potere che finisce per coincidere con una risalità morale. Che non sia proprio una novità (ma infondo non è vero che tutto è stato già raccontato?) non è un buon motivo per non lasciare qualche spazio alle riflessioni indotte dal vecchio maestro Otar Iosseliani con questo suo "Giardini in autunno".

In fondo bisogna sempre vedere come si raccontano le cose. e Iosseliani lo fa con un tocco lieve che spiega meglio di tante parole (e, in effetti, la parte più povera del film sono proprio i dialoghi) come sia proprio la leggerezza a restituire a Vincent una gioia di vivere che non era stata abbandonata, ma involontariamente dimenticata. Sepolta sotto tunto quanto di effimero ci possa essere nella vita.

Poco più di una favola, nella quale bere in compagnia, suonare, respirare aria pulita sono i piccoli piaceri che restituiscono una dignità perduta, in contrasto con la falsità, le ostentazioni, l'aridità di quel mondo che Vincent ha abbandonato, suo malgrado all'inizio, senza però un rammarico così evidente, ma che vede protagonisti altri personaggi.

Il nuovo modo di vivere di Vincent si manifesta anche nell'assenza di qualunque velleità di rivalsa nei confronti di chi prima si è ritrovato sulla poltrona che fu sua e poi ha incominciato a vivere la sua medesima parabola discendente. E la morale è fatta.

La frase: Vincent al suo successore a sua volta caduto "in disgrazia": Mi sembri stanco...tieni, bevi un bicchiere

Da vedere: per un esilarante Michel Piccoli versione donna, anzi nonna

   
Ultimo aggiornamento:31-10-2006
 
   
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