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BiELLE
Film |
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| La gioia di vivere ritrovata nei "Giardini in autunno" |
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| Iosseliani
mette in scena una metafora sull'insostenibile leggerezza (e caducità)
Tutto ciò fino a quando non è costretto a lasciare il ministero. Con esso il potere e tutto quel che ne consegue. Alla disperazione iniziale fa seguito un onorevole "presa con filosofia" del precipitare degli eventi, fino ad accorgersi che, in fondo, è proprio da quando non è più un uomo pubblico che può ricominciare a vivere sul serio, abbandonando le convenzioni e sentendosi veramente libero, grazie anche al supporto dell'anziana madre (uno strepitoso Michel Piccoli). La storia raccontata da Iosseliani è semplice e già vista in mille varianti: la perdità di potere che finisce per coincidere con una risalità morale. Che non sia proprio una novità (ma infondo non è vero che tutto è stato già raccontato?) non è un buon motivo per non lasciare qualche spazio alle riflessioni indotte dal vecchio maestro Otar Iosseliani con questo suo "Giardini in autunno".
Poco più di una favola, nella quale bere in compagnia, suonare, respirare aria pulita sono i piccoli piaceri che restituiscono una dignità perduta, in contrasto con la falsità, le ostentazioni, l'aridità di quel mondo che Vincent ha abbandonato, suo malgrado all'inizio, senza però un rammarico così evidente, ma che vede protagonisti altri personaggi. Il nuovo modo di vivere di Vincent si manifesta anche nell'assenza di qualunque velleità di rivalsa nei confronti di chi prima si è ritrovato sulla poltrona che fu sua e poi ha incominciato a vivere la sua medesima parabola discendente. E la morale è fatta. La frase: Vincent al suo successore a sua volta caduto "in disgrazia": Mi sembri stanco...tieni, bevi un bicchiere Da vedere: per un esilarante Michel Piccoli versione donna, anzi nonna |
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aggiornamento:31-10-2006 |
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