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BiELLE
Film |
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| "Factotum": campionario bukowskiano |
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Dillon ridà vita all'alter ego dello scrittore tutto alcol, sesso
e miserie umane L'alter
ego dellos scrittore, Hank Chinaski, è interpretato in maniera
perfettamente efficace da Matt Dillon, come lo fu in
"Storie di ordinaria follia" da Ben Gazzara. Da qui il titolo del film, dato che le due parole che si sentono più sovente sono "sei licenziato". Normale, data l'abitudine di svicolare per andare a bere appena si presenta l'opportunità (e a volte anche senza) in pieno orario lavorativo. Più strano che, prima di essere licenziato, il nostro venga anche tante volte preso. Ma siamo in America, terra sconfinata delle opportunità. Se così si possono chiamare rompere ghiaccio con un martello pneumatico, selezionare sottaceti, pulire la statua gigante che campeggia nella sede di un giornale. Mestiere, quest'ultimo, che il velleitario Chinaski si ritrova a fare dopo essersi proposto come redattore (la faccia tosta non gli manca, questo è certo).
Sempre e comunque lasciandosi vivere addosso, senza alcun desiderio di costruire alcunché. Unica cosa alla quale Chinaski non rinuncia mai è scrivere, mandare settimanalmente i suoi racconti. Ma la sua incapacità totale di mettere nella sua vita qualche punto fermo gli farà rimanere ignoto anche che uno, finalmente, è stato scelto per essere pubblicato. Dirige, non senza sprazzi da regista di assoluto valore, Bent Hamer (autore di Kitchen Stories), in sequenze come quella della foto a destra, con Chinaski che si ritaglia il suo spazio di libertà da quella finestrella nell'enorme muro, oppure quando il protagonista offre le sue scarpe di un po' di numeri di troppo a Jan, stanca di camminare sui tacchi alti. La frase: tutto quello che voglio è incassare l'assegno e andarmi a ubriacare. Questo non sarà nobile, ma è una mia scelta Da vedere:
perché un tale campionario di miseria umana non può che
far sentire migliori |
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Ultimo
aggiornamento: 31-03-2006 |
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