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"Factotum": campionario bukowskiano
come non si vedeva dai tempi di Gazzara

Matt Dillon ridà vita all'alter ego dello scrittore tutto alcol, sesso e miserie umane
di Alfredo Ranavolo
"Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore". La sintesi più efficace di vita e opere di Charles Bukowski è in queste poche parole che pronunciò lui stesso. E "Factotum" è Bukowski allo stato puro.

L'alter ego dellos scrittore, Hank Chinaski, è interpretato in maniera perfettamente efficace da Matt Dillon, come lo fu in "Storie di ordinaria follia" da Ben Gazzara.
L'ex Rusty
regge su di se buona parte del film, ma deve dividersi i meriti con Lili Taylor e Marisa Tomei, rispettivamente Jan e Laura. Due perfette compagne di questo viaggio sgangherato nella vita di un uomo che si sente scrittore ma che mostra le sue capacità soprattutto nell'ubriacarsi e nel perdere il lavoro.

Da qui il titolo del film, dato che le due parole che si sentono più sovente sono "sei licenziato". Normale, data l'abitudine di svicolare per andare a bere appena si presenta l'opportunità (e a volte anche senza) in pieno orario lavorativo. Più strano che, prima di essere licenziato, il nostro venga anche tante volte preso. Ma siamo in America, terra sconfinata delle opportunità. Se così si possono chiamare rompere ghiaccio con un martello pneumatico, selezionare sottaceti, pulire la statua gigante che campeggia nella sede di un giornale. Mestiere, quest'ultimo, che il velleitario Chinaski si ritrova a fare dopo essersi proposto come redattore (la faccia tosta non gli manca, questo è certo).

Tra un lavoro e l'altro c'è tempo per qualche storia d'amore, o qualcosa che le somigli (quella, in due riprese, con Jan) o altre escursioni nel sesso border line (con Laura). E addirittura per un effimero successo nel mondo delle scommesse dei cavalli.

Sempre e comunque lasciandosi vivere addosso, senza alcun desiderio di costruire alcunché. Unica cosa alla quale Chinaski non rinuncia mai è scrivere, mandare settimanalmente i suoi racconti. Ma la sua incapacità totale di mettere nella sua vita qualche punto fermo gli farà rimanere ignoto anche che uno, finalmente, è stato scelto per essere pubblicato.

Dirige, non senza sprazzi da regista di assoluto valore, Bent Hamer (autore di Kitchen Stories), in sequenze come quella della foto a destra, con Chinaski che si ritaglia il suo spazio di libertà da quella finestrella nell'enorme muro, oppure quando il protagonista offre le sue scarpe di un po' di numeri di troppo a Jan, stanca di camminare sui tacchi alti.

La frase: tutto quello che voglio è incassare l'assegno e andarmi a ubriacare. Questo non sarà nobile, ma è una mia scelta

Da vedere: perché un tale campionario di miseria umana non può che far sentire migliori

   
Ultimo aggiornamento: 31-03-2006
 
   
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