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"Born into brothels": il destino di chi nasce
in un bordello indiano. E il tentativo di cambiarlo

La fotografa Zara Briski per vincere la diffidenza dei locali si trasferisce nel quartiere a luci rosse di Calcutta. E tenta di salvare con le immagini le vite di un gruppo di bambini
di Alfredo Ranavolo
Gour, Puja, Kochi, Manik, Shanti, Avijit, Suchitra e Tapasi sono nati nel posto più sbagliato del mondo: un bordello del quartiere a luci rosse di Calcutta. Già l'India di suo, nonostante la galoppante crescita economica, è un Paese dove ancora si può nascere già segnati per tutta la vita senza poter cambiare il proprio destino. In un contesto del genere, di più.

Se n'è accorta e si è presa a cuore la faccenda la fotografa americana Zara Briski, che ha deciso di scoprire questo mondo dal di dentro, cominciando a vivere (dal 1998) parte della propria vita immersa in questo squallore.

Girando per il quartiere ha cominciato a fare amicizia con alcuni bambini. E di offrirgli un'occasione di riscatto sociale attraverso ciò che meglio conosce e può insegnare: la fotografia.

Nasce da questa esperienza "Born into brothels", non un documentario, ma un documento: la narrazione "in presa diretta", attraverso immagini girate dalla Briski e daRoss Kauffman con i bambini, mostrando la loro vita, quello che imparavano e come l'iniziale tentativo di dare una piccola mano sia diventata velleità di cambiare del tutto la vita di un manipolo di sfortunati in mezzo a tanti altri.

La Briski, infatti, non si accontenta più di dare in mano ai ragazzini uno strumento attraverso il quale esprimere la loro creatività, ma prende a cuore i loro casi. Cerca l'emancipazione attraverso l'unico mezzo che può dargliela: un'istruzione.

Fin qui potrebbe sembrare un plot visto e stravisto anche in tante sceneggiature hollywoodiane. Ma questa è la dura realtà della parte rimasta giù dal treno dello sviluppo in un Paese enorme e pieno di contraddizioni. E la buona volontà è solo uno degli ingredienti per cambiare le cose.

Così il resoconto finale è un mix di insuccessi e successi. Tra questi ultimi si annoverano quelli di Avijit, il più talentuoso dei ragazzini sotto osservazione ma anche irrequieto e segnato, proprio durante le riprese, dalla drammatica morte della madre.

Cinematograficamente "Born into brothels" è un curioso esperimento, chissà quando e chissà dove destinato a essere ripetuto. Un film che si direbbe girato per caso, come una ripresa capitata in vacanza, senza nemmeno l'intenzione di metterla in mostra. Ma il risultato ha i suoi effetti. Tra i quali far crescere una sorta di senso di impotenza rispetto a una situazione più grande di tutti noi e, al contempo, mostrare come se non si comincia da qualche parte, le cose non cambieranno mai.

La frase: (in aereo) si apre questo finestrino?

Da vedere: per conoscere una delle troppe drammatiche realtà che ci sembrano lontane anni luce

   
Ultimo aggiornamento:13-10-2006
 
   
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