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BiELLE
Film |
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| "Babel": espugnabile torre di lingue, linguaggi e distanze nel mondo globalizzato |
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tre anni da "21 grammi" torna Inarritu, ancora col suo classico
modo di raccontare, di intrecciare storie attraverso il montaggio "spezzettato" "Babel" è un fil corale, multicontinentale e multietnico, dove il regista messicano intreccia storie distanti migliaia di chilometri ma che sono, in qualche modo, tutte legate l'una all'altra. Qualche volta con dei fili così sottili che hanno il sapore di una piccola forzatura. Ma poco importa, perché in fondo più del pretesto per intrecciarle conta ogni storia di per se. Ricca, profonda, curata nei dettagli. Vediamo di andare con ordine. Cosa che, come da tradizione, Inarritu non fa, scegliendo di montare il suo racconto non già in base a rigido susseguirsi degli eventi, ma in modo che le sequenze possano al meglio assecondare la crescita di pathos di ogni sngola vicenda. Il tutto parte da un vecchio fucile, che viene venduto a un pastore marocchino. Per uno stupido gioco i figli provano a mirare verso un pullman. E colpiscono Susan (Cate Blanchett), in vacanza col marito Richard (Brad Pitt) per tentare di superare il trauma di un bambino perduto.
In Giappone, intanto, Chieko (Rinko Kikuchi), si fa espellere dalla sua partita di pallavolo, giocata da una squadra particolare: tutta formata da ragazze sordomute. Chieko non ha superato il trauma del suicidio della madre e vive con difficoltà il rifiuto del suo handicap da parte dei ragazzi e la sua conseguente verginità Quello che sembra l'episodio più distante (il legame c'è, ma si scoprirà più avanti) è esemplificativo per comprendere il titolo. "Babel", infatti, gioca buona parte del suo fascino sull'uso di tante lingue: inglese (che diventa italiano nella versione per le nostre sale), spagnolo, arabo, giapponese. E di tanti linguaggi, compreso quello dei sordomuti e quello privo di rumori del mondo visto da Chieko. Inarritu, con lo sceneggiatore Arriaga, forma una coppia ben affiatata che sa raccontare, indagare, mettere di fronte all'ineluttabile e alla fallibilità dell'uomo. La
frase: (amica di Chieko) È di malumore perché nessuno
ancora se l'è scopata Da vedere: perché è il cinema di chi ha voglia di fare cinema, sfruttando quello che il mezzo sa offrire |
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aggiornamento:03-11-2006 |
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