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BiELLE
Film |
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| Un usuraio che si ritiene un cuore d'oro. |
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il successo di "Le conseguenze dell'amore", arriva il terzo
film di Paolo Sorrentino. Ancora un uomo solo. Stavolta brutto, viscido
e cattivo L'autore di "Le conseguenze dell'amore" ha un'apprezzabilissima attenzione infinita per i particolari: il braccio al collo con il sacchetto di plastica bianco sempre appeso, i pantaloni tenuti troppo su dalle bretelle, il lucchetto al telefono a disco vecchia maniera, la frase tormentone "il mio ultimo pensiero sarà per voi". Tutto questo e altro ancora tratteggia alla perfezione il personaggio di Geremia. Brutto, squallido, triste, viscido. Sorrentino sa scegliersi al meglio anche gli attori. Difficile, infatti, pensare a Toni Servillo incarnare un personaggio del genere. Ecco saltare fuori uno strepitoso Giacomo Rizzo, in veste inedita rispetto alle abituali commedie leggere del teatro napoletano. La storia: Geremia di mestiere ufficiale fa il sarto, ma tutti sanno che presta soldi a strozzo. Privo da sempre di qualsiasi capacità di attirare la simpatia di un normale rapporto umano, si rifà quando qualcuno ha bisogno di lui. Il suo unico amico è lo scagnozzo Gino (Fabrzio Bentivoglio), improbabile barista col pallino del country. Ma i suoi atteggiamenti melliflui fino alla nausea devono essere sopportati da chi si indebita con lui, prestazione accessoria alle pesanti rate da dover restituire. Anche quando il padre di Rosalba (Laura Chiatti) gli si rivolge per un prestito necessario a sostenere le spese del matrimonio della figlia, Geremia diventa "L'amico di famiglia". Lei è bellissima e non può che suscitare immediato desiderio da parte del vecchio usuraio che, in vita sua, non ha mai avuto donne se non pagandole. E pure in quei casi, a giudicare dalla prostituta che si porta a casa una sera, non è che ottenga facilmente un sì.
Sorrentino è autore mai banale. E, anche se in questo caso la strada verso il finale porta su binari più consueti che nelle sue opere passate, offre allo spettatore comunque una capacità di narrazione e variazioni originali sulla tematica di fondo del suo cinema: la solitudine. Per quanto il suo personaggio questa volta sia innegabilmente negativo, il cinema di Sorrentino non è mai moraleggiante. Semmai un continuo monito: il confine che ci separa dalle peggiori miserie umane non è mai troppo spesso. La frase: non ci sono più servi. La democrazia ha spazzato via queste sane abitudini Da vedere: perché Sorrentino è ormai da consacrare tra i principali autori italiani (e non solo) del nuovo millennio |
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Ultimo
aggiornamento:12-11-2006 |
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