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"Scoop": Woody l'inglese colpisce ancora. Il piacere di ridere sentendoci intelligenti

Scarlett Johansson è la musa, Hugh-Wolverine-Jackman il villain di turno. Un film ben costruito,su una leggera trama gialla, occasione di riflessioni sulla vita, il giornalismo e tutto quanto.
di Giorgio Maimone
Il miglior Allen. E già questo non è dire poco! Arrivato quasi a 71 anni, li compirà il 1 dicembre, e al suo 38esimo film, a una media quasi costante di uno all’anno negli ultimi 30 anni, Allan Stewart Konigsberg si lascia alle spalle tanti buoni film e qualche “toppa”. L’aria europea, anzi londinese, città in cui ha costruito gli ultimi due film, gli deve aver fatto evidentemente bene.

Molto interessante e intrigante il serio e “filosofico” “Matchpoint”, molto divertente e su lunghezze d’onda affini lo scoppiettante “Scoop”. Forse era dai tempi di “Pallottole su Broadway”, lontano 1994, che Woody Allen on azzeccava un film così divertente, così ben costruito sulle battute, ma dalla trama non esile ed anzi interessante (ma anche “La maledizione dello scorpione di Giada” del 2001 ha numeri per farsi ricordare).

Partiamo dal titolo: lo “scoop” in questione è quello di un grande segugio della carta stampata, Joe Strombel (Ian McShane) che, morto da poco, mentre sulla barca di Caronte varca un improbabile Stige, viene a sapere, per bocca della diretta interessata, che un noto personaggio londinese, figlio della migliore aristocrazia e pronto a sbarcare in politica, ha ucciso la sua segretaria, perché lei iniziava a sospettare che lui fosse il killer dei tarocchi, omicida seriale che uccideva solo prostitute brune e coi capelli corti.

Uno scoop di questo livello a portata di mano impone che non si possa cedere “banalmente” alla morte e così Joe Strombel gabba la morte e torna per crearsi un contatto tra i vivi, qualcuno che posso proseguire le indagini per suo conto e portare a segno il suo ultimo colpo giornalistico. Destino vuole il contatto si crea con Sondra, una giovane “aspirante giornalista (Scarlett Johansson) nel momento esatto in cui si è prestata su un palcoscenico a uno spettacolo di magia del mago Splendini (un esilarante e stralunato Woody Allen).

Da lì parte l’indagine sul giovane rampollo politicante e, forse, pluriomicida. Forse la trama ha qualche smagliatura e ci sono pure rapporti di parentela stretti con “Matchpoint”: oltre ai luoghi e alla classe sociale del protagonista, resta nella mente la sensazione che, questa volta, la pallina da tennis abbia colpito il nastro e sia ricaduta da questo lato della rete. Forse alcuni dettagli sono fuori posto (il mazzo di tarocchi, la chiave, la storia d’amore così improvvisa e la scena finale del lago).

Ma restano un garbo nel narrare, una leggerezza di toni, una capacità di porgere e di preparare la battuta che sono permesse solo a un cineasta (e ad un attore) in stato di grazia. La Johansson è brava anche in un ruolo comico, per il quale viene ad arte imbruttita (ma solo un po’) da un paio di invadenti ed evidenti occhiali. Jackman è un po’ più ingessato nel ruolo, mentre grande è il Joe Strombel di Ian McShane.

Ci sarebbe a questo punto da fare il consueto rosario delle battute, alcune destinata e durare e altre usa e getta, ma funzionali al film, come “sono nato di fede ebraica, poi mi sono convertito al narcisismo”, ma è meglio andarsi a vedere il film e gustarselo così come viene. Tra le note di “colore” c’è da segnalare che è la prima volta che Woody Allen interpreta un ruolo “paterno”, tra le allergie di Woody da segnalare in particolare quella contro il sistema di guida degli inglesi, che, contrariamente a tutti i popoli del mondo, procedono tenendo la sinistra.



La frase: "Ma non ti attira l'avventura?" "Oh, ragazzina, nella mia vita è già un'avventura arrivare a fine pasto senza brucior di stomaco!"

Da vedere: Si ride, si pensa e ci si gode il film. Quali motivi migliori per vincere i primi grigiori dell'autunno. Passa lieve come un velo di seta. L'Inghilterra di Allen poi è smagliante. Fine.

   
Ultimo aggiornamento: 20-10-2006
 
   
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