| Si
sorride, si partecipa, si sospira, ma è come stare seduti sul divano.
L'emozione non arriva e si ferma dietro lo schermo. E' buona televisione.
Il buon cinema è altrove.
di Shaz Moughi
Di
versioni in pellicola di "Orgoglio e pregiudizio" ce ne sono
state e altre ce ne saranno. Nel 1940 Laurence Olivier (come Mr, Darcy)
e Greer Garson (Elizabeth Bennet) ne hanno dato una versione memorabile
e ormai storica (anche perché tra gli sceneggiatori c'era un signore
che di nome faceva Aldous Huxley). Difficilmente la versione 2006 del
capolavoro di Jane Austen passerà alla storia.
Eppure non mancherebbero i motivi. A partire dal libro che viene
sceneggiato. Pur scritto nel 1797 (e pubblicato nel 1813) "Orgoglio
e pregiudizio" è un libro che mantiene un suo forte
interesse e un'attualità destinata a non decadere. Le corde smosse
sono tante: dall'amore, naturalmente, alla condizione della donna, alla
società inglese in trasformazione, dove la nobilità, per
quanto riluttante, deve cedere il passo alla borghesia che avanza, alla
cultura e all'importanza della letteratura e della poesia.
La trama in breve: una buona famiglia della provincia inglese dell’ottocento,
i Bennet: madre, padre e cinque figlie. A causa dell’inalienabilità
delle sue proprietà, che andranno in eredità ad un cugino,
William Collins, la famiglia è nei guai: occorre trovare mariti
“buoni” per le cinque ragazze. Al proposito arriva Charles
Bingley, ricco scapolo che si stabilisce con la sorella e l'amico Fitzwilliam
Darcy a Netherfield, vicino ai Bennet. Bingley si innamora corrisposto
della più grande delle ragazze Bennet, Jane mentre Darcy è
destinato a subire il fascino di Elizabeth, la seconda delle sorelle Bennet,
ma caparbiamente questi si rifiuta di cedere al sentimento nascente e
riesce anche a distogliere l'amico dai propositi matrimoniali. Non è
un giallo e quindi non si rivela niente di clamoroso dicendo che tutto
finisce per il meglio e come ci si augurava che finisse. Questo il romanzo.
Ma anche passando al film non mancano motivi di interesse (diciamolo subito:
è piacevole e anche divertente, purtroppo anche fresco e trasparente
come l'acqua pura): la protagonista ha la faccia per il ruolo. Una faccia
bellissima e mobile, un sorriso coinvolgente e un magnifico sguardo ironico.
Purtroppo ogni tanto all'astro nascente della cinematografia inglese Kiera
Knightley dovrebbe anche toccare recitare. E qui ci siamo meno.
Ma il cast dei comprimari è di gran lusso. a partire da Judi
Dench (l'aristocratica Lady Catherine, zia di Darcy), a Donald
Southerland (Mr Bennet), a Brenda Blethyn (già
vista ne "L'erba di Grace" e qui presente come Mrs Bennet).
Ingessato invece il Mr Darcy in questione, reso male da Matthew
Macfadyen, attore teatrale, belloccio, ma privo di esperienza.
A proposito di inesperienza non è secondo a nessuno il regista,
il carneade Joe Wright, con un passato televisivo e un futuro che forse
è meglio continui ad indirizzarsi allo stesso mezzo espressivo.
Regia molto sontuosa, ma un po' "cartolinesca" e televisiva,
nonostante il gran dispendio di costumi, comparse, paesaggi e due belle
scene di balli, una più "popolana" e una più aristocratica,
quest'ultima presa di peso dal "Gattopardo" di Visconti.
Resta
da dire del regista, altrettanto trasparente della trama e dell'evoluzione
scontata dei sentimenti: Joe Wright è un signor nessuno che arriva
dritto dalla televisione e dalla televisione ha preso tutto, il ritmo,
il movimento d'assieme degli attori, i primi e primissimi piani e l'invidia
per gli ampi spazi che il cinema può concedere e che qui vengono
tutti usati, ma all'interno di una regia pulita sì, ma calligrafica
e con poca anima. Molto gradevole, come tutto il film, l'ideale per una
domenica pomeriggio con poco da fare. Un filmone d'altri tempi verrebbe
da dire: sorrisi e buoni sentimenti. Ma l'orgoglio? E il pregiudizio?
La frase: "Io amo leggere, ma sembra che ci siano
sempre cose migliori da fare".
Da vedere:
per passare una domenica pomeriggio al cinema, magari in buona compagnia
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