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"Lady Vendetta": un film con molti mah e qualche forse. Giudizio? Sospeso

Crudelissimo e fascinoso, ma non compiutamente riuscito. Affascina ma non strega, avvince ma non convince. Tranne che per la bellezza dell'attrice: Lee Yeong-hae
di Shaz Moughi
Se si va a dare un occhio su un qualsiasi forum dove si dibatte di cinema, "Lady Vendetta" risulterà contemporaneamente come film amato o ritenuto insopportabile. E la cosa strana è che entrambi le sensazioni possono essere sposate senza incertezza. In alcuni momenti potrebbe venirvi desiderio di alzarvi e lasciare la sala, in altri vi accorgerete di seguire la vicenda se non con trepidazione, quantomeno con deciso interesse. A voi la scelta: la critica getta le armi.

La faccenda è quanto mai cruda: un professore di inglese (coreano, tutto il film si svolge in Corea) è in realtà un pedofilo pluriomicida che, a rischio di essere arrestato, rapisce una bambina e costringe la madre a finire in galera al posto suo. Uscita dalla prigione dopo 13 anni, il solo scopo della donna è rintracciare l'uomo e vendicarsi. Ma la vendetta finale coinvolgerà anche tutti gli altri genitori dei bimbi rapiti e uccisi dal pedofilo. Come in un Agatha Christie d'annata, ognuno di loro diventerà carnefice, in un profluvio di schizzi di sangue e immagini forti.

Materia truce e trattata con compiacenza splatter, ma riscattata da doti figurative di alto livello: il regista Park Chan-wook non viene certo dal nulla. "Lady Vendetta" è il terzo capitolo di una trilogia sulla vendetta, vissuta al maschile nei primi due episodi ("Sympathy for Mr. Vengeance" nel 2002 e "Old Boy" nel 2004) e al femminile in questo che, bene o male, è il film della solidarietà al femminile, fin dal titolo, parafrasi del primo ("Sympathy for Lady Vengeance"), un'opera in cui agli uomini spetta un ruolo di assoluto sfondo, compreso quello del professore pedofilo.

La vendetta infatti matura, prima tra le mura del carcere, poi in libertà, tutto in un universo femminile di "peccatrici-redente-ma-non-troppo" in fin dei conti assolutamenti simili alla protagonista, se non che dotate di minor carisma. Il fim procede a singhiozzi e strappi per tutta la prima parte, assolutamente confusa sotto il punto di vista della trama, che apparirà chiara invece dalla seconda metà del film in poi, con una serie di rimandi tra tempo presente (Lady Vendetta in libertà), passato prossimo (Lady Vendetta in carcere) e passato remoto (Lady Vendetta diciannovenne e in attesa della figlia), che non vengono mai preannunciati né eccessivamente chiariti. Aggiungiamo pure che all'occhio occidentale è impossibile vedere tredici anni che passano sul volto di porcellana della splendida attrice Lee Yeong-hae, stella della televisione in patria e sarà ancora più facile rendersi conto di quanto complicata possa sembrare la matassa.

Due considerazioni: il regista è cattolico e coreano. Questo potrebbe spiegare in parte l'ossessione per la vendetta che lo anima e per un'interpretazione tanto lontana dalla visione occidentale. In secondo luogo, se il "cattivo" viene punito alla fine, non è che i "buoni" se la cavino tanto a buon mercato. I "borghesi" massacratori del finale uccidono coprendosi con impermebili di cellophane e guanti e, non sazi, al termine del massacro rituale si premurano di sapere come fare per tornare in possesso dei soldi del riscatto pagato invano. Come dire: i mostri non stanno da una parte sola.

C'è poi la raffinatezza delle immagini, la scelta delle luci, gli ambienti in cui si svolge la vicenda. In alcuni momenti sembra di essere dentro a un quadro di Hopper, ma quasi sempre la qualità dell’immagine resta preziosa, ben servita dall’interprete che miscela con maestria momenti angelici e ispirazioni diaboliche, creando proprio col contrasto una situazione più tesa e originale che se ci fossimo trovati di fronte a una classica dark lady. Perdibile, perdibile di sicuro. Però interessante. L’ho detto: il classico film fatto per mettere in imbarazzo chi voglia tentarne una critica.

La frase: "C'è il buon rapimento e c'è il cattivo rapimento. Quello buono è quando il bambino rapito viene restituito sano e salvo ai suoi genitori quando il riscatto è stato pagato"

Da vedere: per lo studio fatto sulle immagini. Veri e propri quadri in movimento. Arte dell'immagine

   
Ultimo aggiornamento: 17-01-2006
 
   
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