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BiELLE
Film |
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| "Lady Vendetta": un film con molti mah e qualche forse. Giudizio? Sospeso |
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| Crudelissimo
e fascinoso, ma non compiutamente riuscito. Affascina ma non strega, avvince
ma non convince. Tranne che per la bellezza dell'attrice: Lee Yeong-hae Materia truce e trattata con compiacenza splatter, ma riscattata da doti figurative di alto livello: il regista Park Chan-wook non viene certo dal nulla. "Lady Vendetta" è il terzo capitolo di una trilogia sulla vendetta, vissuta al maschile nei primi due episodi ("Sympathy for Mr. Vengeance" nel 2002 e "Old Boy" nel 2004) e al femminile in questo che, bene o male, è il film della solidarietà al femminile, fin dal titolo, parafrasi del primo ("Sympathy for Lady Vengeance"), un'opera in cui agli uomini spetta un ruolo di assoluto sfondo, compreso quello del professore pedofilo. La
vendetta infatti matura, prima tra le mura del carcere, poi in libertà,
tutto in un universo femminile di "peccatrici-redente-ma-non-troppo"
in fin dei conti assolutamenti simili alla protagonista, se non che dotate
di minor carisma. Il fim procede a singhiozzi e strappi per tutta la prima
parte, assolutamente confusa sotto il punto di vista della trama, che
apparirà chiara invece dalla seconda metà del film in poi,
con una serie di rimandi tra tempo presente (Lady Vendetta in libertà),
passato prossimo (Lady Vendetta in carcere) e passato remoto (Lady Vendetta
diciannovenne e in attesa della figlia), che non vengono mai preannunciati
né eccessivamente chiariti. Aggiungiamo pure che all'occhio occidentale
è impossibile vedere tredici anni che passano sul volto di porcellana
della splendida attrice Lee
Yeong-hae,
stella della televisione in patria e sarà ancora più facile
rendersi conto di quanto complicata possa sembrare la matassa. Da vedere:
per lo studio fatto sulle immagini. Veri e propri quadri in movimento.
Arte dell'immagine |
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Ultimo
aggiornamento: 17-01-2006 |
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