Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
BiELLE Film
 

"La cura del Gorilla": Dazieri sbarca al cinema, sotto l'ala protettiva di Bisio

Sì, ci sta: dai romanzi al cinema Sandrone perde qualcosa, ma la fedeltà di fondo viene rispettata. Bravo e ironico in modo giusto Bisio come Sandrone, meno come "Socio"
di Giorgio Maimone
Credo sia ora di gettare via una frase fatta (oddio, fosse per me le butterei via tutte!). Dopo "qui era tutta campagna" e "le stagioni non sono più quelle", credo sia ora di disfarsi dell'espressione "i film tratti dai libri sono sempre inferiori al libro". Non è vero e se ne potrebbero citare decine che non sfigurano affatto (tanto per dirne una, che ne dite di "Morte a Venezia"? Ma anche del "Satyricon" di Fellini o di "Quo vadis, baby" di Salvatores o di "Io non ho paura" dello stesso regista?) ma anche qualche romanzo migliorato dal film relativo (pensate a “La donna che visse due volte”di Alfred Hitchcock tratto dal romanzo “Dentre les morts” di Pierre Boileau).

"La cura del gorilla"
rientra nella categoria dei film che non tradiscono il libro. Anche perché, in questo caso, l'autore del libro ha scritto la sceneggiatura assieme a Pasquale Plastino e, forse, anche perché ormai i libri di Sandrone Dazieri sono considerati dei "mini-classici" dalla stretta rete degli osservanti il "rito del Gorilla". Ebbene, confessiamolo: il personaggio del Gorilla ci piace moltissimo. Investigatore privato sui generis, che opera tra Milano, Cremona, il lago Maggiore (soltanto nell'ultimo libro, credendosi diventato 007, il Gorilla va in "esterni" in Argentina, Francia e alto mare, ma smarrendo parte delle sue doti), il Gorilla è un "reduce" di '77 e dintorni (i fratelli minori di quelli del '68), ex militante dei centri sociali, del Leoncavallo in particolare, passato a fare il buttafuori, la guardia del corpo e infine il detective per necessità.

Non bastasse questo e tutta la nostalgia che può tirarsi dietro un personaggio del genere (e il suo ex mondo che, pur andando frantumadosi, rende ancora sprazzi digrande umanità e solidarietà fraterna) e il disincanto fin comico con cui vengono raccontate le storie di questo Don Chisciotte dell'indagine artigianale (un perdente di fronte al quale Philip Marlowe diventa l'emblema dell'eroe perfetto), Dazieri ha pensato di aggiungerci anche un carico da undici: il protagonista, che si chiama Sandrone come lui, ha un doppio, il "Socio". Il Socio non è nè Mister Hyde contro il dottor Jeckyll, né Cidrolin rispetto al Duca d'Auge, ma come nei "Fiori blu" di Queneau il secondo si sveglia quando il primo si addormenta.

Ne risulta quindi un detective con non dorme mai e che, teoricamente, è impossibile sconfiggere, perché quando il Gorilla viene sopraffatto e perde i sensi, si sveglia il Socio che è molto più cattivo, incazzoso e privo di scrupoli. Facile intuire che si tratti di un personaggio con un bel coté cinematografico. "La cura del Gorilla", in particolare, costituisce il secondo volume di una saga di quattro, ma è quello che Claudio Bisio come attore, Maurizio Totti come produttore e Carlo Sigon come regista (esordiente. Viene dai corti e dagli shorts pubblicitari. Buon esordio) hanno scelto come punto di partenza.

Presente nel film, come un sol uomo, la squadra di quello che fu il geniale cast di "Comedians", il lavoro teatrale che, nei primi anni '80 al Teatro dell'Elfo di Milano, aveva raggruppato Claudio Bisio, Antonio Catania, Bebo Storti, Gigio Alberti e, unico assente dal film, Paolo Rossi. Il risultato è uno "spaghetti noir" come lo definiscono i suoi autori con buona scelta dei termini, che ripercorre agevolmente formati e schemi del noir americano, calato nella realtà di una Lombardia di oggi, con i suoi problemi, i suoi immigrati, le sue scelte di vita difficili e pericolose.

Un lavoro che ricorda da vicino, anche come fedeltà al testo messo in scena, i telefilm sul Commissario Soneri, dai libri di Valerio Varesi, interpretato, guarda caso, da un altro "reduce" del Teatro dell'Elfo come Luca Barbareschi, che peraltro vanta tutt'altra storia di vita rispetto ai suoi ex-soci. Barbareschi è schierato a destra, tutti gli altri a sinistra, ma nel ruolo del Commissario Soneri ha dato la miglior prova di sé.

Bisio è in parte. Soprattutto quando interpreta il ruolo di Sandrone, nello sdoppiamento con il "Socio", identificabile perché si toglie gli occhiali, non fuma e si spruzza uno spray in bocca, tradisce un tono di bontà di fondo che il personaggio non dovrebbe avere. Da non trascurare la parte che nel film occupa un "grande vecchio" del cinema americano, Ernest Borgnine che recita sostanzialmente se stesso, quasi sempre in italiano, risultando credibile e simpatico, oltre che dannatamente bravo. Gli tiene testa un'altrettanto brava Gisella Sofio, nella parte della mamma del Gorilla. Stefania Rocca è il personaggio chiave femminile ed anche lei tiene botta.

Da ricordare almeno una scena, quando i tre ex amici dei tempi del liceo, ossia il Gorilla disincantato ma non cinico, il Commissario che un tempo "odiava le divise" e militava a sinistra (un grandissimo Bebo Storti! A quando un film tutto per lui?) e Luke (Gigio Alberti) rimasto alternativo e fuori dal sistema, si ritrovano per chiarirsi le idee sulle indagini e alla fine della chiacchierata si fanno uno spinello. Se li vedesse Fini finirebbero tutti e tre in galera!

La frase: "La penna nasce liscia. L'hanno rigata poi!" (detta da Sandrone a Vera che lo invita a cena proponedogli le penne rigate)

Da vedere: soprattutto se vi sono piaciuti i libri di Sandrone Dazieri, se avete il Gorilla blueso se non riuscite a liberarvi della scimmia degli anni '80.

Link: "Il Karma del Gorilla" di Sandrone Dazieri

   
Ultimo aggiornamento: 04-02-2006
 
   
Archivio film
 

HOME