| La
forte componente politica non deve far perdere di vista il valore del
film. Tra i migliori e non solo di quelli di Moretti. Le polemiche scivolano
come acqua fresca. Bravi attori.
di Giorgio Maimone
Standing
ovation ! Che dire altro? In un film in cui c'è tutto: la passione
civile, la passione per il cinema, la passione tout cort, la capacità
di divertire facendo sempre pensare. Io sono morettiano acritico da sempre,
ma qui mi sembra ai massimi. E Berlusconi? Resta un agghiacciante "caimano"!
Proviamo a raccontarlo: un prodottore di B-movie, una sorta di
Ed Wood italiano degli anni '80 (Silvio Orlando) da dieci
anni non fa più film, non trova sovvenzioni, né registi
disposti a lavorare per lui ed è costrettoad affittare i suoi studi
di produzione per registrare le telepromozioni. Anche l'ultimo tentativo
di farsi co-produrre un film dalla Rai sul ritorno diColombo, naufraga
tra le ambizioni dell'anziano regista che doveva girarlo (contatto da
De Laurentis per lo stesso progetto) e la povertà di mezzi che
lo spingeva a volere girare il fim con una caravella giocattolo nella
piscina degli studi. Peraltro naufraga in contemporanea anche la vita
privata del regista. Nonostante due figli ancora piccoli, la moglie (Margherita
Buy), che poi è l'ex eroina dei suoi film trash, vuole
la separazione.
Con
dolore Orlando si trasferisce a dormire in una brandina negli studios,
mentre la banca telefona con sempre maggiore insistenza per chiedergli
di rientrare del buco in banca. Una sera, in branda Orlando inizia a sfogliare
il copione, dal titolo "Il Caimano"affidatogli quasi a forza
da una giovane madre, una serata in cui partecipava a un incontro d'essai
sui suoi vecchi film. Il copione lo interessa e, senza averne letto granché
decide di proporlo alla Rai. Direte voi:e Berlusconi? Non era un film
su di lui? Non era lui il caimano? Sì, ma per la prima mezzora
non se ne parla. Berlusconi entra in scena adesso, quando con estrema
naturalezza la giovane regista Teresa (Jasmine Trinca)
dice "E' a questo punto del copione che si capisce chiaramente che
ci riferiamo a Berlusconi". 
Noi
spettatori lo sapevamo già, perché mentre Orlando leggeva
il copione noi lo vedevamo messo in scena, in una sorta di film dentro
il film e il personaggio in questione, che arriva in elicottero, che corrompe
la guardia di Finanza, che fa sparire i soldi in Svizzera e cela i suoi
affari dietro 23 holding estere affidate a prestanomi, che è un
"palazzinaro" di successo, poi ideatore della prima tv via cavo,
quindi della prima televisione commerciale italiana, editore di giornali,
padrone di case cinematografiche, di squadre di calcio, di vallette scosciate
e infine determinato a "scendere in campo" in politica, ha le
fattezze indubbie del "tiranno nano di Arcore", reso con estremo
realismo da un Elio de Capitani che rischia di essere
più vero del vero. La ricchezza del palazzinaro è arrivata
in modo misterioso. Nella metafora del film, da una valigia piena di lire,
precipitata dal cielo dritto sulla sua scrivania.
Solo
lo stralunato personaggio interpretato da Silvio Orlando
poteva non essersene reso conto, fino ad avere l'incoscienza di proporre
il copione alla Rai. Che ovviamente rifiuta di produrre il film. Sotto
la spinta di Teresa, Orlando decide però di andare avanti lo stesso:
le affida la regia, trova un co-produttore polacco (Jerzy Stuhr),
un grande attore come protagonista (Michele Placido)
, dopo avere incassato il no di Nanni Moretti, le comparse, le scenografie
e inizia il film. Dura poco: Placido non se la sente e se ne va. Senza
Placido prende il volo anche il co-produttore. Nel frattempo l'ex moglie
di Orlando trova un nuovo fidanzato e una possibile fiammata di interesse
per Teresa trova ostacolo fondamentale nel fatto che la giovane mamma
è lesbica ed ha fatto il bimbo con un'amica grazie all'inseminazione
artificiale.
Al colmo delle sfighe la banca decide di averne abbastanza del produttore
moroso e manda i bulldozer a radergli al suolo gli studios. Scatto di
orgoglio di Orlando che vende la propria metà della propria casa
alla moglie e con quei soldi decide di produrre almeno la scena finale
del film, in cui il Caimano viene processato e condannato. Sorpresa: nel
quarto d'ora finale il Caimano, dopo aver avuto le facce di Elio
De Capitani, Michele Placido e dello stesso Berlusconi ripreso
in immagini di repertorio (al Parlamento europeo quando insulta il delegato
dei socialdemocratizi tedeschi Schultz e in tribunale), assume la faccia
impassibile e tetra di Nanni Moretti!
Un Berlusconi con la barba non potrebbe immaginaselo nessuno: alto ed
elegante, serio e niente affatto sorridente nemmeno. Ma il Berlusconi
di Moretti, che viene condannato a sette anni e all'interdizione dai pubblici
uffici, ma che sobilla la folla ad azioni violente contro i giudici è
terrificante! Calata la maschera da buffone del duce di Forza Italia,
ecco che affiora il tiranno terrificante che in realtà è
sempre stato. La scena finale è tetra e senza speranza: il Caimano
se ne va sulla sua limousine e alle sue spalle, dietro i vetri oscurati
dell'auto, esplodono i fuochi della rivolta violenta che egli stesso ha
evocato. Sulla faccia del Caimano non un sorriso, non un'espressione.
Finisce così, senza speranze e senza moniti il film di Moretti,
la quarta scatola cinese contenuta nel prodotto "Il caimano".
Che è in buona parte un "meta-film", un film sul film
come dimostra anche la fitta schiera di registi che hanno dato una mano
a Nanni, recitando nel film: Paolo Virzì, Paolo Sorrentino,
Carlo Mazzacurati, Giuliano Montaldo, Jerzy Stuhr e lo stesso
Michele Placido.
E' un film di amore totale per il cinema ("Il cinema ingrandisce!"
dice Orlando a Giuliano Montaldo cercando di convincerlo che la Caravella
giocattolo potrebbe sembrare vera), per la politica e per la società
("E' inutile fare un film sulla storia di Berlusconi perché
tutti sanno già tutto e poi lui ha già vinto - dice il Nanni
Moretti personaggio del film, un delizioso cameo auto-ironico in cui,
in macchina con Teresa e Orlando, scempia al suo solito una canzone italiana)
- ci ha cambiato la testa trent'anni fa"), per la famiglia (le scene
tra Margherita Buy e Silvio Orlando e con i figli sono tra le migliori.
Dolenti e commoventi). Insomma: si ride, si pensa, si fa lotta politica,
si conosce il cinema dall'interno ... ma se non vi piacciono film del
genere cosa mai volete di più?
Tutti molto bravi gli attori: Silvio Orlando in testa, che da anni è
uno dei più bravi che abbiamo (e infatti non ci sono più
ruoli per lui al cinema), Jasmine Trinca, oltre che una bellissima faccia,
si porta dietro una naturalezza espressiva che la porterà lontano.
Anna Bonaiuto nel ruolo del magistrato che inchioda il
Caimano è pressoché perfetta, Michele Placido è cialtrone
e cafone quanto pare debba essere un attore di successo italiano e infine
Nanni Moretti, glaciale e icastico nel ruolo del Caimano. Ci lascia coi
brividi sulla pelle. E con la soddisfazione di un nuovo bellissimo film.
Ma non seguite me: io con Nanni sono come Bondi con Berlusconi: seguace
acritico.
La frase: "In America si fa tutto sui presidenti!
Solo noi non possiamo fare un film su Berlusconi?" (Teresa cercando
di convincere il produttore).
Da vedere:
Sì. Senza dubbio. Senza "se" ne "ma". Potrebbe
non convincervi o non piacervi. Ma non può non farvi pensare, reagire,
sognare. E se poi questa famosa condanna prima o poi arrivasse ... state
bene attenti, perché come diceva Davide Riondino "Il Titanic
era un sommergibile / e l'Italia è di destra".
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