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"10 canoe", addormentarsi con le favole
degli aborigeni australiani

Alternativo a tutti i costi, stavolta De Heer fa un film che piacerà proprio a pochi
di Alfredo Ranavolo
Cosa è successo a Rolf De Heer? Cosa è successo al brillante regista di film disturbanti come "Bad Boy Bubby" e il più recente "Alexandra's project"?

Che la sua ansia di sperimentazione l'ha portato verso evitabili lidi. Quelli che gli hanno fatto confezionare un film che piacerà a qualche addetto ai lavori pronto a gridare al miracolo ogni volta che non si seguono gli schemi classici del narrare cinematografico e che, invece, difficilmente troverà apprezzamenti nel pubblico. Qualsiasi pubblico.

"10 canoe" è stato definito da qualcuno un documentario. Non lo è. Non basta mostrare qualche spaccato antropologico fuori dai tempi, in questo caso di tribù aborigene australiane, perché un film sia un documentario. Questa è fiction, fatta però con i reali indigeni, con una fastidiosa voce narrante alla quale è rimessa la gran parte del racconto e tante inquadrature fisse, più semplici da girare mettendo insieme tante persone così poco avvezze alla cinepresa.

Anche la storia non è poi così ricca, profonda ed educativa come la voce all'inizio vorrebbe farci credere. Una favoletta senza troppa morale ci dice solo, alla fin fine, che avere tre mogli è una gran rottura. È quello che il giovane Dayindi imparerà dall'anziano Mynigululu, attraverso una storia senza tempo tramandata per generazioni. Che vede Yeeralparil innamorarsi della terza moglie del fratello maggiore Ridjimiraril.

Per antica tradizione le mogli si ereditano se il fratello più anziano muore. E le occasioni per morire non mancano, dato che fra diverse tribù si scatenano facilmente faide. Come quando una della mogli di Ridjimiraril sparisce nel nulla e si teme sia stata rapita.

Di bello c'è la sorta di danza tribale cui i due fratelli danno vita al momento di affrontare una sorta di prova di sopravvivenza delle locali tradizioni, schivando le lance avversarie. Parafrasando l'artista romano che declamava tale verso in altri contesti, tutto il resto è noia...

La frase: perché hai tutte quelle lance se vuoi solo parlargli?

Da vedere: per qualche bella ripresa dell'Australia più remota

   
Ultimo aggiornamento: 06-06-2006
 
   
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