“Per
essere un giorno di chiusura,
certo che ce n’è
di gente… ma com’è
questo posto in un normale
giorno di apertura?”
Gianmaria Testa apre così
la sua presentazione canturina
di “da questa parte
del mare”, che si
tiene all’unaetrentacinquecirca,
aperto straordinariamente
di lunedì. Da solo,
con la chitarra, con il
consueto abbigliamento
minimalista – pantaloni,
maglietta e giacca nera
– racconta, con
le sue parole lievi, ma
che entrano a viva forza
nell’anima e con
quel suo fare mite, ma
allo stesso tempo energico,
la storia che gli ha dato
lo spunto per questo disco,
tutto dedicato al tema
della migrazione e dei
migranti.
“Ero in vacanza
in Puglia e dalla spiaggia
vedemmo avvicinarsi un
peschereccio che accostò
ad alcune barche ancorate
al largo. Gli uomini sul
peschereccio si agitavano
in maniera strana e ci
sembrò che gettassero
dei sacchi in un gommone.
Subito dopo il peschereccio
ripartì. Il proprietario
del gommone si precipitò
a controllare cosa fosse
successo e scoprì
con raccapriccio che non
si trattava di sacchi,
ma di due nordafricani
morenti. Uno morì
poco dopo, sulla spiaggia.
L’altro si salvò
perché erano presenti
alcuni medici, in vacanza.
Noi eravamo in vacanza,
loro stavano morendo.
Ora sappiamo tutti benissimo
che la forbice che separa
il primo e il terzo mondo
è larga e che si
allarga sempre più,
ma una cosa è parlarne
ad un seppur interessantissimo
dibattito da Santoro,
un’altra cosa è
vederle. Questa esperienza
mi ha lasciato il bisogno
di fare qualcosa, di scrivere
qualcosa. Così
è nato “da
questa parte del mondo”,
un disco monotematico,
che parla di migranti
e migrazioni".
Gianmaria attacca a cantare
quello che forse è
il suo primo disco “impegnato”.
La cifra stilistica è
quella consueta, pennellate
minimali e incisive che
accennano e smuovono piuttosto
di declamare apertamente.
E’ un sussurro piuttosto
che un grido, che si mescola
a parole straniere, a
un lamento dell’anima.
GianMaria non è
un cantastorie nel senso
tradizionale della parola,
sono riflessioni poetiche,
le sue, non canti epici,
ma dietro ci sono tutti
gli interrogativi che
si alzano a seguire i
movimenti dei popoli,
la ragione dura del partire
per attraversare deserto
e mare, la decisione di
portare i propri figli
“a morire da un’altra
parte” nella speranza,
invece, di dar loro una
possibilità di
vivere.
“Ci siamo dimenticati
troppo facilmente di quando
i migranti eravamo noi,
di quando i francesi con
fare sprezzante chiamavano
rital i nostri nonni.
Succedeva soltanto due
generazioni fa, ma ce
ne siamo dimenticati”.
GianMaria affronta temi
politici seri, racconta
di un muro con una scritta
cubitale Lega Nord visto
arrivando a Cantù
“Lega Nord, un ministro
del precedente Governo
appartenente a quel partito
propose di far sparare
sugli scafisti. Far sparare!
Ma vi rendete conto, un
ministro del Governo che
vuole sparare sulla gente!
Io a volte mi vergogno
di abitare qui.”
E canta altre canzoni,
intercalandole a commenti,
alla poesia “Considero
valore” di Erri
De Luca, “Erri lo
sentivo vicino già
prima di conoscerlo, adesso
siamo diventati fratelli.
Questa poesia mi aveva
toccato già prima
che diventasse mio fratello”.
Nel disco è inserita
anche una cover “storica”.
Si tratta di Miniera,
forse perché queste
canzoni sono come tanti
capitoli di un libro che
racconta le migrazioni
moderne trovandone il
senso e le radici in quelle
passate.
Prodotto da Paola Farinetti
per Produzioni Fuorivia,
“Da questa parte
del mare” ha la
direzione artistica di
Greg Cohen.
Da segnalare la presenza
di Bill Frisell
accanto a quella
dei musicisti che da sempre
collaborano con Gianmaria:
Gabriele Mirabassi,
Paolo Fresu, Enzo Pietropaoli,
Piero Ponzo, Claudio Dadone,
Philippe Garcia, Luciano
Biondini. Il
disco sarà nei
negozi a partire dal 13
ottobre.