Sul
palco della sala Studio dell'Auditorium domenica il
30 aprile c'era Pino Marino, esponente
di quella Generazione X alla quale
l'istituzione culturale capitolina ha dedicato un'apposita
rassegna.
38 anni, romano, Pino è un intrattenitore di
razza: con i suoi affiatatissimi sodali regala a un
pubblico di estimatori, amici e parenti due ore di
uno splendido concentrato di musica e parole. Abilissimo
nel creare un'atmosfera informale e molto confidenziale,
Pino dialoga col pubblico, lascia che la figlioletta
di tre anni corra sotto il palco, entusiasta di vedere
il papà, fa un proclama a favore di un gruppo
di sfrattati, ironizza su se stesso e sugli amici
che lo accompagnano in tournée, sciorinando
aneddoti e battute. Il tutto a intervallare un repertorio
impreziosito da una cura negli arrangiamenti che fa
la differenza rispetto ai concerti del passato.
Si spazia tra i classici dei suoi tre album (Qualcosa
che non cambia il mondo, Palle di polvere, Fatto una
volta, fatto per sempre, Notte ai lupi, Lo strozzino,
L'alluvione del '43, chiusa con uno straordinario
crescendo collettivo, Non ho lavoro,
attualissima alla vigilia del primo maggio,
L'isola, L'invenzione di un uomo, la versione
solista di Centrifuga e risciacquo),
senza trascurare un ispirato omaggio a Franco
Battiato (Il re del mondo), e a Domenico
Modugno (Piove), improvvisata
con Peppe Servillo, al quale Pino
lascia il palco per un paio di esecuzioni. Il front-man
degli Avion Travel, con i suoi modi da crooner e la
sua viscerale simpatia partenopea, riesce ad appagare
anche chi - stando al cartellone dello spettacolo
- si aspettava la presenza di Fabrizio Bentivoglio.
Con Pino Marino, sul palco, oltre al già citato
Peppe Servillo c'erano Andrea Pesce, Massimo Giangrande,
Fabio Rondanini, Santi Pulvirenti e Rodrigo D'Erasmo