Un
concerto della PFM, in fin dei conti, è un'emozione
già vissuta, qualcosa di già provato.
Hanno iniziato a suonare insieme che ancora bivaccavo
tra i banchi del liceo, proseguono ora che hanno varcato
o stanno varcando la boa dei 60 anni. Non sono ancora
a livello dei Nomadi o dei Pooh, ma subito sotto,
dall'alto di 35 anni di carriera ci sono subito loro
che, per quattro sesti, sono poi sempre gli stessi:
Franz di Cioccio (il fresco sessantenne), Francone
Mussida, Flavio Premoli e Patrick Djivas (subentrato
praticamente da subito a Giorgio Piazza, arrivando
dagli Area). A loro vanno aggiunti un violinista e
un secondo batterista che entra in azione soprattutto
quando Franz di Cioccio passa al canto e prende posizione
al centro del palco.
Ma questa volta, al Teatro Nazionale di Milano, non
è solo così, non è solo un tuffo
nei ricordi. La Pfm vuole far sapere di essere "alive
and kicking", viva e scalciante, come si compete
a un gruppo rock. Innanzitutto il tuffo nel passato
non è solo celebrativo (nonostante il concerto
si apra e si chiuda con "Celebration").
La stagione del progressive è stata una stagione
ricca e creativa: per la musica italiana in particolare.
Una stagione in cui i brani di PFM. Banco
del Mutuo Soccorso, Stormy Six e altri riuscivano
a varcare i confini italiani e anche ad approdare
alle classifiche americane. Paradosso storico, una
musica che a fine millennio sembrava clamorosamente
invecchiata, trascorso ancora un po' di tempo, dimostra
ancora ottimi margini di crescita. Come quei vini
che hanno bisogno di tempo per dispiegare il proprio
potenziale in bottiglia.
Così
una Premiata Forneria Marconi d'annata non la si rifiuta
mai, in particolare quando, come in questo tour (ora
3 sere a Milano, di cui due dedicate a Fabrizio
De André con ospiti, poi Pieve di
Cento, Noceto, Cesena, Alba Adriatica, Napoli e Tione)
c'è del materiale nuovo da ascoltare. Sono
9 brani originali abbinati a cortometraggi di 8-9
minuti, montati da Iaia De Capitani
tra il materiale fornito dalla struttura documentari
di Mediaset, capeggiata da Andrea Broglia.
Praticamente una sonorizzazione in musica delle immagini,
sulla base di quanto così abilmente sono in
grado di fare gli Yo Yo Mundi.
Bellissime
le immagini: documentari d'epoca (i pigmei negli anni
trenta che costruiscono un ponte di liane, un gabinetto
dentistico dei tempi del muto) immagini da un docu-drama
su Leonardo, Venezia invasa dalle acque, cartoni animati
d'antiquariato, immagini in 3D e grafica computerizzata
e dense le musiche che accompagnano le immagini.
Una sfida difficile, affrontata in poco tempo, tra
ripensamenti, delusioni e subitanei entusiasmi, ma
alla fine una sfida vinta. Il progetto, ambizioso,
si appoggia su musiche che svariano da accompagnamenti
quasi da camera (un brano poteva sembrare un Mozart
gioviale e giovanile) a svisate rock robuste e vitali.
Progetto che dovrebbe, nel giro dell'anno, vedere
lo sbocco in un prodotto discografico, con filmati
allegati. Un prodotto simile lo hanno sfornato quest'anno
i La Crus con "Infinite
possibilità" ma in quel caso le canzoni
erano pre-esistenti e non si ponevano problemi di
contatto con le immagini. Il lavoro della Pfm parte
invece dalle immagini, su cui è stata composta
la musica.
Il
concerto ha alternato pagine note ed altre nuove:
tra i successi di sempre da ricordare "La
carrozza di Hans", "Impressioni
di settembre" offerta nei bis, con quell'aria
così battistiana che ancora a distanza di tempo
si sente che è uscita dalla scuderia Numero
Uno, fondata proprio da Battisti e Mogol e che sulla
Pfm aveva deciso di puntare all'epoca del primo disco.
Poi "Maestro della voce"
da "Suonare suonare", di
cui è stata riproposta anche la title track,
"River of life"
da "Photos of Ghost" e,
piccola chicca da "panchina lunga" come
ha fatto notare Di Cioccio, una "Harlequin"
che viene dritta da "Chocolate Kings"
del 1975 e che da 25 anni non veniva più eseguita.
Curiosa la storia della Pfm nata come gruppo "senza
voci" ufficiali, in cui si sono alternati negli
anni al canto Mauro Pagani, Bernardo Lanzetti
e adesso Flavio Premoli, Franco Mussida e Franz di
Cioccio, ossia un gruppo in cui cantano tutti. Tra
i bis spazio, ovviamente, anche a "Il
pescatore" di Fabrizio De André,
sia per ricordare il famoso tour in comune da cui
sono nati i nuovi arrangiamenti dei brani di Fabrizio
("hanno messo la minigonna" disse De André)
curati dalla Pfm, sia per lanciare le due serata di
venerdì e sabato 17 e 18 febbraio in cui la
Pfm, sempre al Nazionale, ricorderà Fabrizio,
legandosi alla ricorrenza lieta della sua nascita
e non a quella triste della sua morte (esattamente
come Acrobatici
Anfibi farà al Matatu nella giornata di
sabato). Per l'occasione la Pfm ospiterà una
serie di amici (suoi e di De André) come Morgan,
Vittorio De Scalzi, Cristina Donà, Dolcenera,
le Balentes e lo Gnu Zelig Group (tutti venerdì)
e la sola Patti Smith (sabato) che,
dicono le cronache, per la prima volta in vita sua
canterà Fabrizio.
Più che un appuntamento, una ghiottoneria!
Anche per questo ieri, in platea, c'era Dori
Ghezzi.