Grandate,
periferia di Como. Un
centro commerciale e una
discoteca dove qualche
anno fa avevo visto i
Sulutumana, in un tentativo
fatto da Luca Ghielmetti
che aveva convinto i gestori
di allora a provare a
portare la canzone d'autore
fuori dai suoi spazi abituali.
Il tentativo si fermò
lì, ma i gestori
di adesso, che hanno rinominato
il locale da "Ramblas"
a "Freak" ci
riprovano. L'occasione
è un'anteprima
di "Soldati",
il nuovo, agognato lavoro
di Andrea Parodi che per
l'occasione ha una band
d'eccezione: una sezione
ritmica canadese composta
dal batterista David McNulty
e dal bassista Keith Rose,
Max Paffi alla chitarra
acustica, Antonio di Bella
alle tastiere e alla fisa
e, dulcis in fundo, Marco
Python Fecchio alle chitarre
- da una Gretchen bianca
e oro alla Elvis a una
lap steel slide passando
per tutto il resto. Eh
sì, perché
questo concerto non è
solo la presentazione
in anteprima del nuovo
Cd, ma anche - ci racconterà
in seguito Andrea con
una punta di ben motivato
orgoglio - della sua nuova
formazione capitanata
in pianta stabile dal
bravissimo chitarrista
country-Blues.
E
la musica si fa sentire,
eccome se si fa sentire.
Python ricama ghirigori
e i canadesi seguono a
ruota. Il feeling c'è
tutto, anche se si sono
appena conosciuti e hanno
provato un paio d'ore
nel pomeriggio. Loro si
divertono e noi li siamo
a guardare con la lingua
di fuori. Ragazzi, questa
è musica, di quella
che ti prende di peso
e ti trascina dalla periferia
di Como fin nelle praterie
americane.
La prima canzone è
nuova, si intitola "Buon
anno fratello"
e mostra un Parodi cresciuto
anche nei testi, ma indubbiamente
il supporto musicale fa
la sua parte, perché
anche "Il
Killer del Tennesse"
che appartiene al primo
disco di Andrea ne esce
tirata a lucido, con una
forza tutta nuova. Con
"Lolita" il
reggae prende il posto
del country e la prateria
si trasforma in una spiggia
giamaicana. Poi una vena
di rock si insinua tra
le pieghe della canzone
e noi ci lasciamo andare
sull'onda della musica.
Parodi alterna canzoni
vecchie - "Pane,
arance e fortuna"
a canzoni nuove, come
"Gabriela
e Juana Moreno",
che è ambientata
sul Rio Grande. "Una
storia di frontiere lontane
per raccontare altre frontiere
più vicine a noi.
Che però in quanto
vicine a volte non riconosciamo
come tali" spiega
il cantautore canturino.
Il primo set si conclude
con "Le
piscine di Fecchio".
Sono le tue piscine, dice
Parodi guardando il suo
chitarrirta che per l'occasione
sfodera una lap steel
e la fa urlare e riempie
l'aria dei sui suoni.
E qui la Brianza invade
i West. Ma non è
la Brianza grassa dei
"cumenda", è
una Brianza degradata,
l'altra faccia della medaglia.
E' la brianza del disagio,
della sofferenza, del
degrado, delle siringhe
abbandonate, del male
di vivere. Perché
il dolore, signori, c'è
anche qui. Basta saperlo
vedere.
Intermezzo,
entrano i fratelli Severini,
che fino a quel momento
hanno ascoltato rapiti,
seduti tra il pubblico,
a godersi lo spettacolo.
Attaccano con "Sesto
San Giovanni".
Marino, armato di 12 corde
acustica, la introduce
dicendo "questa
canzone io ce l'ho scolpita
in fondo al cuore, e ogni
volta che la canto son
brividi. Perché
la classe operaia va cantata".
E poi è tutta una
piccola hit parade di
canzoni del cuore: Da
"La
pianura dei sette fratelli"
a "Comandante"
"Che è
ancora capace di accendere
i sogni". C'è
spazio anche per un assaggio
del nuovo disco: "4
maggio 1944", che
commemora - siamo ad un
solo giorno di distanza
dall'esatto anniversario
- l'eccidio di Sant'Angelo.
Canzone da brividi, con
quello straziante "Mazzarini
Palmina di anni sei /
Presente". I
Severini concludono il
loro set con
"Fermiamoli",
canzone scritta contro
la guerra in Iraq, ma
che è contro tutte
le guerre. Marino, concludendo,
dice che stasera non è
qui per fare un comizio,
ma per festeggiare il
nuovo disco di un amico,
ma comunque tutti invita
a spostarsi da sotto il
faro per guardare meglio
il mondo, "perché
sotto il faro, c'è
un cono d'ombra, non c'è
luce".
Nella seconda parte del
"suo" concerto,
Andrea Parodi è
visibilmente più
rilassato. Entra a band
ridotta - solo Fecchio
e il bassista - inforca
la chitarra e attacca
"Carolina",
la sua traduzione di "Tecumseh
Valley",
uno dei cavalli da battaglia
di Townes van
Zandt. E qui
si ha una chiara visione
dei frutti che potrà
portare la collaborazione
Parodi-Fecchio: da una
parte il chitarrista ha
trovato nelle composizioni
di Parodi un terreno fertile
per far germogliare le
sue musiche, dall'altra
il cantautore ha trovato
in Fecchio il musicista
capace di intessere il
tappeto giusto sotto le
sue composizioni. Ognuno
dei due è in grado
di portare giovamento
all'altro e di trarne
a sua volta: le affinità
ci sono e si capisce al
volo. Noi ci auguriamo
che sia l'inizio di una
splendida collaborazione.
Di qui in poi rientra
la band al completo ed
è tutto un crescendo.
Tra un omaggio a De André
con una "Canzone
dell'amore perduto"
in chiave gitaneggiante
con la fisa in primo piano
e la chitarra a sottolineare,
poi altri pezzi dal nuovo
album, altre storie di
frontiera - questa volta
con la svizzera - poi
improvvisamente è
jam e siamo catapultati
al centro di New Orleans.
Ma i canadesi che c'entrano?
Boh? Non saprei, ma il
lo spirito è quello.
E si prosegue con assoli,
sottolineature, il bassista
che sbircia le dita di
fecchio per captare gli
accordi di pezzi che non
sa e poi si lancia in
improvvisazioni da brivido...
insomma, una festa della
musica che si conclude
in modo corale con i Gang
sul paco a cantare tutti
insieme "Knocking
on Heaven's doors".
E non avrebbe potuto esserci
un pezzo più adatto
per concludere la serata.
In bocca al lupo, Andrea
e Marco!