Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
















Presentazioni & Concerti

Morgan a Roma: la voce come oggetto mutante
di Vincenzo Greco

Uno dei più bei concerti cui mai abbia assistito. E sicuramente il più bello di quest'anno.
In sala, un senso diffuso di stupore. Da Morgan ci si attende molto. Non è la prima volta che lo ascolto dal vivo.

Ma ieri sera ha dato più di quanto io mi attendessi e spesso ripetevo tra me, trovando conforto tra gli amici con cui ho assistito al concerto : "questo è un genio". Un concerto mozzafiato.

Una sorta di summa della musica, dove sono stati sapientemente mescolati vari generi, dalla buona vecchia psichedelia al rock alla canzone d'autore, senza che mai questa mescolanza apparisse come una sorta di bazar: tutto coerente con se stesso, nonostante la diversità dei brani che sono stati eseguiti.

Il concerto inizia già stupendo gli spettatori.
Invece che attaccare con "Non al denaro, non all'amore nè al cielo", Morgan dedica tutta la prima parte a pezzi suoi, recuperando anche qualcosa dei Bluvertigo (una bellissima "Sovrappensiero" e una sempre più ammaliante "La comprensione"), e qualche cover sparsa qua e là.
Le canzoni sono tutte unite. non c'è soluzione di continuità tra l'una e l'altra: ci sentiva come cullati da un brano all'altro. Finiva una canzone, e non ti accorgevi che era iniziata già l'altra. Non fare neanche un secondo di pausa per 10 pezzi di fila non è da tutti. La suite: un altro recupero dal passato, da quegli anni ’70 cui Morgan strizza spesso l’occhio, senza per questo fare apparire ciò come una improbabile “operazione nostalgia”.

Energia allo stato puro.
E grande, grande capacità musicale. Senza cadere nel virtuosismo: nessuna nota sembrava messa lì solo per compiacere. Di ogni nota si avvertiva la necessità e la pienezza. non mancava proprio nulla; e nulla era in eccesso. La voce di Morgan come oggetto mutante. Buona per ogni atmosfera e per ogni racconto.

La seconda parte della serata è dedicata al disco di De Andrè.
Che, se possibile, viene ancora migliorato nella versione live, rispetto all'incisione di un anno fa. Il rispetto, senza però timore reverenziale, con cui Morgan si è avvicinato a questo disco è esemplare: ne ha affinato tanti aspetti, salvando in pieno l'atmosfera che si respirava nella versione originale di De Andrè. Dal vivo tutto suona ancora più coinvolgente e straniante: i momenti di riflessione vengono dilatati ancora di più, e di converso quelli ritmici vengono arricchiti ancora di più ("Un ottico" è semplicemente da viaggio allucinogeno in stile Lsd...).

Poi, a metà della seconda parte, dopo "Un blasfemo", è venuto il momento della "sorpresa": la presenza di Battiato. Che, accompagnato da Morgan al piano e dalle Sagome, canta "Il re del mondo" (arrangiamento da brividi: senza stravolgere l'originale, migliora ampiamente le potenzialità di questa grande canzone) , "La canzone dell'amore perduto" e, in due con Morgan, un pezzo direttamente dagli anni '60, "The Sun Ain't Gonna Shine Anymore" dei Walker Brothers (“questo debosciato mi ha costretto a provare, oggi in albergo, questo pezzo, e ora neanche me lo ricordo” presenta Battiato la canzone).

Ieri è sembrato un ideale passaggio di consegne (lunga vita a Battiato, in ogni caso): Morgan mi pare proprio il suo erede (insieme a Max Gazzè, anzi, ancora di più). Le varie collaborazioni tra i due testimoniano una comune sensibilità artistica e un comune senso della ricerca. E della sperimentazione non fine a se stessa. La serata, durata quasi tre ore, si chiude con tre bis, tra cui due canzoni di Umberto Bindi, alla presenza del coautore, Giorgio Calabrese, emozionato e soddisfatto di sentir suonare e interpretare così bene le sue canzoni.

Morgan pare uscito direttamente dagli anni '70.
Ma ha qualcosa in più: ha tutto quello che di buono è riuscito ad assorbire e rielaborare dagli anni '80 e '90. Una piccola, preziosa, enciclopedia musicale vivente e suonante. Con l'umiltà e l'ironia (anche autoironia) dei grandi. Tra i così detti "giovani", è veramente cinque spanne sopra agli altri. Perché sa suonare, perché sa cantare, perché dà persino più di quello che promette.

18-03-2006
HOME