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Presentazioni & Concerti

Claudio Lolli all'Anfiteatro Comunale, San Nicola La Strada (Caserta)
Testo e foto di Salvatore Esposito

Notte. Le note di Anna di Francia, riempiono la mia camera attraversando la coltre di fumo creata dall’ennesima sigaretta e la voce di Claudio che affonda anche me. Così cominciava l’inizio di una ricerca affannosa di tutti i dischi di quel cantautore, professore a Bologna e per di più con il vizio della poesia. Dalla Parte Del Torto, Ho Visto Anche degli Zingari Felici, Aspettando Godot, Il live con il Parto, e poi la vera folgorazione con il primo magico concerto-reading con Gianni D’Elia nell’ex Carcere Borbonico di Avellino lo scorso anno.

Quel poeta e per di più cantautore, per me, rappresenta l’ultima voce di quell’Italia in cui credo, di quell’Italia che ancora resiste (nonostante tutto), che non si arrendere, che lotta contro l’ignoranza, contro i politici buffoni, che si rimbocca le maniche e che lavora in silenzio. Attraverso i suoi dischi, i suoi reading, Lolli ci ha raccontato quella storia a cui abbiamo assistito per trent’anni in silenzio, quella di Calabresi e Pinelli ma anche quella di eroi da copertina come Pantani. E’ la storia di un declino lento ed inesorabile della nostra Italia che, bambina prodigio negl’anni cinquanta aveva fatto gridare al miracolo ma che oggi viaggia verso una vecchiaia lenta ed inesorabile.

Lolli è il coraggio di prendere una posizione, di restare dalla parte del torto anche quando quelli del “torto” sono passati dalla parte della “ragione” vincendo le elezioni, di raccontare senza filtro quella storia di cui kafkianamente facciamo parte anche noi, quella storia che è difficile da comprendere tanto da non voler essere nemmeno conosciuta. Mai come in questo momento storico nel pieno del fancazzismo militante e del disimpegno totale ed asettico, un concerto di Claudio Lolli è più che una boccata d’aria, è un farmaco salvavita, una fiala di adrenalina sparata nel cuore.

La notizia di un concerto di Claudio Lolli, a pochi chilometri da casa mia, qui a Caserta è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Non lo avrei mai saputo se non avessi visto per caso un piccolo manifesto a poche ore dall’inizio dell’evento. Un occasione da non perdere dunque, perché avrei sicuramente ascoltato dal vivo i brani de “La Scoperta Dell’America”, l’ultimo ed intensissimo album in studio del nostro. Un’ulteriore sorpresa è stata quella di vederlo inserito in un cartellone di eventi che non mi sarei mai aspettato nella mia provincia ovvero Terraenote (che nei giorni precedenti in altri comuni aveva ospitato già Pippo Pollina e il Parto, ahimè persi entrambi), una rassegna promossa da diverse associazioni culturali del luogo (ma dov’erano fino ad adesso??) nonché dall’Assessorato Grandi Eventi della Provincia di Caserta.

Il concerto, comincia con un leggero ritardo “accademico”, con Lolli che sale sul palco accompagnato dal solo Paolo Capodacqua alla chitarra “trattata bene” e si parte con una intensissima resa acustica di Alla Fine Del Cinema Muto. La poesia, presto invade il piccolo Anfiteatro Comunale, la gente assiste concentrata, quasi rapita dalle parole di Claudio. La storia della nostra nazione di cui si diceva prima, appare nitidamente introdotta da una tesa ed evocativa versione de La Ballata Del Pinelli, che Claudio introduce come “un brano collettivo che racconta una delle tante storie italiane rimaste ancora nell’oscuro”. L’onda emotiva sale, si increspa, si abbatte contro il muro del tempo e della verità nascosta. “Ad un tratto Pinelli cascò” suona a distanza di anni, ancora come un peso insostenibile per coloro che vogliono la verità.

Entra in scena poi la band (peccato la mancanza di un batterista perché avrebbe aggiunto maggiore intensità ad alcuni passaggi) e arrivano subito quasi in sequenza i brani nuovi. Majakovskij e La Scoperta Dell’America, è introdotta dalla storia di Esenin e quando arriva il verso “morire oggi non è difficile, è mille volte più difficile vivere, vivere, vivere male” dentro di me si scatena un terremoto. Bisogno Orizzontale, è tenute, quasi sofferta, una carezza dopo il pugno del brano precedente che mi fa sentire felice di avere con me questa sera la persona a cui voglio bene. La tensione poetica non scema con Le Rose Di Pantani, che su disco non mi aveva colpito più di tanto e cresce ancora con Secondo Sogno, densa del suo sostrato autobiografico. Un peccato però che l’arrangiamento di quest’ultima sia rovinato dal loop elettronico della batteria che impedisce alla band di improvvisare sulla linea melodica. Cosa che diversamente succede nella lunga coda strumentale della una maestosa resa di Adriatico, quasi recitata.

Tra un brano e l’altro Lolli, racconta di lui, delle sue canzoni, della gente come noi, dell’Italia. Poi sparisce di tanto in tanto nel buio del retro-palco per bere un sorso di vino, o per fare due tiri ad una sigaretta. Quando ritorna in scena, è di nuovo magia con brani come Analfabetizzazione, FolkStudio condita da aneddoti sulle sue prime apparizioni nella mitica oasi musicale di Giancarlo Cesaroni, ma soprattutto con I Musicisti di Ciampi, che mi riporta con commozione alla vita di Piero e alle sue canzoni. La band accompagna in modo eccellente Claudio adattandosi tanto ai suoi brani cantati tanto ai recitati, con grande versatilità e complice la chitarra del grande Paolo Capodacqua, spesso e volentieri si assiste a spaccati strumentali di ottima fattura.

Capodacqua, a tratti sembra leggere nella mente di Claudio, lo guida, lo supporta, lo accompagna, lo insegue senza perdersi mai. L’immancabile e lunghissima Borghesia, riscuote il plauso del pubblico, ma nella voce di Claudio si percepisce una certa commozione quando arriva quel pesante “la spazzerà via” che da qualche anno è diventato quasi un macigno. Ho visto anche degli Zingari Felici, chiude una serata splendida, piena di poesia, di suggestioni e di riflessioni.

05-09-2006
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