Dopo
il concerto di ieri sera
viene da chiedersi cosa
sia Bruno Lauzi: forse
più di un uomo
– sicuramente non
un “piccolo uomo”
-, più probabilmente
una forza della natura.
Stanco e spossato per
il parkinson, senza la
sua ben nota folta capigliatura
a causa della chemioterapia,
va avanti per la sua strada
e lo fa con la dignità
e la qualità di
uno che “artista”
non smetterà mai
di esserlo. Ci scherza
e ci ride per tutto il
concerto, con un’auto-ironia
penetrante e un senso
dell’umorismo inequivocabile.
«Sono quarantasette
anni che faccio questo
mestiere. Benché
la vita cerca di mettermi
degli impacci sul cammino,
io insisto e vado avanti:
voglio vedere chi la vince!».
È arte quella che
è sul palco della
Villa Campolieto ad Ercolano
(Na), dove c’è
la seconda edizione della
rassegna “Cantautori
in Villa” - nell’ambito
della 19ª edizione del
Festival delle Ville Vesuviane
-, diretta da Enrico De
Angelis e Désirée
Lombardi del Club Tenco.
Il maestro Lauzi si esibisce
dopo i La Crus
e ripercorre tutti i suoi
vecchi successi, cominciando
dal cantautoriale “Il
poeta”,
passando per
“Ritornerai”
e “Mary
oh Mary”,
i brani di Battisti e
di Paolo Conte, per finire
con “Piccolo
uomo”
(che si cambia in “Piccola
donna”, poiché
cambia il soggetto cantante).
È accompagnato
con amore e dedizione
da Raniero Gasparri
al pianoforte e alle tastiere,
Lauro Ferrarini
alle chitarre e Lello
Accardo al basso.
Lauzi è toccante,
divertente, interessante.
Colto e come al solito
bastian contrario, unicamente
coinvolgente.
Toccante, perché
la sua debolezza non gli
impedisce di essere espressivo.
Benché la sua voce
abbia un volume più
basso del solito, il suo
timbro è inconfondibile.
Divertente, grazie al
suo umorismo genovese
che esplode attraverso
le barzellette, battute
sulle differenze di costume
fra ieri ed oggi e sulla
propria malattia (esempio:
«Quando mi chiedono
come va la malattia, ho
già la risposta
incorporata: così
così»,
e mostra la mano che gli
trema).
Interessante, perché
- in questa sorta di antologia
che ripropone - racconta
aneddoti curiosi e singolari.
Pensare per esempio che
Lucio Battisti
gli sconsigliava di incidere
“E penso
a te” perché
«i giovani vogliono
altro, questa canzone
gna fa’».
O al dialogo fra Paolo
Conte, allora
avvocato di Lauzi, e Lauzi
stesso: «Vendi
dischi tu?»
(Conte). «Pochi»
(Lauzi). «Allora,
non vendere per non vendere,
almeno divertiamoci»
(Conte). E
“Onda su onda”
fu.
Alla fine, il pubblico
si lascia andare in applausi
scroscianti e gli chiede
il bis. Dietro le quinte
ha solo una cosa da dire,
mentre si regge al suo
bastone: «Sono
stanco». Ma
i suoi occhi esprimono
soddisfazione e dicono,
ancora una volta: “Vado
avanti”.