In
un primo momento avrei
scritto una recensione
così: “Gettando
un’occhiata in internet,
scopro che Sergio Borsato
è stato, in lungo
ed in largo, il giovane
cantore di un partito
che si schiera a destra
(ed io sono l’inviato
di Bielle, fate voi…).
Quindi mi reco con una
piccola prevenzione al
concerto, non tanto nei
confronti del palco, quanto
nei confronti della platea
(nel web c’era un
tamtam di attivisti che
si chiamavano a raccolta).
Se avete mai sentito parlare
del centro De Andrè
di Marcon è probabile
che abbiate sentito parlare
del mio amico Fabio, mio
partner in questa avventura
(guardandomi negli occhi
mi dice: ‘se ci
troviamo in un’adunanza
ti mollo su due piedi’).
Eccetera eccetera. Invece
no: un paio di ululati
in sala, una canzone “combattente”
(ma se sei di sinistra
te la canticchi per te),
ed attorno un paio d’ore
di concerto rock. Quindi:
se siete schierati con
lui, non comprate il suo
disco perché pensate
che contenga inni. E se
siete dell’altro
lato dell’arco non
lo evitate: è un
piacevole rock italiano.
Il concerto, peraltro,
è stato introdotto
dal presidente della municipalizzata
(Margherita) e dal Verde
assessore alla cultura,
affascinante professoressa
che s’è prodigata
ad indicare Borsato come
esponente del veneto musicale,
veneto da riscoprire.
Bipartisan.[…]”
Poi ho pensato ad una
recensione così:
“Acquistate in blocco
i dischi di Ligabue? Non
vi dispiace De Gregori
e Luca Carboni? Borsato
è un mix dei suddetti…
è ovvio che non
sempre l’insieme
è superiore della
somma delle parti, però
un Liga-fan mica può
bere Lambrusco rose e
coltelli 24 ore al giorno.
Borsato non è nessuno
dei tre musicisti sopra
(e neppure qualcun altro
di quelli in circolazione)
però in qualche
maniera dovevo pur descrivervelo…
che vi dico, che è
bruno, due gambe, due
braccia, …? Ha due
voci, una più roca,
caratterizzata, ed una
più… normale,
che usa nei pezzi nei
quali cerca d’essere
maggiormente raffinato.
Diciamolo: questa seconda
la trovo abbastanza anonima.
I pezzi sono un buon misto
di idee innovative su
pezzi un po’ sentiti
e di refrain non freschissimi
e sornioni su trame abbastanza
originali. Colorerai il
mio mondo e Bastimento
hanno trame originali
(Bastimento parte benissimo,
sale idem… ma al
ritornello Fabio ed io
ci siamo guardati negli
occhi…), Dentro
al cuore e Battere e levare
(le mie preferite) belle
idee.[…]”
E che ne dite di questa?
“È stata
una grandissima emozione.
Non so cosa ne pensate
voi, ma quando, in un
unico concerto, vi capita
di ascoltare tre delle
più belle canzoni
italiane contemporanee
(Avventura a Durango,
Fiume Sand Creek, Il cielo
d’Irlanda)…
beh… insomma…
una grandissima emozione,
ecco! Massimo Bubola.
MASSIMO BUBOLA. E Sergio
Borsato (con Marco Fanton
alla chitarra: doverosa
menzione) a duettare con
lui. Ancora non ho idea
di cosa combinerà
“da grande”
Sergio Borsato, ma Massimo
Bubola ha detto che è
amico suo, e che collaborerà
con lui. Fate finta di
essere un metro e novantacinque,
in USA, e di cercare un
buco di squadra NBA che
vi raccatti… è
dura, non è vero?
Ora pensate la stessa
cosa, ma nel campetto
dietro casa vostra si
scarica i nervi Michael
Jordan… si chiama
‘rubare il mestiere’,
ma è una cosa lecita,
anzi! Da incoraggiare![...]”
Questa è l’ultima
(per il momento) che m’è
venuta in mente…
“Chiunque sia (o
si creda, o si spacci,
o l’abbiano eletto,
o…) critico musicale
ricade in una delle due
categorie seguenti: o
è uno che sa di
essere un musicista fallito,
oppure uno che non lo
sa (ma lo è ugualmente).
Avrei voluto suonare perché
amo la musica, ma non
ho avuto tempo, voglia,
predisposizione, testardaggine.
In Sergio Borsato si vede
una persona con queste
quattro peculiarità.
Persino quando rimane
dietro le spalle di Massimo
Bubola, in silenzio ed
a braccia conserte, a
presidiare il palco con
la chitarra che gli pende
dalle spalle a mo’
di spadone. Non penso
mi capiterà di
comprare un suo album,
proprio non rientra nei
miei gusti, ma sentire
talvolta una sua canzone
alla radio non mi dispiacerebbe.
Quindi gli faccio i miei
migliori auguri: continua,
anche per me che non ho
potuto farlo. Avrai un
tuo pubblico perché
te lo meriti, perché
nelle canzoni che scrivi
e che canti ci metti davvero
te stesso. In bocca al
lupo.[…]”
Un pubblico per gli “Occhi
di lupo”..