Arriviamo
al Rolling Stone intorno alle 22:00 e una fila di
quelle dimensioni è una cosa che, senza esagerare,
raramente è capitato di vedere davanti al locale meneghino.
Dopo una buona mezz’ora di coda al freddo entriamo,
giusto alla fine del set della terza delle quattro
band in programma prima del concerto dei Baustelle.
Qui sorge spontanea una domanda: perché la data milanese
del tour che promuove il loro primo album con una
major deve vedere il gruppo di Montepulciano recitare
il ruolo di evento di punta all’interno di una serata
di gruppi emergenti?
Non che ci sia qualcosa di male, anzi,
nulla da ridire se vuole essere una scelta dei Baustelle
stessi al fine di mantenere un basso profilo o di
promuovere la musica "giovane"; se invece
si tratta del risultato di una grave miopia di chi
gestisce questo tipo di serate, la cosa è piuttosto
deprimente. Il locale non avrebbe certo risentito
di una data con in programma il solo complesso toscano,
visto che siamo quasi al limite dell’agibilità
e la stragrande maggioranza dei presenti che stipa
il locale è li per loro. E si fa sentire protestando
a gran voce quando l’ultimo dei gruppi emergenti
ha “l’ardire” di eseguire una canzone
più del previsto.
Insomma una data milanese tutta loro i Baustelle la
meritano ampiamente e se ce ne fosse stato bisogno,
lo dimostrano fin dalle prime note che seguono il
loro arrivo sul palco alle 23:45 circa. Nonostante
siano penalizzati da un'acustica pessima - al punto
che anche nelle primissime file spesso non si riesce
a decifrare le parole delle canzoni, ed è un
grosso peccato soprattutto per chi come loro ha nella
ricercatezza linguistica un marchio di fabbrica -
i Baustelle si dimostrano qualche spanna sopra il
resto del panorama musicale medio italiano, al punto
che un confronto serio con molti dei loro colleghi
di pari esperienza, sarebbe nella maggior parte dei
casi davvero impietoso.
Per chi li aveva visti nell’estate 2003 appare
subito evidente come dal punto di vista dell’affiatamento
e della personalità sul palco abbiano fatto
passi da gigante: se non bastasse la loro bravura,
il gruppo toscano ha dalla sua anche una notevole
presenza scenica. Il concerto dura poco più
di un'ora e un quarto ma non manca nulla dei loro
brani più attesi; dall'ultimo disco "La
Malavita" vengono eseguite le acclamatissime
"I provinciali", "A vita
bassa", "Sergio", "Un romantico
a Milano", "Revolver", "La guerra
è finita" e "Il
Corvo Joe". Mentre
"Love affaire" e "Arriva
lo Yè-Yè" (la prima
canzone che li fece conoscere al grande pubblico)
sono gli estratti da "La moda del lento"
del 2003. A metà spettacolo viene eseguita
una suggestiva cover de "Come una
Bambola" di Patty Pravo.
Molto spazio ha anche il loro primo lavoro
"Sussidiario illustrato della giovinezza"
del 2000 dal quale viene ripresa una inaspettata ma
graditissima "Canzone del parco"
e in chiusura le applauditissime (evidentemente
il pubblico è composto da molti estimatori
della prima ora) "La vacanza dell'
'83" che chiude il set ufficiale
e i due bis, "Gomma" e
"La canzone del riformatorio".
Anche nella dimensione live i progressi dimostrati
in studio dai Baustelle con “La
Malavita” hanno trovato conferma
e il gruppo toscano dimostra di avere potenzialità
notevoli da sviluppare. Senza dubbio il loro “esame
milanese” è stato superato a pieni voti.
Bravi.