Ancora
tre serate con il Club
Tenco per la fortunata
provincia di Napoli. Infatti,
per la seconda volta il
comune di Ottaviano è
stato il centro di una
rassegna diretta da Enrico
De Angelis del Club Tenco
e Desirée Lombardi,
dal titolo “Donne,
primizie e bande”
(a differenza della prima
edizione, che si chiamava
“Donne,
bandiere e bande”).
Rassegna articolata in
tre serate che, come da
indicazione del titolo,
ha visto in scena delle
donne la prima sera, assaggi
di cose inedite la seconda,
band la terza.
Rassegna
complessivamente riuscita
- specie se si guarda
la pressoché totale
latitanza della cosiddetta
canzone d’autore
in Campania - per la sua
varietà di registri
e per uno standard di
qualità piuttosto
stabile. Complessivamente.
Ci resteranno impressi
soprattutto alcuni artisti
e, andando per cronologia,
cominciamo con un plauso
al set intenso di Paola
Turci. Postasi
alla destra del palco
in compagnia della sola
chitarra, ha lasciato
il resto della scena al
“danz’autore”
Giorgio Rossi:
risultato è stato
un eccellente equilibrio
formale e non solo, scandito
dai ritmi accorati dell’interpretazione
solitaria di Paola Turci.
Interpretazione…
commovente, possiamo dirlo?
Possiamo. E dobbiamo,
tanto che ci viene la
tentazione di sperare
in un suo disco di cover
(da “Preghiera
in gennaio”
di De André
a “Dio
come ti amo”
di Modugno,
passando per “Cuccuruccucù
Paloma”).
L’altra impressionante
esibizione è stata
quella di John
De Leo, accompagnato
dall’ottimo Fabrizio
Tarroni alla
chitarra, e dal videomaker
Massimo Ottoni,
che ha colorato la vivace
performance con disegni
di sabbia eseguiti dal
vivo e proiettati sullo
sfondo. Acrobazie vocali
in stile Demetrio
Stratos per l’ex
cantante dei Quintorigo,
che abilmente ha utilizzato
un looper per anticiparci
qualcosa del suo prossimo
album, dando la sensazione
che la musica che usciva
dalle casse fosse quella
di un’intera orchestra
(altro che chitarra e
voce!).
Per le bande, memorabili
i Blue Bop:
quattro voci maschili,
due tenori, un baritono
e un basso, che ripercorrono
il passato tuffandosi
nel mondo del jazz e dello
swing. Una macchina del
tempo, che viene da lontano
e va lontano.
Azzeccati ed equilibrati
gli altri set, da
Daniele Silvestri
che non fa altro che confermare
la propria statura artistica
(e che è stato
prevedibilmente l’ospite
più seguito ed
applaudito della rassegna)
con poche primizie e tanti
classici - “Coiba”,
“Le cose in comune”,
“Aria”, “Salirò”,
“Me fece male a
chepa” etc.
-, passando per
Luca Faggella e i Situazionisti
che, tra le altre cose,
hanno eseguito
“Amsterdam”
di Jacques Brel
e “Ho
tutte le carte in regola”
di Ciampi,
per arrivare agli
‘A 67 che,
tra testi rabbiosi e musica
underground, hanno aperto
con “Don
Raffaè”
di De André,
sottolineando che Ottaviano
è il paese natale
di Raffaele Cutolo.
Qualche dubbio riguardo
al set di Alice,
la cui band non mostra
l’inventiva e la
creatività che
ci si può aspettare
per un’artista così,
o per quello di Mauro
Ermanno Giovanardi,
che un po’ confusamente
ha cercato una via di
mezzo fra musica e teatro.
Niente da dire riguardo
all’esibizione dal
vivo di Grazia
Di Michele, tranne
che ribadire i dubbi sulla
qualità dei suoi
testi e le scelte pesantemente
commerciali dei suoi arrangiamenti,
che valgono anche per
i suoi dischi studio..