We shall overcome - Seeger sessions

The premise was simple. Bruce Springsteen invites a dozen or so New York City musicians--packing banjos, fiddles, accordions and the like--to his New Jersey farmhouse for a three-day hootenanny, and tape is rolling. The results are sublime, his 21st album featuring their versions of songs harvested from Springsteen's dog-eared LPs by Pete Seeger. Not all written by Seeger, the songs are how the American folk icon interpreted them, and these organic recordings, with no rehearsals or overdubs, pay tribute with the simplicity and spontaneity he intended. It's not hard to link Springsteen's dissatisfaction with American politics to the protest song "We Shall Overcome" or even the Irish ballad "Mrs. McGrath," where he alters the lyrics to read, "I'd rather have my son as he used to be/Than the King of America and his whole navy." But the beauty of these Seeger Sessions are pieces that underscore the mood of the bandleader, which borders on down-home amusement: the bluegrass outlaw ballad "Jesse James," the Dylanesque "Pay Me My Money Down" and the euphoric "Jacob's Ladder," a gumbo-and-whiskey-fueled romp that could pass for the closing hymn at the Church of Asbury Park.
Scott Holter - Amazon.com

Ecco una bella, e magari inattesa notizia: Bruce Springsteen ha ancora qualcosa di nuovo da dire, a proposito della musica folk americana. Chiude il cerchio, e ci ricorda che un sentiero così ampio, lungo e tortuoso si può percorrere in tanti modi diversi. In perfetta solitudine, voce e chitarra, come nei tour di “Tom Joad” e di “Devils & dust”. Oppure con un piccolo battaglione di voci e strumenti, come succede in questa raccolta di classici e traditional innescata dalla partecipazione, nell’ormai lontano 1997, a un album di artisti vari in omaggio a Pete Seeger (si intitolava “Where have all the flowers gone”) e completata tra l’anno scorso e i primi mesi del 2006 nel corso di due rapidissime session giornaliere di registrazione, niente prove, arrangiamenti improvvisati e tutto consegnato ai posteri in presa diretta. Non c’è il Boss del rock&roll, in questo album. Piuttosto un capopopolo che incita e scalda una arruffata e irresistibile armata Brancaleone in cui ognuno indossa informalmente gli abiti che gli stanno più comodi, banjo e violino bluegrass, ottoni dixieland, cori gospel, washboard e contrabbasso da jug band.
Alfredo Marziano - Rockol

«We Shall Overcome: The Seeger Sessions» rappresenta l'ennesima svolta del Boss: è il secondo cd consecutivo «fuori schema» e senza la E Street Band: dopo «The Rising», infatti, aveva realizzato da solo «Devils and Dust» cui era seguito un tour in solitario. Il nuovo album rappresenta anche una novità ulteriore per un autore prolifico come Springsteen: non c'è nessun brano suo, tutti sono classici rivisitati. La confezione contiene anche un dvd con il backstage della registrazione. «Realizzare quest'album ha rappresentato per me un cammino liberatorio a livello creativo, perché tutte le diverse sonorità delle origini mi appassionano hanno il dono di riuscire a rievocare un intero universo con semplici note e poche parole» dice Springsteen sul suo sito. «Molto di quello che scrivo, soprattutto quando compongo in modo acustico, attinge direttamente dalla tradizione folk».
Claudio Caprara

The album reminds you of something else that's been missing from Springsteen's recent work: laughs. The songs burst with bumptious humor, bad-ass tales, and ribaldry; in the amazing "My Oklahoma Home," tragedy and slapstick jostle up against each other for seven rambling verses. The same is true of Springsteen's greatest work: This is a guy who began an incredibly touching love song, "Sherry Darling" (1980), with the couplet: "Your mama's yappin' in the back seat/ Tell her to push over and move them big feet." It's hard to reconcile that cut-up with the pretentious figure of recent years—wearing a harmonica and a self-serious scowl—and it's good to have the old Bruce back, delivering jokes at the very top of his lungs. – Jody Rosen, Slate.
Jody Rosen - Slate

"All foreign wars, I do proclaim/Live on blood and a mother's pain." We Shall Overcome -- which was recorded live in Springsteen's New Jersey home with a fourteen-piece band, including horns, banjo, fiddles, washboard, organ and accordion -- is his most jubilant disc since Born in the U.S.A. and more fun than a tribute to Pete Seeger has any right to be.
Jonathan Ringer - Rolling Stone

"We Shall Overcome - The Seeger Sessions" vuole essere un tributo al musicista e alla musica tradizionale a stelle e strisce. Nonostante questa volta la "E-Street Band" è stata lasciata a casa, i musicisti sono di prim'ordine, come Mark Clifford al banjo e il violinista Sam Barfeld. L'ascolto di tutte le canzoni scivola via che è un piacere, ma i pezzi più belli rimangono quattro: "Mrs. McGrath", una ballata in pieno stile e che non sfigura con il resto dell'album; "Erie Canal", con fiati che accompagnano tutto il pezzo, che assume a sua volta un ritmo più particolare, più lento, più drammatico. In "Eyes On The Prize" la voce in prima linea rispetto alla musica come ai vecchi tempi. Ma il pezzo più riuscito è la Title Track "We Shall Overcome", perfetta anche se fosse stata inclusa in una produzione piena di inediti del rocket del New Jersey.
DeBaser

Parola di Bielle
Con The Seeger Session, Springsteen non solo omaggia Pete Seeger, ma alza un grido di protesta e un grido per la pace. Un Boss arrabbiato, un Boss impegnato, che non ha perso occasione di ribadire quanto sia contrario alla guerra, a tutte le guerre.
“We Shall Overcome: the Seeger sessione” si può considerare un’ampliamento di “Where Have All The Flowers Gone”, un omaggio collettivo al padre della canzone di protesta Usa uscito nel 1998 in cui Springsteen era presente con una versione “casareccia” di We Shall Overcome. Evidentemente l’esperimento era piaciuto a Bruce, che questa volta ha deciso di dedicare un intero disco a Seeger. Ed è quasi un regalo di compleanno: Pete compie infatti 87 anni il 3 maggio.
In realtà i brani non sono di Seeger (tranne We shall overcome che è un adattamento fatto da Seeger miscelando inni dei primi dei ‘900) e datano dalla metà del 1500 (Froggie went ‘a Courting) al 1961 (My Oklahoma home) ma sono fatti come Seeger li faceva; sono tutti associati alla voce leggendaria della musica folk americana. Il disco arriva dall’ascolto fatto fino alla consunzione dei suoi vecchi Lp ed è stato registrato da Bruce durante una tre giorni nella sua fattoria passati a suonare con una dozzina di amici musicisti armati di banjo, ottoni, violini e fisarmoniche mentre il registratore girava. Il risultato è spettacolare: non ci sono prove, non c’è né remix né postproduzione, ma ci sono spontaneità, semplicità e sincerità. Ci sono l'America, con i suoi paesaggi del West, con le sue illusioni e la sua Guerra Civile, con le lotte razziali e le ferrovie, con quelli che sono rimasti operai e quelli che sono diventati padroni. E ci sono strofe riadattate alla bisogna odierna. Ma ci sono anche i sogni. Sì, i sogni, per fortuna al Boss sono rimasti.