Renè Aubry: "Memoires du futur"
Comme
Todd Rundgren, Mike Oldfield ou Prince, mais dans une approche moins clairement
pop-rock - quoique -, René Aubry prend souvent en charge la quasi-totalité
des instruments dans ses enregistrements. Seul, ou presque - Daniel Beaussier
est aux clarinettes et au saxophone sur deux compositions -, il l'est dans
Mémoires du futur. On y entend des murmures vocaux, une exécution
- guitares, mandoline, claviers, percussions mélodiques - qui tient
le spectaculaire à distance, chaque note prenant le temps de son déroulé.
Une forme de sérénité qui n'appelle pas au contemplatif
benêt, mais incite à ralentir notre vie pour laisser s'insérer
des airs lointains - on sent, peut-être à tort, une inspiration
chinoise -, des effleurements.
Sylvain
Siclier - Le Monde
Aubry canta il brano in un ottimo italiano (oltre ad aver vissuto a Venezia
tempo fa aveva interpretato Ho visto Nina Volare di de André in uno
spettacolo milanese), lasciando le parti di recitativo alla voce registrata
di Ciampi. Un testo significativo, forse usato in senso autoironico in questa
occasione. E' comunque un disco, quello di Aubry, che conferma la vocazione
a comporre brani di atmosfera, spesso legati a momenti teatrali, a movimenti
coreografici, a immagini di film. E questo lo pone in una categoria di musicisti
atipici, che qualche vota devono esibirsi anche se forse non vorrebbero. D'altra
parte questo è un progetto che Aubry concepisce quasi unicamente per
sé in studio, suonando quasi tutti gli strumenti, con la sola eccezione
dei fiati affidati a Daniel Beaussier. Forse proprio questo è il suo
limite
Michele Manzotti - Il popolo del blues
Auteur de convergences inclassables, malgré les références
décelables dans sa musique, entre rock, minimal music, classique, et
chanson en constant déplacement, René Aubry est surtout un inventeur
de sphères acoustiques pour le mouvement des corps, pour le geste de
la représentation, pour l'action transposée à l'image.
Il est un (dé)passeur d'horizons artistiques. La dynamique que ses
compositions (truffées d’ostinato et de cycles répétitifs)
introduisent dans les chorégraphies de Carolyn Carlson, les pièces
du metteur en scène Philippe Genty, ou les films du réalisateur
Gilles de Maistre, souligne ce caractère. Toutefois, ce qu’impressionne
davantage, c'est la vie autonome de sa musique. L'audition de ses albums suggère
des mondes imagés et déclenche un flux émotionnel qui
ne doit rien aux merveilleuses marionnettes ni aux circonvolutions harmonieuses
des danseurs.
Francisco
Cruz - Rfi Musique
This 17th release by Rene Aubry continues his long track record of producing
amazingly exotic & provocative keyboard music. Of all the “progressive”
French composers over the years, Aubry is the most unique, and most prolific.
MEMOIRES combines sublime piano themes, richly melodic minimalist keyboard
melodies and an array of exotica – banjo, cymbalum, djembes, acoustic
guitar, clarinet, harmonica and mandoline - into a veritable cornucopia of
wonderful themes, motifs, sonic accents, mesmerizing tone colors & musical
arrangements.
Eurock
Parola di Bielle
Basterebbe una sola canzone per consigliarne l'acquisto. Che è quella
con cui si chiude il disco e che rivela sempre di più René Aubry
come uno dei più attenti ascoltatori del materiale migliore dei cantautori
italiani. Lo abbiamo sentito dal vivo fare una grande versione di "Ho
visto Nina volare" di Fabrizio De André e questa
volta invece si occupa di Pietro Ciampi: "Ha
tutte le carte in regola" che si conferma una
canzone che ha "tutte le carte in regola" per emozionare. Basterebbe
solo questo, ma non è solo questo. Sono 13 canzoni, per la maggior
parte musiche, che ti avvolgono e ti lambiscono lente, guidati da un gioco
di bassi profondi. Aubry compone musica per teatro e per film, musica d'ambiente
che, mai come in questo ci fa stare bene. L'ambiente, questa volta, è
casa nostra. Alzate i bassi e fatevi vibrare ai ritmi di Aubry!