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Mmf

Incontro con l'autore: Davide van de Sfroos
di Lucia Carenini

Per l'incontro con l'autore, è di turno oggi Davide van de Sfroos che parla della sua passione per il blues e di come ha dato vita al suo ultimo progetto “Ma va a da’ via il Blues”“mescolando un bicchiere di Auaduulza e uno di acqua del Mississippi”.

E parte così la narrazione del suo viaggio verso New Orleans, dove ha “suonato assieme a gente di tutte le dimensioni e tutti i colori”, mentre il pubblico, composto da americani di altri stati, che sentiva una musica “che poteva venire da quelle parti, ma aveva delle parole cantate in una lingua che non capivano, ha pensato che fossimo noi i Cajun. Così quando sulle note de “La stria” tutti si son messi a ballare, quelli si davano di gomito e dicevano “vedi che avevamo ragione? Sono proprio quelli della palude!”. E quando abbiamo detto di essere italiani, ci hanno guardato come se li volessimo prendere in giro, e ci dicevano di no, che gli italiano sono come Pavarotti, o al più come Ramazzotti.

Poi parla del significato del comporre canzoni, del fatto che “bisogna avere qualcosa da raccontare, qualcosa che emozioni. Qualcosa che ti faccia innamorare o che al limite ti faccia scappare, altrimenti la canzone è inutile. Uno strumento per le radio e basta”. E si infervora spiegando che le canzoni devono in qualche modo essere impregnate del substrato in cui si vive, e portando ad esempio la sua traduzione del pezzo di Tom Waits “Franie’s wild years” ne spiega la genesi ed illustra il processo per cui, traslando quel blues nel suo blues, quel brano sia diventato “I an servadegh del Francu”.

Racconta poi del suo essere scrittore di libri e di come anche qui le canzoni si intrecciano con la scrittura: “nei libri c’è quello che sta dietro alle canzoni, ci sono le canzoni che fanno continuamente capolino. E i racconti spiegano perché le canzoni li hanno fatti diventare tali”.

Conclude con una chicca: da qualche giorno sul suo sito www.davidevandesfroos.com sono disponibili delle registrazioni audio in cui legge i suoi taccuini. “Non volevo che quegli appunti andassero persi, così mi sono creato una specie di radio-ombra. Ascoltateli, se vi pare, e fatemi sapere cosa ne pensate”.

Ultimo aggiornamento: 25-05-2006
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