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Club Tenco 2006

Seconda serata: scommesse e certezze
per la Canzone d'Autore

di Lucia Carenini

La seconda serata, per gli organizzatori del Tenco, è quasi sicuramente stata quella del sospiro di sollievo. Il sospiro che si tira quando si è raggiunta la certezza di aver vinto una scommessa importante, che le scelte sono state giuste, che il pubblico - almeno quello della Rassegna della Canzone d'Autore - è pronto ad andare oltre alla facilità del nome noto e a fidarsi (e ad apprezzare) anche le proposte meno consuete. Il programma non era certo facile, grande qualità ma nomi non tra i più facili. Se è vero infatti che Willy DeVille - Premio Tenco 2006 - è sicuramente un grande, vero è che non è altrettanto noto al grande pubblico. D'altra parte se Caparezza è in grado di riempire un centro sociale o un palasport si sa che il pubblico dei centri sociali difficilmente va in teatro. Eppure...

Eppure il suddetto Teatro era pieno. Pieno anche senza la presenza di uno solo dei "nomi classici" della Canzone d'Autore italiana. Tanti ad applaudire i Quintorigo, con la baravissima Luisa Cottifogli a raccogliere l'eredità difficile dal posto lasciato da John De Leo. Coraggiosi nella loro scelta di proporre, oltre a "Frankenstein", "ll cannone" (tratti dal loro ultimo album) e a "Diano Marina" (omaggio a Lauzi) una loro personale rivisitazione di "Luglio, agosto , settembre (nero)" degli Area. Brano storico ma non facile, col quale seguono il fil rouge teso da Stratos sull'utilizzo della voce-strumento.

E' un tema ricorrente in questa edizione del Tenco, quello del legame con la storia, della ricerca delle radici, dell'elaborazione e non del rifiuto di quello che cè stato. Se c'è un tratto comune in questa nuova generazione d artisti - almeno in quelli proposti in queste serate - è proprio questo essersi nutriti di pane e canzone d'autore, digerendola bene, di averla studiata a fondo e di provare a trarne tutti gli insegnamenti possibili e di rielaborarla in qualcosa di nuovo. Non si sottrae a questo discorso Patrizia Laquidara, che propone - cantandolo a cappella - vero balsamo per le orecchie un po' provate dalla scelta dei fonici di calcare un po' tanto sulla musica rispetto alle voci - "Albergo a ore" di Herbert Pagani. Regge il confronto che salta subito alla mente con l'interpretazione della Vanoni. Brava. Piacevoli anche i suoi brani, deve , e emeno Maurizio Ponziani, una delle “nuove proposte” del Tenco, ma il resto del programma è stato un crescendo, culminato con il set di Vinicio Capossela che ha regalato alla platea una sintesi del suo concerto e ha reso reali, visibili, quasi tangibili, tanto erano intense tutte le sensazioni già provate ascoltando “Ovunque proteggi”

Caparezza è un vulcano. Fa leva sul rap, ma è un rap d'Autore. Ottima presenza scenica, inventiva, travestimenti, girandole-giostrine, pupazzi. Satire taglienti come rasoi, sceglie per omaggiare Lauzi "Al pranzo di gala di Babbo Natale", che propone in trasformandosi in un improbabile Babbo, supportato e sostenuto dalla (splendida) voce del compagno di palco Diego Perrone. Ce n'è per tutti, nelle canzoni di Capa: parole taglienti su broker, tv, leghisti, modaioli, divette, vip e compagnia cantante. O rappante, fate un po' voi. Ma soprattutto quello che non manca è l'ironia, quella capace di trasformare un qualcosa che potrebbe essere un predicozzo in qualcos'altro che contiene i germi della genialità .

Simone Cristicchi, premiato con la Targa Tenco per la migliore opera prima, ispirandosi forse a Endrigo e alla sua capacità di miscelare il serio e il faceto, propone un set di luci e ombre, di scanzonatezza e spessore, di ironia e di disagio. Alterna le canzoni alla lettura di alcune lettere ritrovate negli archivi del manicomio di San Girolamo di Volterra. Lettere struggenti, cariche di dolore, ma anche di speranze e fantasia. Lettere confiscate ai pazienti e mai spedite ai destinatari, ma allegate alle cartelle cliniche per fornire ulteriore comprova della malattia. E' un estratto dal suo spettacolo "Centro di igiene mentale", frutto dellla sua esperienza come volontario in uno di questi centri. Per l'omaggio a Lauzi sceglie L'altra e completa la sua esibizione con il suo "che bella gente, cantato in coppia con l'amica Momo.

Spettacolo nello spettacolo per la consegna del Premio Tenco a Willy DeVille firmato Vinicio Capossela. Incaricato della consegna, non si limita alla consueta stretta di mano e alle solite frasi più o meno di circostanza ma, giocando sulla nota passione di DeVille per le Silver Roses si lancia nella letttura di un brano che parla della promessa (a dire il vero un po' macabra) fatta reciprocamente da DeVille e da un amico. Dopo una notte alcolica, passata a parlare della caducità delle cose terrene, i due si promisero che dopo la morte del primo dei due, il sopravvissuto, ogni anno, si sarebbe recato sulla tomba dell'altro a portargi delle rose. Ed ecco che in uno strano miscuglio Silva-tecnici-capossela-DeVille compare proprio quell'amico, a porgere un enorme mazzo di rose rosse. Non sappiamo quanto DeVille le abbia gradite, sta di fatto che ha immediatamente sfatto il mazzo e ha lanciato i fiori al pubblico...
Il set è stato emozionante. Malinconia e blues, rock e melodie di confine, nebbie e paludi, sole e deserto, guizzi di turchese e profumo di bourbon. Fascino del maudit e Beautiful loser.

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10-11-2006
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