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Club Tenco 2006

Terza serata: sotto il segno del Capossela
di Lucia Carenini

Grande serata conclusiva al Club Tenco di Sanremo. Protagonista indiscusso Vinicio Capossela, targa Tenco al miglior album, che ha dato prova di meritarsi anche un’ipotetica Targa alla migliore performance. Inizio a sipario aperto su Ellade Bandini – Premio “I suoni della canzone”. Il riconoscimento, istituito quest’anno, vuole mettere l’accento su quei musicisti che hanno contribuito a togliere alla canzone d’autore quella visione stereotipata di “testi pallosi e musica fiacca”. Almeno per la parte musicale… Ellade, accompagnato da due percussionisti della “Drummeria” ha dimostrato che nel vocabolario della sua musica la parola fiacco proprio non è contemplata.

Ci ha convinto meno Maurizio Ponziani, una delle “nuove proposte” del Tenco, ma il resto del programma è stato un crescendo, culminato con il set di Vinicio Capossela che ha regalato alla platea una sintesi del suo concerto e ha reso reali, visibili, quasi tangibili, tanto erano intense tutte le sensazioni già provate ascoltando “Ovunque proteggi”

Il sacro, il profano, il mito, la preghiera, l’imprecazione, la disperazione, la speranza, l’abbandono. Vinicio è stato Minotauro e capitano di nave, Achab e naufragato, vittorioso e disperato, officiante pagano e mistico. Luci, suoni, costumi, il suo canto cupo che usciva attraverso una maschera bovina, tocchi di campana d’ottone e clangor di sonagli, litania e canzone, preghiera e struggimento, schiarite e nubi, mare in tempesta e quiete, antica Grecia e Sudamerica. Se tutto ciò non bastasse a far capire di cosa è capace, per l’omaggio a Bruno Lauzi, fil-rouge della XXXI edizione della Rassegna della Canzone d’Autore, si è inventato una versione quasi hardboiled di “Viva la libertà” con tanto di colpo (in testa) finale con un phon a forma di pistola gigante.

Ma vediamo la serata in dettaglio. Interessanti i Lomé – contrazione di Lost Memories: la loro musica ci è parsa una bella fusione tra componenti diverse, e usiamo la parola fusione, non amalgama, proprio per evidenziare l’omogeneità del risultato, la riuscita della nuova lega creata dai quattro ragazzi. Batteria, basso, pianoforte e voce il crogiolo, folk, jazz, cantautorato, un po’ di prog-rock gli elementi. Su tutto (e I musicisti sono bravi) spiccano il cantato e la presenza scenica di Riccardo Ruggeri, che deve aver ascoltato tanto Demetrio Stratos, visto l’uso che fa della voce come strumento, come fonte di suoni. Da tener d’occhio.

Coivolgente Lucilla Galeazzi, Targa Tenco all’album in dialetto. Personaggio solare, ha introdotto il suo lavoro con spontanetà e vivacità, poi sono stati 15 minuti di storia e di memoria, di stornelli e di consapevolezza. Amore e acciaio perché Terni è fatta così – aveva detto in conferenza stampa – E’ la città di San Valentino ed è la città delle acciaierie. E via con la sua voce cristallina, voce di cui – più tardi in serata - darà un altro saggio al “Dopotenco” calandosi assieme a Petra Magoni in una parte da corista di lusso a ricamare su brani anni ’60.

Il secondo tempo si apre con Maler, cantautore veronese vincitore del Premio Siae per l’autore emergente. Un passato di autore comico e di vignettista, poi una partecipazione a Recanati, una al Premio De André e un’esperienza con I Nuovi Cedrini, sembrerebbe un artista a tutto tondo, ma rimane un personaggio misterioso. Sul palco è un po’ impacciato, ma a starci su si impara con l’esperienza. Di spunti interessanti sembra averne, il suo “Demone del tardi”, surreale, colorato e fantasioso, fa pensare a una rivisitazione ska di Franco Fanigliulo. Il cd uscirà a dicembre: vedremo che sarà capace di combinate.

Di qui in poi si scatena lo spettacolo pirotecnico. Inizio a cura della premiata ditta Magoni & Spinetti, presente per il terzo anno consecutivo alla Rassegna, questa volta “Targata” miglior interprete. “Noi ci faremmo la firma ad esser qui tutti gli anni – dice Petra, poi propone - potremmo diventare I nuovi Vecchioni” e la coppia parte con un saggio della sua “Musica nuda” interpretando oltre a pezzi del loro repertorio anche due omaggi a Lauzi “avevamo scelto una canzone a testa… ci hanno dato il permesso di farle entrambe”.

Dell’intervento di Vinicio Capossela abbiamo parlato all’inizio. Gran finale con tutti gli artisti sul palco a cantare “Garibaldi Blues” con un’apparizione extracast di Stefano Bollani al pianoforte e la chiamata di altri artisti e amici presenti tra il pubblico come Isa, Alessio Lega e Daniele Lucca.

Ciao Sanremo, ci vediamo l’anno prossimo!

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09-11-2006
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