Grande
serata conclusiva al Club
Tenco di Sanremo. Protagonista
indiscusso Vinicio Capossela,
targa Tenco al miglior
album, che ha dato prova
di meritarsi anche un’ipotetica
Targa alla migliore performance.
Inizio a sipario aperto
su Ellade Bandini –
Premio “I suoni
della canzone”.
Il riconoscimento, istituito
quest’anno, vuole
mettere l’accento
su quei musicisti che
hanno contribuito a togliere
alla canzone d’autore
quella visione stereotipata
di “testi pallosi
e musica fiacca”.
Almeno per la parte musicale…
Ellade, accompagnato da
due percussionisti della
“Drummeria”
ha dimostrato che nel
vocabolario della sua
musica la parola fiacco
proprio non è contemplata.
Ci ha convinto meno Maurizio
Ponziani, una delle “nuove
proposte” del Tenco,
ma il resto del programma
è stato un crescendo,
culminato con il set di
Vinicio Capossela che
ha regalato alla platea
una sintesi del suo concerto
e ha reso reali, visibili,
quasi tangibili, tanto
erano intense tutte le
sensazioni già
provate ascoltando “Ovunque
proteggi”
Il sacro, il profano,
il mito, la preghiera,
l’imprecazione,
la disperazione, la speranza,
l’abbandono. Vinicio
è stato Minotauro
e capitano di nave, Achab
e naufragato, vittorioso
e disperato, officiante
pagano e mistico. Luci,
suoni, costumi, il suo
canto cupo che usciva
attraverso una maschera
bovina, tocchi di campana
d’ottone e clangor
di sonagli, litania e
canzone, preghiera e struggimento,
schiarite e nubi, mare
in tempesta e quiete,
antica Grecia e Sudamerica.
Se tutto ciò non
bastasse a far capire
di cosa è capace,
per l’omaggio a
Bruno Lauzi, fil-rouge
della XXXI edizione della
Rassegna della Canzone
d’Autore, si è
inventato una versione
quasi hardboiled di “Viva
la libertà”
con tanto di colpo (in
testa) finale con un phon
a forma di pistola gigante.
Ma
vediamo la serata in dettaglio.
Interessanti i Lomé
– contrazione di
Lost Memories: la loro
musica ci è parsa
una bella fusione tra
componenti diverse, e
usiamo la parola fusione,
non amalgama, proprio
per evidenziare l’omogeneità
del risultato, la riuscita
della nuova lega creata
dai quattro ragazzi. Batteria,
basso, pianoforte e voce
il crogiolo, folk, jazz,
cantautorato, un po’
di prog-rock gli elementi.
Su tutto (e I musicisti
sono bravi) spiccano il
cantato e la presenza
scenica di Riccardo Ruggeri,
che deve aver ascoltato
tanto Demetrio Stratos,
visto l’uso che
fa della voce come strumento,
come fonte di suoni. Da
tener d’occhio.
Coivolgente Lucilla Galeazzi,
Targa Tenco all’album
in dialetto. Personaggio
solare, ha introdotto
il suo lavoro con spontanetà
e vivacità, poi
sono stati 15 minuti di
storia e di memoria, di
stornelli e di consapevolezza.
Amore e acciaio perché
Terni è fatta così
– aveva detto in
conferenza stampa –
E’ la città
di San Valentino ed è
la città delle
acciaierie. E via con
la sua voce cristallina,
voce di cui – più
tardi in serata - darà
un altro saggio al “Dopotenco”
calandosi assieme a Petra
Magoni in una parte da
corista di lusso a ricamare
su brani anni ’60.
Il secondo tempo si apre
con Maler, cantautore
veronese vincitore del
Premio Siae per l’autore
emergente. Un passato
di autore comico e di
vignettista, poi una partecipazione
a Recanati, una al Premio
De André e un’esperienza
con I Nuovi Cedrini, sembrerebbe
un artista a tutto tondo,
ma rimane un personaggio
misterioso. Sul palco
è un po’
impacciato, ma a starci
su si impara con l’esperienza.
Di spunti interessanti
sembra averne, il suo
“Demone del tardi”,
surreale, colorato e fantasioso,
fa pensare a una rivisitazione
ska di Franco Fanigliulo.
Il cd uscirà a
dicembre: vedremo che
sarà capace di
combinate.
Di
qui in poi si scatena
lo spettacolo pirotecnico.
Inizio a cura della premiata
ditta Magoni & Spinetti,
presente per il terzo
anno consecutivo alla
Rassegna, questa volta
“Targata”
miglior interprete. “Noi
ci faremmo la firma ad
esser qui tutti gli anni
– dice Petra, poi
propone - potremmo diventare
I nuovi Vecchioni”
e la coppia parte con
un saggio della sua “Musica
nuda” interpretando
oltre a pezzi del loro
repertorio anche due omaggi
a Lauzi “avevamo
scelto una canzone a testa…
ci hanno dato il permesso
di farle entrambe”.
Dell’intervento
di Vinicio Capossela abbiamo
parlato all’inizio.
Gran finale con tutti
gli artisti sul palco
a cantare “Garibaldi
Blues” con un’apparizione
extracast di Stefano Bollani
al pianoforte e la chiamata
di altri artisti e amici
presenti tra il pubblico
come Isa, Alessio Lega
e Daniele Lucca.
Ciao Sanremo, ci vediamo
l’anno prossimo!
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